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Festa Democratica di Borgo Nuovo (VR) – Video del mio intervento
Pubblicato il 7 settembre 2010 Nessun commento Condividi su FacebookAlcuni passaggi del mio intervento alla Festa dDemocratica di Borgo Nuovo (VR).Un sentito ringraziamento agli organizzatori
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Proposta di legge sulla conservazione del sangue cordonale
Pubblicato il 21 luglio 2010 Nessun commento Condividi su Facebook
Ho sottoscritto la proposta di legge della collega on. Pedoto sulla raccolta e conservazione del sangue da cordone ombelicale, sia per uso autologo che per uso allogenico ai fini solidarsitici.
La proposta pone al centro l’esigenza di tutelare la donna che al momento del parto decida di conservare, indipendentemente dalla presenza o meno di determinate patologie, il proprio sangue cordonale, consentendo anche in Italia la conservazione del sangue cordonale per uso autologo non dedicato (cioè indipendentemente dal fatto che il neonato o un consanguineo abbia una patologia in atto al momento della raccolta del sangue).
Con la presente proposta, infatti, si intende consentire, previo richiesta e a pagamento delle persone interessate, la conservazione del sangue cordonale per uso autologo non dedicato sia presso le strutture pubbliche, sia presso le strutture private autorizzate.Testo integrale
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Brancher: l’ improvvisazione di un Governo allo sbando
Pubblicato il 6 luglio 2010 Nessun commento Condividi su Facebook
Sono intervenuto oggi su L’Arene riguardo il caso Brancher.Il deputato del Pd Giampaolo fogliardi si dice «dispiaciuto sul piano personale per il dramma umano» di Brancher. «Capisco la sua amarezza», Ma dal punto di vista politico la vicenda del ministro durato in carica solo 17 giorni rappresenta, secondo l’esponente dell’opposizione, il «livello di improvvisazione e superficialità sconcertante con cui questo governo ormai allo sbando affronta questioni fondamentali come l’attuazione del decentramento e del federalismo».Per fogliardi però tanta «faciloneria» dimostrata dal governo Berlusconi è sospetta. «C’è da chiedersi», esclama, «se non sia stata una mossa voluta, tenendo conto delle fibrillazioni che ci sono nella maggioranza di centrodestra, perché sarebbe imperdonabile se si fosse trattato di una semplice leggerezza» -
La Camera approva riforma enti lirici. Il Pd vota contro, ma ottiene alcuni miglioramenti
Pubblicato il 25 giugno 2010 Nessun commento Condividi su Facebook
Dopo 37 ore filate di seduta la Camera ha approvato il decreto Bondi, che sara’ in aula al Senato martedi’ 29 giugno per il via libera definitivo.
Abbiamo votato contro, ma senza cadere nel puro ostruzionismo.
Alcune nostre modifiche sono state accolte: abbiamo ottenuto l’eliminazione del ministero nella fase di contrattazione; adesso saranno soltanto le parti interessate ad essere coinvolte nel rinnovo dei contratti. Portiamo a casa anche l’abolizione del taglio del 25% dello stipendio che, se teniamo conto che i salari sono di circa 1400 euro, si tratta di una grande risultato.
Abbiamo anche evitato l’abolizione della legge n. 800, unica legge in materia di musica, come era previsto originariamente dal decreto Bondi. Il mio intervento in aula ha posto l’accento sulla Fondazione Arena di Verona.
Rimane comunque un provvedimento inaccettabile nel complesso e per questo abbiamo votato no, dando comunque segno di responsabilità, più che di ricerca dei riflettori, durante la lunghissima seduta.Ecco i punti fondamentali modificati dalla Camera al testo del decreto di riforma delle Fondazioni lirico sinfoniche varato dall’Aula di Montecitorio e che lunedì tornerà in terza lettura a Palazzo Madama.
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Vetrine Verona: on. Fogliardi, «era il caso di avvisare i commercianti»
Pubblicato il 10 giugno 2010 Nessun commento Condividi su Facebook
Anche il deputato del Pd Giampaolo Fogliardi esprime la propria perplessità per il modus operandi del Comune nella raffica di sanzioni ai commercianti.«Le regole vanno rispettate – dichiara – ma piombare sui commercianti dalla sera alla mattina come una grandinata estiva mi sembra esagerato»«A Roma si cercano le misure per uscire dalla crisi e la parola d’ordine è rilanciare l’economia. Tosi invece pensa a bastonare il piccolo commercio. Si poteva operare con tempistiche diverse, avvisando i commercianti. Teniamo conto che è un periodo di forte crisi economica e le regole si possono far rispettare in un clima più sereno». -
«Dopo il filobus, anche la Fondazione Arena è a rischio». Da L’Arena di oggi
Pubblicato il 6 giugno 2010 Nessun commento Condividi su FacebookCRITICA. «Dopo il filobus, anche la Fondazione Arena è a rischio». Lo dicono i parlamentari e i consiglieri comunali del Pd. «Se Verona verrà risparmiata lo sapremo solo quando vedremo il testo definitivo», dice la Senatrice Maria Pia Garavaglia. «È impensabile tagliare l’Arena, che porta un indotto di 225 milioni di euro alla città». Per Giampaolo Fogliardi, deputato, è «incredibile che Girondini si sia accontentato della risposta del Ministero che sui tagli dice di aver commesso un errore di copia-incolla. Tanto più che si parla ancora di dimezzare i contributi alle fondazioni».Per Giancarlo Montagnoli, consigliere comunale, quella dei tagli alla Fondazione Arena sarebbe «la seconda tegola che cade su Verona grazie al Governo».CRITICA. «Dopo il filobus, anche la Fondazione Arena è a rischio». Lo dicono i parlamDomenica 06 Giugno 2010CRONACA,pagina 12e-mailprintCRITICA. «Dopo il filobus, anche la Fondazione Arena è a rischio». Lo dicono i parlamentari e i consiglieri comunali del Pd. «Se Verona verrà risparmiata lo sapremo solo quando vedremo il testo definitivo», dice la Senatrice Maria Pia Garavaglia. «È impensabile tagliare l’Arena, che porta un indotto di 225 milioni di euro alla città». Per Giampaolo Fogliardi, deputato, è «incredibile che Girondini si sia accontentato della risposta del Ministero che sui tagli dice di aver commesso un errore di copia-incolla. Tanto più che si parla ancora di dimezzare i contributi alle fondazioni».Per Giancarlo Montagnoli, consigliere comunale, quella dei tagli alla Fondazione Arena sarebbe «la seconda tegola che cade su Verona grazie al Governo».
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Fondazione Arena di Verona: cosa vuol fare il Governo?
Pubblicato il 1 giugno 2010 1 commento Condividi su FacebookL’Arena (qui sotto) e Verona Sera (clicca per il link) riprendono il mi intervento sulla Fondazione.
L’errore, se di errore si tratta, del ministero dell’Economia e Finanze che ha inserito tra gli enti culturali da tagliare anche la Fondazione Arena, non accorgendosi che si tratta di un ex ente lirico, se da un lato è un incidente di percorso superato, dall’altro lato preoccupa gli esponenti del centrosinistra che attaccano sia il Governo nazionale che la gestione dell’ente.
«Non possiamo stare tranquilli finché non vedremo il testo definitivo – afferma il deputato del Pd Giampaolo Fogliardi – . Non basta una telefonata del sovrintendente alla direzione generale del ministero dei Beni Culturali, dato che il dicastero di Bondi è stato completamente scavalcato nella stesura della manovra». Del resto, sottolinea Fogliardi, è stato lo stesso Bondi a protestare con Tremonti affermando di essere stato esautorato: «Non conta più niente, lo dice lo stesso titolare».
«Se lo Stato “cessasse di concorrere al finanziamento”, come recita la formula del decreto all’articolo 7, la Fondazione Arena dovrebbe chiudere istantaneamente i battenti. Sarebbe una botta tremenda per la città. Pensiamo a cosa significherebbe la chiusura della stagione lirica per tutto l’indotto e per l’immagine internazionale di Verona».
«Sono il primo ad augurarsi si sia trattato di una “stecca” del ministero. Purtroppo, una manovra economica che procede tra equivoci, sviste, smentite e lotte intestine nella maggioranza non fa ben sperare per il futuro del Paese; anche se il vero problema è la mancanza di riforme strutturali. Riguardo alla lirica (sempre se sopravvivrà), avevo già proposto», aggiunge Fogliardi, «che in una riforma sensata delle fondazioni si dovesse prevedere la maggiore presenza in esse dei privati. Era tra gli obiettivi, non concretizzati, delle precedenti riforme. Mancano adeguati vantaggi per le aziende che volessero contribuire finanziariamente alle fondazioni per la scarsità delle agevolazioni fiscali connesse. Una riforma dovrebbe intervenire non solo sui tagli ma anche su aspetti di natura squisitamente fiscale».
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Leggi e presenze, chi lavora di più a Roma
Pubblicato il 26 maggio 2010 Nessun commento Condividi su Facebook
Il Corriere di Verona analizza l’attività dei parlamentari veronesi dall’inzio della legislatura. Riguardo al sottoscritto: «Fogliardi cofirma 88 di progetti, ma 2e li presenta lui (in materia di edilizia e per l’ordine dei donatori di sangue) e registra il 97,26% di presenze».ROMA – La scure di Giulio Tremonti si abbatterà anche sugli stipendi dei parlamentari, che comunque restano tra i più alti nel mondo occidentale, per un orario di lavoro ridotto: su questo non ci piove, se anche il presidente della Camera ha avuto da ridire sulla produttività di suoi «dipendenti». Teoricamente i parlamentari dovrebbero lavorare anche fuori dalle aule parlamentari, sul territorio: attività imprescindibile quando le segreterie dei partiti non garantivano l’elezione. Va però aggiunto che, con il ricorso continuo al voto di fiducia sui decreti legge del governo e con l’impossibilità di legiferare a causa della scarsa copertura finanziaria, l’attività parlamentare si è oggettivamente ridotta. Ma quanto lavorano i parlamentari veronesi? Molto, davvero molto. Se non abbiamo errato spulciando tra i consuntivi forniti da palazzo Madama e da Montecitorio (da aprile 2008 ad aprile 2010), emerge che nella classifica gli scaligeri fanno davvero bella figura. Certo, è difficile uguagliare il record negativo di presenze in aula (il lavoro di commissione non è calcolato, perché non remunerato) di Antonio Gaglione, deputato pugliese ex Pd, il quale dichiarò più utile la sua professione di medico che l’aula, dove è stato presente per il 7,47%. Per restare nel Veneto è il deputato-avvocato Nicolò Ghedini in difetto con il 25,42% di presenze. Se c’è chi è poco presente, c’è anche chi invece non ha saltato una votazione: 100% di presenze per la deputata Rosy Bindi (Pd) e per il senatore Giancarlo Serafini (Pdl). E’ con loro che bisogna confrontarsi? Non solo; perché l’impegno va misurato anche sulla attività legislativa, cioè studio, ricerca, scrittura, vale a dire su quante e quali proposte di legge i parlamentari presentano con la propria firma al primo posto. Cofirmare significa solo sostenere il prodotto di un collega e «una firma non la si nega a nessuno». Gran lavoratori, dunque, i senatori veronesi: Bonfrisco, 97,86% di presenze ha all’attivo 13 proposte di legge, quasi tutte riguardanti temi fiscali, ma tra le altre c’è anche quella per la giornata del silenzio, cioè per i non udenti. Garavaglia 89,15% e 8 progetti, tra cui quelli per il diritto allo studio e l’università. Bricolo, che svolge anche il ruolo di capogruppo della Lega, 98,66% di presenze e 5 proposte, tra cui non passano inosservate quelle relative alla modifica della Costituzione a proposto della bandiera e dell’inno regionali e del ruolo nazionale in ambito Ue. Alla Camera eccelle Borghesi con 86,12% di presenze e 22 proposte, tra cui quelle per la riduzione dei costi della politica e la creazione della sede distaccata a Verona della Corte d’Appello. Dal Moro, invece, è a 0 proposte e 89,06% di presenze; mentre Montagnoli ha il record di proposte cofirmate, cioè 63, e 98,71% di presenze. Fogliardi cofirma 88 di progetti, ma 2e li presenta lui (in materia di edilizia e per l’ordine dei donatori di sangue) e registra il 97,26% di presenze. Bene Bragantini con il 98,19% di presenze (una sola proposta sulle pensioni), mentre Negro ha due progetti all’attivo (tra cui quella per il contributi per le macchine agricole) e il 93,40% di presenze.Fanalino di coda Mogherini, con 3 proposte di legge (una per la diffusione della cultura di pace) e il 68,90% di presenze. Inf i ne Test a : prese nt e per il 90,02%, ha presentato solo tre proposte di legge (tra cui una per il diritto allo studio) , ma la sua competenza in materie energetiche è alla base di tutta l’attività del Pd su questo settore. -
Un serio federalismo fa parte delle nostre aspirazioni
Pubblicato il 21 maggio 2010 Nessun commento Condividi su Facebook
Ci siamo astenuti sul primo decreto attuativo del federalismo fiscale. L’opposizione ha contribuito al miglioramento dei testi durante l’iter parlamentare, anche se restano dei punti che non ci convincono e per questo non abbiamo votato a favore.Un serio federalismo fa parte delle nostre aspirazioni: la riforma del Titolo Quinto della nostra Costituzione in senso federalista è stata una scelta del centro sinistra, nel 2001, ed è stata confermata, con un referendum, da tutti gli italiani.Il federalismo demaniale è il primo dei decreti attuativi che dovremo valutare nei prossimi mesi e non vogliamo chiuderci in maniera preconcetta al dialogo su una riforma così delicata per il Paese.Valuteremo caso per caso i singoli decreti. Vigileremo e certamente non daremo carta bianca ad un Governo che è federalista a parole, ma ha dimostrato, anche con l’avvallo della Lega, una tendenza accentratrice: impossibilità per i Comuni di avviare opere pubbliche a causa della rigida interpretazione del patto di stabilità interno, taglio dell’Ici, interventi autoritari sui servizi pubblici locali, Spa che svolgono funzioni fin qui pubbliche (Protezione civile), saccheggio dei Fas (Fondi aree sottoutilizzate).Per questo, come ha ribadito in nostro capogruppo Dario Franceschini, Su scelte che riguardano il futuro assetto della Repubblica e che avranno effetti sulle prossime generazioni , un grande partito riformista non può sottrarsi al dovere di migliorare i testi.Non potevamo permetterci una sterile opposizione lasciando che la maggioranza approvasse da sola il testo iniziale con le sue opacità e distorsioni. -
Turismo: premiare gli investimenti per rimanere competitivi
Pubblicato il 6 maggio 2010 Nessun commento Condividi su Facebook
“Interventi per l’ammodernamento e la riqualificazione delle imprese turistiche e per il recupero del patrimonio edilizio delle strutture turistico-ricettive” è la proposta di legge che ho firmato con la collega Marchioni di Rimini.Anche il nostro territorio è a grande vocazione turistica e dobbiamo premiare gli investimenti che puntano sulla qualità se vogliamo rispondere alle esigneze del mercato e garantire i livelli occupazionali.La nostra proposta è rivolta ai tanti imprenditori del settore turistico e prevede incentivi economici e fiscali per chi ha deciso di investire pur in questo momento di crisi economica.Il turismo e i turisti sono cambiati negli anni e possiamo pensare di trasformare questa crisi in una opportunità sostenendo questo comparto produttivo, che ‘vale’ il 10% del Pil del Paese.Il Pd è stato disponibile sin dall’inizio a discutere dei grandi problemi del turismo. A fronte del silenzio del governo noi avanziamo proposte molto concrete, in attesa di riuscire a definire una strategia sulle responsabilità e competenze.Il progetto di legge contiene sgravi fiscali del 36% sulle ristrutturazioni immobiliari: il modello è quello degli sgravi sulle ristrutturazioni e della riqualificazione energetica delle abitazioni private, ma da estendere agli immobili turistici.Un modo per migliorare il nostro patrimonio e nello stesso tempo far emergere il nero nel settore delle ristrutturazioni.Poi, proporremo sgravi fiscali sugli investimenti, e una quota di incentivi a fondo perduto a chi amplierà l’offerta del proprio albergo con nuovi servizi: offrendo piscina o il centro benessere, i servizi all’infanzia.Incentivi che questo governo non ha varato. Certo, l’accesso al credito che l’Esecutivo ha agevolato è importante, ma le banche faranno comunque quel che sono chiamate a fare, erogare prestiti: noi abbiamo bisogno di incentivare gli imprenditori con fondi che costituiscano nuova linfa per il settore.Infine, il capitolo dell’acquisto degli immobili da parte degli imprenditori affittuari, un tema che il nostro gruppo e il nostro territorio pongono da anni: trasformare gli affittuari in proprietari di hotel significa aumentare gli investimenti sulle imprese del territorio, molte delle quali non crescono perché né i proprietari né i locatari hanno i margini economici per farlo.








