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Non rinunciamo ad essere protagonisti
Pubblicato il 3 settembre 2010 Nessun commento Condividi su FacebookUn mio intrevento sulle prospettive del Partito democratico, ripreso oggi anche da L’Arena.
Il congresso provinciale che terremo le prossime settimane rappresenta una occasione unica e imperdibile per rilanciare l’iniziativa nel territorio veronese.
Verona è una città sempre più povera e insicura.
In questa fase si apriranno per noi grandi margini d’azione, sia per l’assenza del Pdl, impegnato in lotte intestine e nel confronto sempre più serrato con la Lega, sia per l’atteggiamento della Lega stessa, che nella sua opera di cannibalizzazione dell’alleato e di occupazione degli spazi di potere lascia molti nodi della città irrisolti. Grattando sotto la superficie della abile propaganda di Tosi si scopre il vero volto di Verona.
Questo è il momento migliore per lanciare la nostra proposta politica: dobbiamo convincere gli incerti e riaccendere l’entusiasmo nei molti amici che avevano salutato la nascita del Pd come la tanto attesa svolta riformista ed innovatrice del Paese.
Lo spirito del Lingotto, lo spirito delle file ai gazebo delle primarie, l’idea di un nuovo partito, il sogno di un Italia moderna: questo ci anima ancora, questa è la ragione che ci spinge a credere nel Partito democratico.
Il Pd Verona non ha ottenuto risultati esaltanti. Dirselo è d’obbligo, nessuno cerca colpevoli o capi espiatori; la vera ed imperdonabile colpa sarebbe ora fare finta di nulla e proseguire sereni guardandosi la punta delle scarpe.
La mia paura è che tutto rimanga com’è, che si proceda in una situazione accomodante, dove ognuno trovi il suo angolino e se ne stia buono; una unità senza progettualità.Il dibattito interno che sta iniziando mette in risalto due linee: da un lato chi tende ad una proposta “unitaria” che eviti contrapposizioni, smussi eventuali spigoli e ci conduca ad un tranquillo proseguimento dell’attività; dall’altro lato c’è chi invece ritiene sia proprio questo il momento di spalancare porte e finestre al dibattito, agli stimoli esterni, al confronto, anche serrato, per rilanciare Verona e la sua provincia.
Dobbiamo lanciare la nostra sfida ad una realtà sociale asfittica e rassegnata, non tirare a campare.C’è chi ritiene che il ritorno all’Ulivo ed al proporzionale rappresentino la soluzione ai nostri guai e chi invece ritiene che si debba proseguire sulla strada del bipolarismo, sistema nel quale il Pd deve essere perno di qualsiasi possibile alleanza, senza auto-ridursi a rappresentare una sola componente, lasciando ad altri il ruolo di presidiare i territori vicini.
Questo non sarebbe un grande partito e non rappresenterebbe le aspirazioni che sempre abbiamo avuto. Non abbiamo creato il Pd per portare a compimento il progetto dell’Ulivo stesso? Non volevamo costruire il centrosinistra senza il trattino?
Lo spezzatino, il ritorno al passato, i veti incrociati, le coalizioni di cespugli dove ognuno rappresenta la sua fettina di società non fanno parte del nostro disegno, del nostro sogno, dell’idea di Italia e di Verona che vogliamo portare nel futuro.on. Giampaolo Fogliardi
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Gheddafi, uno “splendido” dittatore
Pubblicato il 1 settembre 2010 1 commento Condividi su FacebookUn mio intervento sulla visita del rais in Italia, ripreso anche da L’Arena.

Mentre Gheddafi scorazza per Roma con ottanta Mercedes, trenta purosangue berbereri, un plotone di amazzoni, un primo ministro italiano sorridente al suo fianco e impartisce, tra un cappuccino a Piazza Navona ed un’ aranciata a Campo de Fiori, lezioni di Corano, mi chiedo se i leghisti abbiano perso lo smalto dei giorni migliori.
Un tempo avrebbero fatto fuoco e fiamme per molto meno.
Che fine ha fatto il Calderoli che solo qualche anno fa era pronto a «mettere da subito a disposizione del comitato contro la moschea il mio maiale per una passeggiata sul terreno dove si vorrebbe costruire la moschea»?
E come stanno gli amici del “White Christmas”, di Coccaglio, nel bresciano, promotori delle ronde natalizie per espellere dal comune tutti gli stranieri irregolari entro Natale, setacciando, con fiuto padano, tutto il paese casa per casa?
E ci chiediamo anche chi stia spolverando gli scaffali negli uffici della Provincia di Trento, dopo che l’8 gennaio il capo del Carroccio locale scrisse al Presidente dell’Ente: «Nei nostri uffici non devono entrare donne delle pulizie di fede islamica. [… ] Negli uffici leghisti, solo lavoratori della nostra fede e della nostra terra». Una desiderio di pulizia etnica in tutti i sensi, verrebbe da dire.
Improvvisamente l’atteggiamento “fucili sempre caldi”, ispirato dal leader Bossi, sembra essere giunto a più miti consigli.
Alfiere della realpolitik leghista è il nostro primo cittadino Tosi, secondo il quale il dittatore libico, novello profeta dell’islam all’ombra del cupolone, sarebbe: «un animale politico eccezionale. Ha i soldi, ha il petrolio e fa splendidamente l’interesse della sua nazione».
Come al solito due pesi e due misure: arroganti con i deboli e zerbini con gli “splendidi” potenti.
Nel frattempo, nonostante il diktat primaverile di Bossi «prendiamoci le banche del nord», i libici sono i primi azionisti di Unicredit, la maggiore banca italiana.
Gli interessi economici sono ovviamente alla base dei rapporti con la Libia; dopo le esibizioni circensi ed i caroselli, alla cena si sono accomodati tutti i rappresentanti dell’economia, della finanza e del sistema bancario italiani: da Eni a Fiat, da Unicredit a Finmeccanica, da Impregilo a Fonsai…Nessuno vuole farsi sfuggire l’opportunità di nuove commesse.
Ma la realpolitik dovrebbe considerare anche il danno alla credibilità ed all’immagine internazionale del nostro Paese. Prestandoci ad una carnevalata simile, abbiamo superato i limiti della decenza, rendendoci ridicoli agli occhi della comunità internazionale.
Gheddafi, servito e riverito dal nostro governo, dal palcoscenico romano ha pure lanciato quello che è difficile non definire un ricatto all’intero continente europeo: “o pagate o apro le frontiere all’immigrazione”, ha fatto intendere.
Inoltre, l’atteggiamento disinvolto e colorito di Berlusconi nei confronti dei suoi “amici” Gheddafi, Putin e Lukachencho, rischia di appannare il profilo della nostra politica estera nello scacchiere atlantico. La dignità del nostro paese e la sua credibilità internazionale non hanno un valore?
Non infulenzano le scelte, anche economiche dei nostri partner storici?Le pagliacciate del Colonnello non hanno solo ricoperto di ridicolo l’Italia, ma hanno creato disagio anche per molti musulmani. Chiunque viva la propria fede con serietà e serenità non può che rimanere basito di fronte alle 500 hostes pagate per fingere interesse nei confronti del colonnello-teologo.
E’ strano che di fronte a questa patetica sfilata di ragazze con il Corano i mano e la collanina del Rais al collo le paladine della libertà delle donne come il ministro Carfagna o la battagliera Santanchè non abbiano trovato nulla da ridire…Ma il pensiero più tragico, quando calerà il sipario, deve andare alla sorte dei migranti provenienti dalla Libia e respinti alle nostre frontiere. In che condizioni sono trattenuti? Dove? Vengono rispettati i diritti umani?
Facciamo finta di non vedere come Gheddafi usi il dramma dell’ immigrazione per ricattarci.
Su questo dal nostro Governo un silenzio tombale. Ma non parliamo di numeri, parliamo di persone, parliamo di migliaia di uomini, donne e bambini.on. Giampaolo Fogliardi
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Gardaland, allarme di Fogliardi « Temo per il futuro del parco »
Pubblicato il 1 settembre 2010 Nessun commento Condividi su Facebook
Il Corriere di Verona oggi riporta le mie perplessità sull’attuale rapporto tra il parco e il territorio.Il parlamentare: « Personale e dialogo, scollamento con il territorio »
CASTELNUOVO — Un sentimento di profonda amarezza e di preoccupazione per il « cambiamento » che sta vivendo uno dei parchi divertimento più importanti d’Italia e d’ Europa. Delresto, per uno come lui che a Castelnuovo è nato e vissuto e che di Castelnuovo è stato anche sindaco dal 1985 al 1995; Gardaland è sempre stato un vero e proprio punto di riferimento.E’ un grido d’allarme quello che Giampaolo Fogliardi, parlamentare veronese del Pd, ha deciso di lanciare dopo gli ultimi fatti di cronaca che hanno visto protagonista il parco nato nel 1975, grazie allo spirito d’iniziativa di una cordata di imprenditori veronesi. « Ricordo bene quegli anni, perchè mio padre era il sindaco di Castelnuovo e accolse con grande lungimiranza la proposta di una vera e propria rivoluzione nel territorio – racconta Fogliardi -. Gardaland per Castelnuovo e per gli altri comuni limitrofi è stato un evento di portata enorme » . Con le inevitabili ricadute di disagi e benefici che una struttura del genere portava con sé. « Si è dovuta affrontare l a questione del traffico nella zona che è letteralmente esploso con l’arrivo di migliaia di turisti da ogni dove – spiega l’onorevole -, ma i vantaggi economici per il territorio sono stati enormi » . Trattorie che si sono trasformate in alberghi, nuove strade, ma soprattutto turisti da marzo a novembre. E anche occupazione. « Negli anni d’oro nel parco lavoravano circa duemila dipendenti. Indubbiamente èstata una grande opportunità per molt i ssime f amiglie alle prese con problemi di disoccupazione » . E anche di centinaia di ragazzi che durante l’estate trovavano un lavoro nel parco.
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Tribunale di Verona con i conti in rosso. Il mio intervento dopo la denuncia di Schinaia
Pubblicato il 25 agosto 2010 Nessun commento Condividi su Facebook
Il Procuratore Schinaia ieri ha sollevato il caso sulle pagine del Corriere di Verona. Oggi ho ricordato l’interrogazione da me presentata lo scorso anno sul tema. Attendo ancora risposta e interverrò nuovamente alla ripresa dei lavori. La situazione è inaccettabile. Ecco l’articolo uscito su Il Corriere di VeronaFogliardi: «Alfano deve rispondere di questa situazione vergognosa»
Da pagina 1 VERONA — Computer vecchi e una rete informatica da rimettere completamente in sesto. Codici acquistati di tasca propria dal procuratore di Verona Mario Giulio Schinaia, così come la carta igienica. E poi le croniche carenze di personale cui da anni non si trova soluzione. La situazione al limite del collasso del Tribunale di Verona, denunciata dal Corriere di Verona, arriverà ben presto in Parlamento. «Con la ripresa dei lavori, a settembre – conferma il parlamentare Pd Giampaolo Fogliardi – presenterò al ministro della Giustizia Angelino Alfano un’interrogazione urgente per capire che cosa il ministro sappia della situazione disastrosa dei tribunali italiani e come intenda porvi rimedio». A dire la verità un’interrogazione simile, l’esponente democratico, l’aveva già presentata oltre un anno fa, senza tuttavia ottenere risposta alcuna da Alfano.
Tribunale A Verona mancano codici e carta igienica: li compra il procuratore Schinaia
«La verità è che la situazione del nostro Tribunale è molto simile a quella di tutti gli altri tribunali italiani – spiega Fogliardi -. E tuttavia, mentre si dovrebbero affrontare temi concreti in tema di giustizia, si preferisce riempirsi la bocca di concetti vuoti. Un esempio? L’anno scorso si parlava del processo di digitalizzazione della giustizia come progetto da completare entro il 2010. Mi chiedo quali iniziative concrete il ministro ha messo in atto dopo quell’annuncio o quali sistemi informatici ha messo a disposizione del sistema giustizia». Il pacchetto che riguardava la giustizia digitale prevedeva tra l’altro l’accesso elettronico degli atti giudiziari, sentenze on line e atti notificati a mezzo posta elettronica certificata. Un passo in avanti notevole per una giustizia sempre troppo lenta, ma un progetto che tuttavia, secondo Fogliardi, non è mai stato neppure abbozzato.
«E come sarebbe possibile – chiarisce il parlamentare veronese – se ai Tribunali manca tutto? Dal personale per le notifiche, alle risme di carta per non parlare degli strumenti informatici, sia hardware che software, che sono assolutamente datati e completamente insufficienti».
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Assegnazione case popolari: cinque anni di residenza periodo equo
Pubblicato il 22 agosto 2010 Nessun commento Condividi su Facebook
Sulla questione dell’assegnazione delle case popolari ho dichiarato oggi al Corriere di Verona: «Mettere dei paletti è necessario, ed è una favola l’idea secondo cui il Pd sarebbe il partito contrario alle regole, mentre la Lega sarebbe quello che tutela l’ordine e le tradizioni. I paletti servono e cinque anni sono un periodo equo»Ecco l’articolo integrale:
Il Partito democratico si schiera a fianco del segretario provinciale che propone però di portare lo sbarramento a cinque anni
VERONA — Il Pd veronese è approdato alle stesse posizioni della Lega sull’immigrazione? Il dibattito e prende spunto dall’intervista rilasciata ieri al Corriere di Verona dal segretario provinciale del Pd, Giandomenico Allegri. In materia di assegnazione degli alloggi popolari, dice Allegri, «dare un premio in graduatoria legato alla residenza non mi pare sbagliato». L’affermazione è di quelle ad effetto se si considera che tre anni fa, quando il Comune modificò il regolamento Agec per premiare i residenti, il Pd accusò la maggioranza di attuare una politica discriminatoria. Rispetto all’impostazione leghista, l’esponente democratico propone un’altra cronologia: «I 10 o 15 anni richiesti dalla Lega sono troppi. Cinque rappresentano una scelta di vita piuttosto chiara».
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Brancher: l’ improvvisazione di un Governo allo sbando
Pubblicato il 6 luglio 2010 Nessun commento Condividi su Facebook
Sono intervenuto oggi su L’Arene riguardo il caso Brancher.Il deputato del Pd Giampaolo fogliardi si dice «dispiaciuto sul piano personale per il dramma umano» di Brancher. «Capisco la sua amarezza», Ma dal punto di vista politico la vicenda del ministro durato in carica solo 17 giorni rappresenta, secondo l’esponente dell’opposizione, il «livello di improvvisazione e superficialità sconcertante con cui questo governo ormai allo sbando affronta questioni fondamentali come l’attuazione del decentramento e del federalismo».Per fogliardi però tanta «faciloneria» dimostrata dal governo Berlusconi è sospetta. «C’è da chiedersi», esclama, «se non sia stata una mossa voluta, tenendo conto delle fibrillazioni che ci sono nella maggioranza di centrodestra, perché sarebbe imperdonabile se si fosse trattato di una semplice leggerezza» -
Fondazione Arena, il mio intervento su L’Arena e Il Verona
Pubblicato il 29 giugno 2010 Nessun commento Condividi su FacebookDopo la conferenza stampa a Palazzo Barbieri, L’Arena (testo sotto) ed Il Verona (ritaglio) riportano il mio intervento
L’ArenaPD E ARENA. Decreto Bondi e interrogazione su Guido Violati«Fondazioni liriche, qui serve il federalismo»Riforma delle Fondazioni liriche e quindi anche Fondazione Arena, il Pd rivendica il suo ruolo nell’aver portato positivi correttivi al decreto del ministro Bondi. E quindi: responsabilità dei bilanci tutta in mano al Sovrintendente e al Consiglio di amministrazione. Fuori il ministero dei Beni culturali nelle trattative sui contratti di musicisti, tecnici e scenografi, che vedranno protagonisti solo le Fondazioni e Rsu e sindacati dei singoli territori. «Il Governo parla tanto di federalismo, ma continua ad accentrare poteri nello Stato». Sono alcuni dei risultati che il deputato del Pd Giampaolo fogliardi sottolinea dopo la seduta di 40 ore in Parlamento per discutere e modificare il decreto. fogliardi cita anche l’aver eliminato quel punto che prevedeva di ridurre del 25% lo stipendio nel contratto integrativo dei musicisti. «Sono professionisti che hanno stipendi fra i più bassi in Europa».Il Pd, inoltre, con i consiglieri comunali Fabio Segattini e Carlo Pozzerle, presenta un’interrogazione al sindaco per sapere se è a conoscenza di vicende giudiziare che riguardano Guido Violati, consigliere di amministrazione della Fondazione Arena su nomina di Bondi, e marito dell’attrice Maria Grazia Cucinotta. «Il 12 marzo 2010 “Repubblica” pubblica un articolo secondo cui la “cricca” che gestiva gli appalti del G8 gestiva anche il fondo dell’Ente cinema del ministero dei Beni culturali. E per un film coprodotto da una sua società Violati ha ricevuto un finanziamento di 1,8 milioni», dice Segattini. «Il Giornale e Il Sole-24 Ore hanno scritto poi che Violati tra imprese e ambienti istituzionali è in mezzo ad appalti, società e soldi. La Gdf ha perquisito la sua casa romana e nel suo pc spunta il nome di Giuseppe Guastalla, fiduciario svizzero arrestato nell’inchiesta Italease. Siamo preoccupati nell’eventualità che queste notizie su Violati, mai smentite, corrispondano al vero e perciò chiediamo al sindaco di dare una risposta sollecita e completa per dissolvere ogni affermazione della stampa».E.G.PD E ARENA. Decreto Bondi e interrogazione su Guido Violati«Fondazioni liriche, quiserve il federalismo»Martedì 29 Giugno 2010CRONACA,pagina 11giornalee-mailprintRiforma delle Fondazioni liriche e quindi anche Fondazione Arena, il Pd rivendica il suo ruolo nell’aver portato positivi correttivi al decreto del ministro Bondi. E quindi: responsabilità dei bilanci tutta in mano al Sovrintendente e al Consiglio di amministrazione. Fuori il ministero dei Beni culturali nelle trattative sui contratti di musicisti, tecnici e scenografi, che vedranno protagonisti solo le Fondazioni e Rsu e sindacati dei singoli territori. «Il Governo parla tanto di federalismo, ma continua ad accentrare poteri nello Stato». Sono alcuni dei risultati che il deputato del Pd Giampaolo fogliardi sottolinea dopo la seduta di 40 ore in Parlamento per discutere e modificare il decreto. fogliardi cita anche l’aver eliminato quel punto che prevedeva di ridurre del 25% lo stipendio nel contratto integrativo dei musicisti. «Sono professionisti che hanno stipendi fra i più bassi in Europa».Il Pd, inoltre, con i consiglieri comunali Fabio Segattini e Carlo Pozzerle, presenta un’interrogazione al sindaco per sapere se è a conoscenza di vicende giudiziare che riguardano Guido Violati, consigliere di amministrazione della Fondazione Arena su nomina di Bondi, e marito dell’attrice Maria Grazia Cucinotta. «Il 12 marzo 2010 “Repubblica” pubblica un articolo secondo cui la “cricca” che gestiva gli appalti del G8 gestiva anche il fondo dell’Ente cinema del ministero dei Beni culturali. E per un film coprodotto da una sua società Violati ha ricevuto un finanziamento di 1,8 milioni», dice Segattini. «Il Giornale e Il Sole-24 Ore hanno scritto poi che Violati tra imprese e ambienti istituzionali è in mezzo ad appalti, società e soldi. La Gdf ha perquisito la sua casa romana e nel suo pc spunta il nome di Giuseppe Guastalla, fiduciario svizzero arrestato nell’inchiesta Italease. Siamo preoccupati nell’eventualità che queste notizie su Violati, mai smentite, corrispondano al vero e perciò chiediamo al sindaco di dare una risposta sollecita e completa per dissolvere ogni affermazione della stampa».E.G.
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Hellas-Pescara, le polemiche sulla stampa
Pubblicato il 16 giugno 2010 3 commenti Condividi su FacebookIl Corriere di Verona e L’Arena riportano le mie dichiarazioni e la notizia di una interrogazione leghista sul caso.
Corriere di Verona
Topicida, pesci morti, gestacci contro i veronesi: lo sfregio di Pescara finisce da Maroni
Il Carroccio: verifiche sulla sicurezza nello stadio. Il deputato Pd a Tosi: alzare la voce nel governo
Intervengono i parlamentari leghisti. E Fogliardi: insulto alla cittàVERONA – Pesce marcio e topicida sui gradoni della curva riservata ai veronesi, insulti e gesti osceni dal campo a fine partita. E una gazzarra perfino in sala stampa, dove il collega Marcello Scandola di Telearena ha rischiato di essere aggredito fisicamente, mentre diversi colleghi raccontano un clima di intimidaz i one i naccettabil e. Il dopo-partita di domenica scorsa a Pescara continua ad infiammare gli animi (i blog dei tifosi ribollono senza tregua) e inevitabilmente vedono adesso scendere in campo anche il mondo politico, hanno sollevato proteste sia di destra che di sinistra.
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Girotondo attorno all’Arena e buone novità dal Senato
Pubblicato il 9 giugno 2010 Nessun commento Condividi su FacebookSabato 5 giugno ho partecipato al girotondo dei lavoratori della Fondazione Arena. E’stato un bel gesto simbolico per dimostrare le nostre preoccupazioni per la lirica. Oggi dalla Commissione Cultura del Senato sono arrivate buone notizie: sarà possibile superare il limite che bloccava qualsiasi assunzione a tempo determinato oltre il 15% dell’organico. Questo consentirà di assumere personale tecnico, artistico ed amministrativo addetto alla preparazione e allo svolgimento delle manifestazioni estive. La proposta bipartisan è partita da tre senatori veronesi, per il Pd la senatrice Garavaglia. Il testo sarà definitivamente votato dall’Aula la prossima settimana, ma il voto della Commissione lo rende già certo. Un bell’esempio di impegno su più fronti a tutela dei gioelli cittadini. Qui l’articolo del quotidiano L’Arena che parla del girotondo.
«FURI…BONDI». In 200 hanno formato una catena umana e appeso nella parte più alta dell’anfiteatro uno striscione: «Palazzo Barbieri: nessun dorma!»
girotondo per proteggere l’Arena dai tagli
Giuseppe Mazzei
«Sollecitiamo un incontro con Tosi, siamo preoccupati e agitati così come lo sarà la stagione lirica alle porte»
La catena umana costituita dai lavoratori della Fondazione Arena per proteggere l’Arena dai …
«Noi siamo portatori sani di cultura». «Verona attenta siamo furi…Bondi». «Palazzo Barbieri: nessun dorma! Louvre perso, tranvia andata, Fondazione Arena???».
Questi gli slogan e gli striscioni esposti sull’Arena e gridati, anzi cantati, in piazza Bra ieri pomeriggio alle 17 da circa 200 lavoratori della Fondazione Arena che con una catena umana hanno abbracciato l’anfiteatro per proteggerlo dal decreto Bondi.
Maestri d’orchestra, ballerini, tecnici e impiegati si sono tenuti per mano facendo un virtuale girotondo intorno al vallo del monumento per protestare contro i tagli previsti per le Fondazioni Liriche.
«È un simbolico abbraccio all’Arena per difenderla dall’assalto della politica», dice Dario Carbone delle Rsu e segretario Fials. «Siamo preoccupati dal silenzio della città, dalla mancanza di risposte da parte del sindaco Tosi che è presidente della Fondazione e dallo snobbismo dei rappresentati economici. Meno di una settimana fa eravamo stati inseriti in un elenco di enti inutili: è solo grazie all’intervento del presidente Napolitano che la nostra posizione è stata stracciata e rispedita al ministro Bondi».
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«Fondazioni: teniamo fuori la politica, sia Tosi sia Tremonti»
Pubblicato il 7 giugno 2010 Nessun commento Condividi su Facebook
Sono intervenuto su L’Arena di oggi riguardo alle ipotesi di riforma delle fondazioni.L’appello viene dal deputato del Partito democratico Giampaolo Fogliardi e dal consigliere comunale del Pd Carlo Pozzerle. «La cortina fumogena che il sindaco Tosi e il sottosegretario Giorgetti stanno alzando sul controllo delle Fondazioni bancarie rischia di far perdere di vista il nocciolo del problema, quello della loro autonomia», affermano i due esponenti politici. «Se da un lato sono condivisibili le riflessioni di Giorgetti che contro alla volontà della Lega e del sindaco Tosi di mettere le mani sul credito “del Nord” paventa il “ritorno indietro di 20 anni quando la politica nominava i vertici delle Casse di risparmio”, dall’altro lato il sottosegretario dovrebbe rileggersi meglio il testo del decreto che all’articolo 52 pone in capo “al Ministero dell’Economia” “la vigilanza sulle fondazioni bancarie”». Insomma, proseguono Fogliardi e Pozzerle, «dalla commistione tra politica e finanza a livello locale stile anni 80 si passerebbe alla commistione a livello ministeriale in stile anni trenta, con un salto indietro di ben 80 anni. Se invece, come noi crediamo, sono da seguire le indicazioni del Governatore Draghi, il quale recentemente ha riaffermato la necessità dell’indipendenza del management delle banche, e quindi anche delle fondazioni che sono stabili importanti azionisti di queste, dobbiamo concludere che il documento del Governo che andrà in votazione alle Camere debba essere modificato al fine di mettere le fondazioni sotto il controllo di Bankitalia piuttosto che del Ministro Tremonti. Le Fondazioni», concludono, «hanno l’obbligo di far fronte alle esigenze del territorio con la maggiore trasparenza possibile. Finché Verona discute, Roma decide».






