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Fuori i massoni da PD
Pubblicato il 2 giugno 2010 2 commenti Condividi su Facebook
«Iscritti o esponenti del Pd che siano aderenti alla massoneria vanno espulsi dal partito. Il codice etico parla chiaro quando recita: “gli aderenti al Pd si impegnano a non far parte di associazioni che comportino vincoli di segretezza”. Al di là del regolamento, basterebbe il buon senso democratico a farci capire che l’appartenenza ad associazioni caratterizzate da riservatezza, segretezza e vincoli comportamentali è totalmente contaria allo spirito, alla missione ed alle finalità del nostro Partito».
Così interviene il deputato veronese del Pd Giampaolo Fogliardi alla notizia, rivelata da alcuni quotidiani, di assessori locali affiliati a logge massoniche.
«Su questo punto non c’è margine di dialogo: l’iscrizione alla massoneria – tuona Fogliardi – è incompatibile con il Pd. Se serve ribadirlo siamo qui a voce alta e siamo certi che tutti i sinceri democratici che fanno parte del partito, a partire dai vertici, condividano la nostra posizione».
La questione è emersa dopo che l’ex assessore al comune di Ancona, Ezio Gabrielli, è stato costretto a dimettersi dall’incarico dopo aver resa pubblica la sua adesione alla Massoneria. Il verificarsi di un nuovo caso, con conseguenti dimissioni di un assessore Pd al comune si Scarlino, ha riacceso il confronto nel partito, con vivaci prese di posizione anti-massoniche di autorevoli esponenti ex popolari.
«La militanza nel Pd deve essere trasparente: la ricerca del bene comune e la difesa della costituzione sono incompatibili con associazioni che mirano segretamente a creare privilegi. Per questo ci attendiamo una presa di posizione netta da parte dei vertici del partito. Dobbiamo stroncare sul nascere qualsiasi dubbio sulla posizione del partito nei confronti dei massoni: se ne stiano fuori». -
Pd sia il partito del terzo millennio. Appunti dall’incontro di Area democratica
Pubblicato il 11 maggio 2010 1 commento Condividi su Facebooktorno dall’incontro di Area democratica di Cortona rivitalizzato.Entusiasmo e orgoglio di appartenenza al Pd sono la linfa di Area democratica.Innovazione: la parola chiave dei tre giorni. E’ciò che chiediamo. Ciò che pretendiamo. La ragion d’essere del Pd.C’è bisogno, ora più che mai, di un progetto politico nuovo, adatto al terzo millennio.La crisi finanziaria, la crisi politica dell’Europa, gli scandali italiani, il travaglio del mondo cattolico, le difficoltà delle famiglie, richiedono risposte adeguate e coraggiose. Risposte del terzo millennio ai problemi del terzo millennio.Guai a rifugiarsi nella memoria di quello che eravamo, guai a porsi come fotocopia di altri.Noi non siamo nati solo per difendere l’esistente, ma per riformare il Paese, e su questa linea dobbiamo continuare, come ha ricordato Franceschini. Non basta rifarsi ad una identità confortevole, ma destinata al declino. Il Pd sia laboratorio. Idee giovani, ma non solo d’anagrafe. Niente giovanilismo, ma avanti per merito; diamo l’esempio per primi in casa nostra.Riguardo al Partito: Bersani non getti al vento l’esperienza delle primarie, non crei un partito di funzionari. Questa è la direzione verso cui stanno procedendo per l’Assemblea nazionale del 22 maggio. E non la condivido per niente.Al centro mettiamo i temi concreti, non solo astratti schemi politici “alla francese” o “alla tedesca”, fondamentali sì, ma che rischiano di farci apparire come il partito dell’accademia.«La Lega intercetta l’agenda dell’opinione pubblica, problemi che il centro sinistra non sa intercettare» ha detto il prof. Feltrin, difficile dargli torto.Il lavoro: serve una riforma. Bisogna semplificare e rendere il sistema più giusto. Non è possibile che i contratti flessibili siano meno costosi dei contratti stabili, come ha ricordato Cesare Damiano. Discutiamo pure del contratto unico. Ma il “partito del lavoro” del terzo millennio non è quello di un tempo, tantomeno al nord: dobbiamo parlare anche al mondo degli artigiani, dei commercianti, delle piccole imprese, non mostrargli semplice “simpatia”. Fioroni su questo punto è stato incisivo e sottoscrivo anche la sua fermezza sulla scuola: «impedire che la scuola da opportunità diventi privilegio» e sulla riforma del fisco «semplice e chiara, che coinvolga anche artigiani e piccole imprese»Riprendiamoci lo spirito originario del Lingotto, la nostra identità si deve definire sui temi, non sui tatticismi e le alchimie.«La mozione Bersani era fondata sull’alleanza con l’Udc – ha detto Veltroni – ma l’Udc ha perso consensi laddove si è alleato con il Pd». Perchè, ha proseguito l’ex segretario, «se a fronte della frantumazione del centrodestra noi proponiamo la costituzione di una coalizione puramente antiberlusconiana sbagliamo di nuovo. Dobbiamo avere il coraggio di un respiro lungo, di un pensiero lungo, come avrebbe detto Enrico Berlinguer».Ed è proprio la voglia di politica che ha animato l’incontro di Cortona. Al bando i tatticismi, le operazioni di piccolo cabotaggio; noi vogliamo fare politica, superare gli steccati ed avere una identità forte per proporci in modo credibile alla guida del paese. Per questo combatteremo, perché come diceva Aldo Moro: «Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e della libertà si rivelerà effimera, se non nascerà in noi un nuovo senso del dovere». -
Primarie e apertura del partito ai cittadini valori da difendere
Pubblicato il 6 maggio 2010 Nessun commento Condividi su Facebook
L’agenzia ANSA riprende i timori miei e di altri amici sulla struttura del partito che si definirà durante la prossima Assemblea nazionale.Un partito senza piu’ primarie per scegliere i candidati sindaci e presidenti di regione, un partito con un ruolo predominante dei funzionari, assomiglia troppo al vecchio Pci. E’ il grido d’allarme emerso all’assemblea degli ex popolari del Pd, dedicata alle modifiche allo statuto del Partito che dovrebbero essere approvate dall’Assemblea nazionale il 22 maggio.Gli ex popolari si sono visti ieri sera in vista del Convegno di Area Democratica, la minoranza interna del Pd, che si terra’ dal 7 al 9 maggio a Cortona. A riferire sulla Commissione del Pd che sta procedendo alla revisione dello statuto e’ stato Gero Grassi, membro della stessa Commissione.Il primo oggetto di contesa sono le primarie per scegliere i candidati sindaci, presidenti di provincia e di regione: la maggioranza che fa riferimento al segretario Bersani propone che se uno o piu’ partiti della coalizione chiedono di non scegliere il candidato con le primarie il Pd debba accettare la richiesta, diversamente da quanto prevede l’attuale statuto. Grassi ha raccontato di aver difeso le primarie, chiedendo che se un alleato non le vuole ‘il Pd e gli altri partiti devono comunque tenerle, offrendo poi il risultato a quanti si sono tirati fuori’. ‘Le primarie e l’apertura del partito ai cittadini – ha spiegato – sono un valore da difendere’. Grassi, che e’ pugliese ed e’ memore della vicenda Veldola, ha sottolineato che se non si fa cosi’ ’si mette in mano all’Udc o all’Udc di turno’ un arma di ricatto.L’altro elemento critico sono le incompatibilita’ tra cariche di partito e istituzionali che si vuole adottare nello statuto: i parlamentari non potrebbero piu’ essere segretari regionali (come per esempio oggi Debora Serracchiani); inoltre sindaci, presidenti di provincia e assessori non possono diventare segretari locali. Un regime cosi’ pervasivo di incompatibilita’, ha detto Grassi, fara’ si’ che i segretari comunali potranno essere solo chi non e’ eletto, cioe’ i funzionari di partito. Un modello tipico del vecchio Pc. A peggiorare la situazione e’ il sistema elettorale per l’elezione delle assemblee provinciali, un maggioritario che eliminerebbe le minoranze sul territorio.L’area ex popolare e’ gia’ in fermento (la scorsa assemblea Giampaolo Fogliardi e Giavanni Florido hanno evocato la scissione) e gli input di Grassi hanno creato fibrillazione (tra gli intervenuti Franco Marini, Sergio D’Antoni, Lucio D’Ubaldo, Roberto Di Giovan Paolo, Luigi Cocilovo, Andrea Rigoni): ‘un partito di funzionari e chiuso ai cittadini e’ una risposta difensiva alle difficolta’ del Pd’ ha detto Di Giovan Paolo.Chiaro anche Beppe Fioroni nella sua relazione: ‘non ci puo’ essere un ritorno al partito della sinistra, sradicando le minoranze dal territorio con meccanismi elettorali. O c’e’ la svolta e il Pd e’ in grado di incarnare speranza e prospettiva, oppure e’ un Pd con testa rivolta indietro, e allora noi ci stiamo stretti’. (ANSA). -
Incontro Nazionale Area democratica. Cortona, 7-9 maggio
Pubblicato il 27 aprile 2010 Nessun commento Condividi su Facebook
Care democratiche e cari democratici, dal 7 al 9 maggio si terrà a Cortona l’incontro nazionale di Area democratica. Tutti i principali esponenti dell’Area saranno presenti oltre ad ospiti di grande fama. Sarà un momento importantissimo per capire l’evolversi della situazione politica. Per chi fosse interessato a partecipare allego una nota logistica: Nota Logistica Cortona AdemIl quotidiano Europa parla dell’incontro in questo articolo:
Cortona 2 e un nuovo sito, AreaDem si attrezza in difesa del bipolarismo
Assemblea della minoranza dal 7 al 9 maggio su riforme e welfare. Presto la rivista on line
La minoranza del Pd sta mettendo a punto il proprio secondo incontro nazionale, che si svolgerà a Cortona, nel centro convegni sant’Agostino, dal 7 al 9 maggio prossimi. A quasi cinque mesi dal primo appuntamento, Area democratica torna in Val di Chiana per dare prova di compattezza e raccogliere le idee in vista dell’assemblea programmatica del partito (prevista per il 22).
L’obiettivo di AreaDem resta quello di preservare il bipolarismo. Per questo, i componenti della minoranza continuano ad appellarsi al segretario per evitare di inseguire le eventuali defezioni dal Pdl.
«Non bisogna trascinare Fini in scenari confusi – ammonisce Franceschini – prendiamo atto che è un nostro avversario, un uomo di destra». Gli fa eco Marina Sereni: «In questo momento nel centrodestra c’è uno scontro politico e noi dobbiamo rispettarlo, non partecipare». -
“No a un Pd che si guarda l’ombelico ma neanche uno che continua a coprirsi gli occhi”
Pubblicato il 6 aprile 2010 Nessun commento Condividi su FacebookPubblico una lucida ed interessante analisi della situazione politica dell’on. Giuseppe Fioroni
“Tornare a parlare alla gente, con il linguaggio della gente. Sdoganare l’immagine sinistra-comunismo che Berlusconi ha cucito addosso al Pd, anche prendendo pubblicamente le distanze dal concetto di comunismo e sostituendolo con i concetti di bene comune ma anche meritocrazia. Fornire a tutti gli strumenti per partire alla pari in un sistema che premia i più bravi ma fornisce un paracadute pure agli altri. Dare l’esempio, essere inattaccabili sul piano personale. E dire anche “Grillo non ci ha rubato voti: li abbiamo persi noi”. Ecco, questo vorrei sentirmi dire oggi da voi”.Ho chiesto a un giovane amico, nostro non-più o forse non-mai elettore, di spiegarmi meglio cosa avesse voluto dirci stavolta con il suo preferire altro. Mi ha mandato quello che considero un mini programma e l’implicita conferma di ciò di cui ero già convinto e cioè che, il giorno dopo i risultati elettorali, più che interpretazioni e contorsionismi numerici, a noi viene chiesto di fare prima delle serie riflessioni e poi delle conseguenti, concrete proposte.
Perché questo è il punto: chiederci come mai non siamo riusciti a intercettare il partito degli scontenti, il primo partito d’Italia. Perché, bene che vada, siamo stati la quinta scelta? Perché se sbaglia e delude Berlusconi paghiamo il conto pure noi? E’ questo il prezzo da pagare a questo bipolarismo, probabilmente. Ma non basta.
Il partito degli scontenti ha preferito prima di tutto sfilarsi dalla contesa, restarsene a casa. Poi ha votato la Lega, che è insieme un partito di maggioranza e di opposizione e che certifica la frattura e la distanza che ormai separa Pdl e leghisti, consegnandoci anche una nuova geografia elettorale nella quale il Pdl si confina al Sud e lascia in mano a Bossi tutto il resto. Gli scontenti poi hanno preferito Grillo e l’Italia dei Valori: solo in quinta battuta i fuggitivi da Berlusconi sono approdati al Pd: perché non ci votano? Credo che nessuna analisi elettorale possa e debba prescindere da questa domanda, né serve ostinarsi a interpretare e tirare i voti di qua e di là: gli italiani sanno leggere i numeri fondamentali, il numero di presidenti eletti, i voti assoluti in meno e il divario tra centrodestra e centrosinistra. Il resto rischia di essere solo una inutile e dannosa seduta auto-consolatoria.
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Con Fioroni a Peschiera, Lazise e Castelnuovo
Pubblicato il 8 marzo 2010 1 commento Condividi su Facebook









