On. Giampaolo Fogliardi
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Non rinunciamo ad essere protagonisti
Pubblicato il 3 settembre 2010 Nessun commento Condividi su FacebookUn mio intrevento sulle prospettive del Partito democratico, ripreso oggi anche da L’Arena.
Il congresso provinciale che terremo le prossime settimane rappresenta una occasione unica e imperdibile per rilanciare l’iniziativa nel territorio veronese.
Verona è una città sempre più povera e insicura.
In questa fase si apriranno per noi grandi margini d’azione, sia per l’assenza del Pdl, impegnato in lotte intestine e nel confronto sempre più serrato con la Lega, sia per l’atteggiamento della Lega stessa, che nella sua opera di cannibalizzazione dell’alleato e di occupazione degli spazi di potere lascia molti nodi della città irrisolti. Grattando sotto la superficie della abile propaganda di Tosi si scopre il vero volto di Verona.
Questo è il momento migliore per lanciare la nostra proposta politica: dobbiamo convincere gli incerti e riaccendere l’entusiasmo nei molti amici che avevano salutato la nascita del Pd come la tanto attesa svolta riformista ed innovatrice del Paese.
Lo spirito del Lingotto, lo spirito delle file ai gazebo delle primarie, l’idea di un nuovo partito, il sogno di un Italia moderna: questo ci anima ancora, questa è la ragione che ci spinge a credere nel Partito democratico.
Pd Verona: siamo il terzultimo Pd del Paese come risultati. Dirselo è d’obbligo, nessuno cerca colpevoli o capi espiatori; la vera ed imperdonabile colpa sarebbe ora fare finta di nulla e proseguire sereni guardandosi la punta delle scarpe.
La mia paura è che tutto rimanga com’è, che si proceda in una situazione accomodante, dove ognuno trovi il suo angolino e se ne stia buono; una unità senza progettualità.Il dibattito interno che sta iniziando mette in risalto due linee: da un lato chi tende ad una proposta “unitaria” che eviti contrapposizioni, smussi eventuali spigoli e ci conduca ad un tranquillo proseguimento dell’attività; dall’altro lato c’è chi invece ritiene sia proprio questo il momento di spalancare porte e finestre al dibattito, agli stimoli esterni, al confronto, anche serrato, per rilanciare Verona e la sua provincia.
Dobbiamo lanciare la nostra sfida ad una realtà sociale asfittica e rassegnata, non tirare a campare.C’è chi ritiene che il ritorno all’Ulivo ed al proporzionale rappresentino la soluzione ai nostri guai e chi invece ritiene che si debba proseguire sulla strada del bipolarismo, sistema nel quale il Pd deve essere perno di qualsiasi possibile alleanza, senza auto-ridursi a rappresentare una sola componente, lasciando ad altri il ruolo di presidiare i territori vicini.
Questo non sarebbe un grande partito e non rappresenterebbe le aspirazioni che sempre abbiamo avuto. Non abbiamo creato il Pd per portare a compimento il progetto dell’Ulivo stesso? Non volevamo costruire il centrosinistra senza il trattino?
Lo spezzatino, il ritorno al passato, i veti incrociati, le coalizioni di cespugli dove ognuno rappresenta la sua fettina di società non fanno parte del nostro disegno, del nostro sogno, dell’idea di Italia e di Verona che vogliamo portare nel futuro.on. Giampaolo Fogliardi
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Gheddafi, uno “splendido” dittatore
Pubblicato il 1 settembre 2010 Nessun commento Condividi su FacebookUn mio intervento sulla visita del rais in Italia, ripreso anche da L’Arena.

Mentre Gheddafi scorazza per Roma con ottanta Mercedes, trenta purosangue berbereri, un plotone di amazzoni, un primo ministro italiano sorridente al suo fianco e impartisce, tra un cappuccino a Piazza Navona ed un’ aranciata a Campo de Fiori, lezioni di Corano, mi chiedo se i leghisti abbiano perso lo smalto dei giorni migliori.
Un tempo avrebbero fatto fuoco e fiamme per molto meno.
Che fine ha fatto il Calderoli che solo qualche anno fa era pronto a «mettere da subito a disposizione del comitato contro la moschea il mio maiale per una passeggiata sul terreno dove si vorrebbe costruire la moschea»?
E come stanno gli amici del “White Christmas”, di Coccaglio, nel bresciano, promotori delle ronde natalizie per espellere dal comune tutti gli stranieri irregolari entro Natale, setacciando, con fiuto padano, tutto il paese casa per casa?
E ci chiediamo anche chi stia spolverando gli scaffali negli uffici della Provincia di Trento, dopo che l’8 gennaio il capo del Carroccio locale scrisse al Presidente dell’Ente: «Nei nostri uffici non devono entrare donne delle pulizie di fede islamica. [… ] Negli uffici leghisti, solo lavoratori della nostra fede e della nostra terra». Una desiderio di pulizia etnica in tutti i sensi, verrebbe da dire.
Improvvisamente l’atteggiamento “fucili sempre caldi”, ispirato dal leader Bossi, sembra essere giunto a più miti consigli.
Alfiere della realpolitik leghista è il nostro primo cittadino Tosi, secondo il quale il dittatore libico, novello profeta dell’islam all’ombra del cupolone, sarebbe: «un animale politico eccezionale. Ha i soldi, ha il petrolio e fa splendidamente l’interesse della sua nazione».
Come al solito due pesi e due misure: arroganti con i deboli e zerbini con gli “splendidi” potenti.
Nel frattempo, nonostante il diktat primaverile di Bossi «prendiamoci le banche del nord», i libici sono i primi azionisti di Unicredit, la maggiore banca italiana.
Gli interessi economici sono ovviamente alla base dei rapporti con la Libia; dopo le esibizioni circensi ed i caroselli, alla cena si sono accomodati tutti i rappresentanti dell’economia, della finanza e del sistema bancario italiani: da Eni a Fiat, da Unicredit a Finmeccanica, da Impregilo a Fonsai…Nessuno vuole farsi sfuggire l’opportunità di nuove commesse.
Ma la realpolitik dovrebbe considerare anche il danno alla credibilità ed all’immagine internazionale del nostro Paese. Prestandoci ad una carnevalata simile, abbiamo superato i limiti della decenza, rendendoci ridicoli agli occhi della comunità internazionale.
Gheddafi, servito e riverito dal nostro governo, dal palcoscenico romano ha pure lanciato quello che è difficile non definire un ricatto all’intero continente europeo: “o pagate o apro le frontiere all’immigrazione”, ha fatto intendere.
Inoltre, l’atteggiamento disinvolto e colorito di Berlusconi nei confronti dei suoi “amici” Gheddafi, Putin e Lukachencho, rischia di appannare il profilo della nostra politica estera nello scacchiere atlantico. La dignità del nostro paese e la sua credibilità internazionale non hanno un valore?
Non infulenzano le scelte, anche economiche dei nostri partner storici?Le pagliacciate del Colonnello non hanno solo ricoperto di ridicolo l’Italia, ma hanno creato disagio anche per molti musulmani. Chiunque viva la propria fede con serietà e serenità non può che rimanere basito di fronte alle 500 hostes pagate per fingere interesse nei confronti del colonnello-teologo.
E’ strano che di fronte a questa patetica sfilata di ragazze con il Corano i mano e la collanina del Rais al collo le paladine della libertà delle donne come il ministro Carfagna o la battagliera Santanchè non abbiano trovato nulla da ridire…Ma il pensiero più tragico, quando calerà il sipario, deve andare alla sorte dei migranti provenienti dalla Libia e respinti alle nostre frontiere. In che condizioni sono trattenuti? Dove? Vengono rispettati i diritti umani?
Facciamo finta di non vedere come Gheddafi usi il dramma dell’ immigrazione per ricattarci.
Su questo dal nostro Governo un silenzio tombale. Ma non parliamo di numeri, parliamo di persone, parliamo di migliaia di uomini, donne e bambini.on. Giampaolo Fogliardi
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Gardaland, allarme di Fogliardi « Temo per il futuro del parco »
Pubblicato il 1 settembre 2010 Nessun commento Condividi su Facebook
Il Corriere di Verona oggi riporta le mie perplessità sull’attuale rapporto tra il parco e il territorio.Il parlamentare: « Personale e dialogo, scollamento con il territorio »
CASTELNUOVO — Un sentimento di profonda amarezza e di preoccupazione per il « cambiamento » che sta vivendo uno dei parchi divertimento più importanti d’Italia e d’ Europa. Delresto, per uno come lui che a Castelnuovo è nato e vissuto e che di Castelnuovo è stato anche sindaco dal 1985 al 1995; Gardaland è sempre stato un vero e proprio punto di riferimento.E’ un grido d’allarme quello che Giampaolo Fogliardi, parlamentare veronese del Pd, ha deciso di lanciare dopo gli ultimi fatti di cronaca che hanno visto protagonista il parco nato nel 1975, grazie allo spirito d’iniziativa di una cordata di imprenditori veronesi. « Ricordo bene quegli anni, perchè mio padre era il sindaco di Castelnuovo e accolse con grande lungimiranza la proposta di una vera e propria rivoluzione nel territorio – racconta Fogliardi -. Gardaland per Castelnuovo e per gli altri comuni limitrofi è stato un evento di portata enorme » . Con le inevitabili ricadute di disagi e benefici che una struttura del genere portava con sé. « Si è dovuta affrontare l a questione del traffico nella zona che è letteralmente esploso con l’arrivo di migliaia di turisti da ogni dove – spiega l’onorevole -, ma i vantaggi economici per il territorio sono stati enormi » . Trattorie che si sono trasformate in alberghi, nuove strade, ma soprattutto turisti da marzo a novembre. E anche occupazione. « Negli anni d’oro nel parco lavoravano circa duemila dipendenti. Indubbiamente èstata una grande opportunità per molt i ssime f amiglie alle prese con problemi di disoccupazione » . E anche di centinaia di ragazzi che durante l’estate trovavano un lavoro nel parco.
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Tribunale di Verona con i conti in rosso. Il mio intervento dopo la denuncia di Schinaia
Pubblicato il 25 agosto 2010 Nessun commento Condividi su Facebook
Il Procuratore Schinaia ieri ha sollevato il caso sulle pagine del Corriere di Verona. Oggi ho ricordato l’interrogazione da me presentata lo scorso anno sul tema. Attendo ancora risposta e interverrò nuovamente alla ripresa dei lavori. La situazione è inaccettabile. Ecco l’articolo uscito su Il Corriere di VeronaFogliardi: «Alfano deve rispondere di questa situazione vergognosa»
Da pagina 1 VERONA — Computer vecchi e una rete informatica da rimettere completamente in sesto. Codici acquistati di tasca propria dal procuratore di Verona Mario Giulio Schinaia, così come la carta igienica. E poi le croniche carenze di personale cui da anni non si trova soluzione. La situazione al limite del collasso del Tribunale di Verona, denunciata dal Corriere di Verona, arriverà ben presto in Parlamento. «Con la ripresa dei lavori, a settembre – conferma il parlamentare Pd Giampaolo Fogliardi – presenterò al ministro della Giustizia Angelino Alfano un’interrogazione urgente per capire che cosa il ministro sappia della situazione disastrosa dei tribunali italiani e come intenda porvi rimedio». A dire la verità un’interrogazione simile, l’esponente democratico, l’aveva già presentata oltre un anno fa, senza tuttavia ottenere risposta alcuna da Alfano.
Tribunale A Verona mancano codici e carta igienica: li compra il procuratore Schinaia
«La verità è che la situazione del nostro Tribunale è molto simile a quella di tutti gli altri tribunali italiani – spiega Fogliardi -. E tuttavia, mentre si dovrebbero affrontare temi concreti in tema di giustizia, si preferisce riempirsi la bocca di concetti vuoti. Un esempio? L’anno scorso si parlava del processo di digitalizzazione della giustizia come progetto da completare entro il 2010. Mi chiedo quali iniziative concrete il ministro ha messo in atto dopo quell’annuncio o quali sistemi informatici ha messo a disposizione del sistema giustizia». Il pacchetto che riguardava la giustizia digitale prevedeva tra l’altro l’accesso elettronico degli atti giudiziari, sentenze on line e atti notificati a mezzo posta elettronica certificata. Un passo in avanti notevole per una giustizia sempre troppo lenta, ma un progetto che tuttavia, secondo Fogliardi, non è mai stato neppure abbozzato.
«E come sarebbe possibile – chiarisce il parlamentare veronese – se ai Tribunali manca tutto? Dal personale per le notifiche, alle risme di carta per non parlare degli strumenti informatici, sia hardware che software, che sono assolutamente datati e completamente insufficienti».
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Assegnazione case popolari: cinque anni di residenza periodo equo
Pubblicato il 22 agosto 2010 Nessun commento Condividi su Facebook
Sulla questione dell’assegnazione delle case popolari ho dichiarato oggi al Corriere di Verona: «Mettere dei paletti è necessario, ed è una favola l’idea secondo cui il Pd sarebbe il partito contrario alle regole, mentre la Lega sarebbe quello che tutela l’ordine e le tradizioni. I paletti servono e cinque anni sono un periodo equo»Ecco l’articolo integrale:
Il Partito democratico si schiera a fianco del segretario provinciale che propone però di portare lo sbarramento a cinque anni
VERONA — Il Pd veronese è approdato alle stesse posizioni della Lega sull’immigrazione? Il dibattito e prende spunto dall’intervista rilasciata ieri al Corriere di Verona dal segretario provinciale del Pd, Giandomenico Allegri. In materia di assegnazione degli alloggi popolari, dice Allegri, «dare un premio in graduatoria legato alla residenza non mi pare sbagliato». L’affermazione è di quelle ad effetto se si considera che tre anni fa, quando il Comune modificò il regolamento Agec per premiare i residenti, il Pd accusò la maggioranza di attuare una politica discriminatoria. Rispetto all’impostazione leghista, l’esponente democratico propone un’altra cronologia: «I 10 o 15 anni richiesti dalla Lega sono troppi. Cinque rappresentano una scelta di vita piuttosto chiara».
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Polo Fieristico Spa: l’addio al Polo Finanziario
Pubblicato il 14 agosto 2010 Nessun commento Condividi su Facebook
Su L’Arena di oggi si parla della nomina di Paolo Paternoster ad amministratore della società Polo Fieristico Spa. La socieà ha rilevato le quote della defunta Polo Finanziario Spa. L’articolo riprende anche il mio commento sulla questione:[...] Il deputato del Pd, Giampaolo fogliardi, intanto, parla di «scarsa lungimiranza e mancati progetti». E aggiunge: «Tramontata l’idea del Polo finanziario, il Comune di Verona ha aperto una agevole, quasi favorevole, via d’uscita per banche: palazzi storici in cambio di un parcheggio. E dal danno del mancato Polo finanziario ora siamo alla beffa: lo spettro della disoccupazione. Il Polo finanziario», sottolinea il parlamentare veronese, «poteva essere un naturale sbocco per i tanti studenti della nostra università, mentre ora temiamo i tagli di Unicredit, visto che a livello nazionale gli esuberi stimati sono ben 4.700. In pratica», polemizza fogliardi, «non abbiamo costruito il Polo, abbiamo ceduto Palazzo Forti e ci ritroviamo con un parcheggio, un risultato misero per presentare la città come possibile centro di rilievo per la finanza ed il terziario avanzato. Dai sogni della City in riva all’Adige ad un parcheggio di fronte alla fiera…»
Ecco l’articolo integrale:
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Verona, dalla City in riva all’Adige ad un parcheggio di fronte alla fiera
Pubblicato il 13 agosto 2010 1 commento Condividi su Facebook
La finanza è sempre più globale ed il rapporto tra banche e politica si fa ogni giorno più complesso; in questo contesto Verona è ferma e sta perdendo peso a causa di scarsa lungimiranza e mancati progetti.Il rapporto distorto tra mondo politico e finanziario è stato tra le cause della crisi internazionale. Come ricordava recentemente Francesco Giavazzi riguardo al crack americano: ”i governi premevano sulle banche perché concedessero mutui a tutti [...] Poco male se questo incrinava la solidità delle banche: bastava blandire i banchieri consentendo loro di attribuirsi compensi favolosi”.
Se è da condannare la sudditanza della finanza alla politica è altrettanto da deprecare il contrario.
La politica veronese ne è un esempio: tramontata l’idea del Polo finanziario, ha aperto una agevole, quasi favorevole, via d’uscita per banche: palazzi storici in cambio di un parcheggio.
Dal danno del mancato Polo finanziario ora siamo alla beffa: lo spettro della disoccupazione.
Il Polo poteva essere un naturale sbocco per i tanti studenti della nostra università, mentre ora temiamo i tagli di Unicredit.
Oggi, i maggiori azionisti di una banca “italiana” come Unicredit sono libici.
Il piano banca unica, varato nel novembre 2009, prevede la semplificazione dell’organizzazione attraverso l’accorpamento delle cinque banche controllate dalla holding: Unicredit Banca di Roma, Unicredit Banca, Unicredit Private Banking, Unicredit Corporate Banking e Banco di Sicilia. A livello nazionale, gli esuberi stimati sono 4.700.
Considerando che il totale dei dipendenti del gruppo Unicredit in Veneto supera le 6000 unità e una buona parte (2.670) gravita su Verona, ciò non può che destare preoccupazione in città per la disoccupazione che si creerà in questo compartoIl Polo finanziario è definitivamente defunto. La Fondazione Cariverona ha acquisito palazzo Forti mentre l’area dell’ex Mercato Ortofrutticolo passa al Comune. In pratica, non abbiamo costruito il polo, abbiamo ceduto Palazzo Forti e ci ritroviamo con un parcheggio. Un risultato misero per presentare la città come possibile centro di rilievo per la finanza ed il terziario avanzato. Dai sogni della City in riva all’Adige ad un parcheggio di fronte alla fiera.
Ma non possiamo solo piangere sulle grandi occasioni sprecate; la città deve fare quadrato e rilanciare una nuova strategia.
Non dimentichiamo che a breve si rinnoveranno le cariche della fondazione Cariverona, che, come ho ricordato, non è più il primo azionista di Unicredit, bensì terzo, dopo l’arrivo dei fondi arabi e la presenza della Banca centrale di Libia.
Nei prossimi mesi dovremo effettivamente verificare la presenza, in termini sia quantitativi che qualitativi che Unicredit deciderà di mantenere a Verona.
La nostra città deve puntare a mantenere e rilanciare un ruolo da protagonista e recuperare il terreno perduto. Ha grandi potenzialità, sia economiche che geografiche, e merita un ruolo di primo piano in Italia e in Europa.on. Giampaolo Fogliardi
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Il resoconto di un anno di opposizione dei deputati Pd
Pubblicato il 13 agosto 2010 Nessun commento Condividi su Facebook
Ecco il resoconto di un anno di opposizione alla CameraScarica l’almanacco di 12 mesi con la cronaca della nostra attività alla Camera.
Prepariamo giorni migliori anche in Parlamento, per affermare e diffondere un’altra idea dell’Italia. Buona lettura.
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La fine dell’impero
Pubblicato il 30 luglio 2010 2 commenti Condividi su Facebook
«Si ucciderebbero volentieri; intanto si votano la fiducia», così titolava Europa nei giorni scorsi all’annuncio della trentaseiesima fiducia da parte del Governo, puntualmente arrivata a coprire, per l’ennesima volta, le divisioni e gli scontri all’interno della stessa maggioranza.
In effetti, mai il clima è stato più freddo e la situazione terribile. Le notizie sui maggiori esponenti del centrodestra arrivano quasi come un bollettino di guerra: Brancher condannato, Marcello dell’Utri si rifiuta di rispondere ai magistrati, Caliendo indagato, Verdini interrogato per otto ore.
Il tutto condito dall’aspra lotta intestina al Pdl tra i cofondatori Fini e Berlusconi, arrivata ormai all’epilogo. Mi auguro che la situazione non degeneri in colpi di mano da parte del capo del Governo con deliri di onnipotenza da basso impero.
Il quadro generale, a tinte fosche, per il futuro della maggioranza sembra ormai completo.
C’è la netta sensazione che Berlusconi sia arrivato al capolinea, che il federalismo così come ci è stato proposto sia percepito anche dalla stessa Lega di diffcile attuazione.
La maggioranza è alla deriva, in mare aperto e senza meta.
Tutto questo mentre il Paese sta vivendo una delle crisi economiche più dure e difficili della sua storia moderna, mentre le aziende chiudono e non sanno se riapriranno dopo le ferie, mentre la cassa integrazione sta per finire.
Il Governo vara una manovra che ancora una volta premia i furbi e colpisce i più deboli e indifesi, rispetto ai soliti privilegiati.
Bersani, nel suo intervento in aula sulla fiducia, ha esposto in maniera efficace la posizione del Partito democratico: è urgente definire una fase nuova, responsabile, che affronti i problemi prioritari del Paese, in primis il lavoro: lavoro dei dipendenti, lavoro delle piccole e medie imprese, lavoro nei servizi; dobbiamo dare dignità al lavoro, rimetterlo al centro, così facendo restituiremo dignità a tutti quei cittadini che vivono la crisi sulla propria pelle ogni giorno. Queste sono le priorità, non i mesi trascorsi sulle intercettazioni.
Dobbiamo affrontare i problemi urgenti e quotidiani delle persone, di tutti coloro che sono sfiduciati, ma che di fronte a programmi concreti e comportamenti corretti, potranno ritrovare il gusto di una grande sfida rivolta al raggiungimento di benessere e serenità per le loro famiglie e il Paese intero.
A noi, solo a noi le responsabilità della proposta, la coerenza di un impegno.
on. Giampaolo Fogliardip.s.
Mentre sto scrivendo arriva la notizia che Fini ha ufficialmente creato i suoi gruppi parlamentari (“Futuro e libertà”).
Questa mattina, noi parlamentari del Pd ci siamo riuniti in assemblea con i capigruppo alla Camera ed al Senato. Chiediamo al Governo che venga urgentemente in Parlamento, per ‘restituire alle Camere il loro ruolo di casa del confronto democratico. In queste ore succedono fatti di assoluto rilievo politico e istituzionale che meritano di esser valutati subito, all’apertura dei lavori. Sono fatti evidenti e non possono essere aggirati o elusi. Il Capo del Governo certifica in modo solenne la frattura incomponibile nel maggior partito di maggioranza.
Inoltre, Berlusconi deve ricordare che non è nei suoi poteri sfiduciare il presidente della Camera, che è una carica istituzionale ed ora rappresenta tutti, anche coloro che non lo hanno votato. Tra le proprietà del Presidente del consiglio non rientra la Camera dei Deputati…La Camera però lo attende con urgenza per fare chiarezza sul precipitare della situazione politica. -
Visita all’Aquila: città paralizzata e senza speranza
Pubblicato il 29 luglio 2010 Nessun commento Condividi su Facebook
Martedì, dopo che il Governo ha posto l’ennesimo voto di ficucia, insieme ad altri 150 deputati del Pd sono andato in visita all’Aquila. E’ancora una città morta, sulla quale si sono spenti i riflettori. Era metà pomeriggio, ma tutto era fermo, nessun cantiere all’opera, cani randagi in giro.Ho scattato qualche foto, come potete vedere, per testimoniare la gravità della situazione.
Bisognava discutere di una legge speciale per L’Aquila, prevedere una tassa di scopo per la ricostruzione. Ma nessuno ha potuto proporre nulla nella manovra economica. Ancora una volta il parlamento è stato scavalcato.
Passeggiando per lo scheletro di quello che era il capoluogo abruzzese ho fatto delle riflessioni con l’amico e collega Pierluigi Castagnetti che oggi è interevnuto su Europa con un articolo molto interessante. Ne consiglio a tutti la lettura
L’Aquila e il silenzio Rai
Rimuovere una colossale rimozione: questa la sfida raccolta dai 150 deputati del Pd che due giorni fa, insieme a Bersani e Franceschini, hanno visitato il centro storico dell’Aquila.
Dell’Aquila non si parla più infatti, non si vede più un’immagine, non c’è alcuna traccia di impegno nella manovra finanziaria che sarà approvata proprio oggi alla Camera.
Eppure L’Aquila, quindici mesi dopo il terremoto, è lì, paralizzata, senza vita e senza speranza. Prigioniera di una selva di decine o centinaia di migliaia di ferrotubi “Marcegaglia”, con macerie nascoste (come nel caso del palazzo del governo, in cui sono state semplicemente spostate dalla strada al cortile interno), con serrande e finestre chiuse come erano alle 3,32 di quella terribile notte, i fiori seccati nei vasi sui terrazzi, oltre 10mila attività commerciali e terziarie che animavano il centro storico morte, definitivamente morte, 15mila edifici gravemente danneggiati, 90 ettari della zona rossa off-limits per il pericolo crolli. Perché è bene sapere che L’Aquila era e viveva nel e del centro storico. Il centro storico non era semplicemente un quartiere, era il cuore della città e della provincia e quando il cuore si ferma tutto il corpo muore. E negli occhi dei pochi giovani e vecchi che vivono altrove e continuano a vegliare la loro città si legge la assenza di speranza, si legge la disperazione che «con qualche ragione» come ha detto Bersani, è stata urlata in faccia anche a noi non certo malcapitati, ma intenzionalmente capitati lì, a raccogliere rabbia e suggerimenti.
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