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Salvaliste: Fogliardi (PD), «precedente pericoloso per le future consultazioni elettorali»
Pubblicato il 7 marzo 2010 Nessun commento Condividi su Facebook«E’ profondamente sbagliato cambiare le regole del gioco in corso, passa un messaggio devastante. L’arroganza del centrodestra ha raggiunto il livello di guardia. Il danno che si crea con questo atteggiamento va ben al di la della questione delle liste, intacca il cuore delle regole democratiche. Si crea un precedente pericoloso per le future consultazioni elettorali». Lo dichiara il deputato del PD Giampaolo Fogliardi
«Nell’esprimere profondo sdegno per quanto accade – prosegue Fogliardi – ritengo fuori luogo l’attacco a Napolitano. La battaglia sarà politica e mi auguro che il paese si renda conto di quanto sia inadeguata la maggioranza che lo governa. Questa volta il Pdl non provi a scaricare il barile su presunti nemici o complotti. Il caos è colpa della loro incapacità delle loro divisioni interne».
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Berlusconi, un pericolo per la democrazia?
Pubblicato il 24 aprile 2009 Nessun commento Condividi su FacebookSilvio Berlusconi rappresenta un pericolo per la democrazia? E’ Un tema che sembrava esaurito, demodé, consegnato agli allarmismi della di una “sinistra” (come il Premier ama definire tutto ciò che non si riconosce in lui) a corto di argomenti. In effetti siamo saldamente ancorati all’Unione Europea, vantiamo una solida costituzione figlia della liberazione che ci apprestiamo a celebrare e viviamo in una società che difficilmente teme la ricaduta nell’incubo del ventennio.
Questioni sacrosante: non basta sostituire il tubo catodico al balcone per denunciare il ritorno della dittatura. L’egemonia della cultura berlusconiana, amplificata dai suoi media, si è insidiata nei meandri della nostra società, ha plasmato nuove categorie di pensiero, una nuova morale, scardinando modi, tempi, riti e miti della politica precedente. Tutto questo senza bisogno di manganelli e olio di ricino, senza instaurare una dittatura nel senso tristemente “classico” del termine.
Non sono qui a gridare «al lupo al lupo» Berlusconi uguale nuovo Mussolini. Equazione ovviamente sbagliata, tragicamente semplicistica.
Dobbiamo però affrontare con nuovi occhi l’azione berlusconiana. Ora sguaiata, ora silenziosa e strisciante, ma sempre accompagnata dalla battuta bonaria, dalla serenata col fido Apicella, dalla trovata burlesca da autentico caudillo pop del terzo millennio.
Analizzando le ultime mosse del Cavaliere emerge però una strategia fatta di continuo logoramento delle regole costituzionali. Attacco; scuse; accuse di fraintendimento; nuovo attacco e via così, spostando ogni volta un metro più in la la soglia del “consentito”. Tutto questo intervallato da terapeutici bagni di folla, nelle occasioni più disparate, utili a saldare il legame profondo, viscerale, autentico e assolutamente carismatico (per rispolverare le categorie di weberiane) che lo legano al “suo” popolo.
Questo popolo sarebbe l’Italia intera (non fosse per noi “comunisti”) che dovrebbe riconoscersi nel neonato Partido delle libertà, non a caso auto-definitosi “il partito degli Italiani”.
Ripensiamo ai mesi che hanno preceduto questo 25 aprile: l’abuso di decreti legge a fronte di una maggioranza parlamentare “bulgara”, il parlamento visto come intralcio alla “cultura del fare” e la conseguente proposta (allucinante) di far votare solo i capigruppo; le nomine Rai gestite comodamente dalla poltrona di Arcore (stesso trono della diretta concorrente…), le candidature alle Europee che vedono Silvio Berlusconi unico capolista in tutte le circoscrizioni di tutto il Paese.
Berlusconi ama il contatto diretto con il popolo. Lo si è visto anche in Abruzzo. E’normale che il Paese si stringa attorno alle istituzioni durante momenti tanto tragici e bisogna ammettere che il premier ha saputo marcare la propria presenza. I sondaggi gli danno ragione e una nuova legge elettorale che concedesse il premio di maggioranza al partito e non alla coalizione gli consegnerebbe il paese in mano, senza il fastidio delle continue trattative con la Lega.
Dove vuole arrivare il Cavaliere? Sul colle, probabilmente. Ma in che maniera? E con che poteri?
Giorgio Napolitano ricorda: «il potere legislativo ordinario riconosce la supremazia della Costituzione, rispetta i limiti che essa pone…Limiti che non possono essere ignorati nemmeno in forza dell’investitura popolare, diretta o indiretta, con chi governa». Parole chiare, che mettono “puntini sulle i”, come si suol dire.
Le tentazioni del Presidente del Consiglio cominiciano a preoccupare Napolitano, senza dimenticare i continui screzi del Premier con Fini, uomo di punta del Pdl, ma serio interprete del proprio ruolo istituzionale.
E i cosiddetti poteri forti come si stanno muovendo? La giostra delle nomine dei direttori di quotidiani e telegiornali è indice di un nuovo assetto che si va a costituire? Nessuno sembra esporsi chiaramente.
Festeggiamo il 25 aprile in una situazione di apparente stabilità (la maggioranza bulgara di cui sopra, il neonato e baldanzoso Pdl, l’annunciata partecipazione del Premier, dopo 14 anni di tentennamenti, alla festa della liberazione) ma in realtà la situazione sotto la superficie è magmatica.
Berlusconi, vedendo le condizioni propizie, potrebbe rompere con la Lega e giocarsi il tutto per tutto. Non è fantapolitica. Su questo sfondo la questione della legge elettorale risulta determinante. Il “si”, appoggiato ufficialmente dal Pd (anche se solo come segnale di cambiamento e non come sostegno alla legge che ne uscirebbe) consegnerebbe il premio di maggioranza al partito vincitore.
Si prospetta una partita difficile, con un Cavaliere pronto a usare ogni occasione come vetrina per consolidare il proprio rapporto diretto con l’elettorato. Tutto ciò che si frappone è per lui un inutile impiccio. Per questo dobbiamo difendere il sistema delle garanzie costituzionali, che come ricorda sempre il Presidente della Repubblica non è un manifesto ideologico né tantomeno un residuato bellico.
on. Giampaolo Fogliardi








