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  • «Ciao Mino, se ne va un pezzo di storia»

    Pubblicato il 5 settembre 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Il ricordo di Martinazzoli dalle pagine de L’Arena di oggi.

    La figura di Martinazzoli, morto a Brescia, nei ricordi di alcuni ex compagni di partito

    Erminero e Fogliardi della sinistra democristiana: «Un uomo colto, onesto, traghettatore della Dc»

    La scomparsa di Mino Martinazzoli, ultimo baluardo della vecchia Dc che non si voleva arrendere davanti al crollo della Prima Repubblica, ha portato dolore e tristezza in buona parte del mondo politico che faceva riferimento alla sinistra democristiana.

    L’ex ministro bresciano, che era stato anche sindaco della città lombarda e presidente della Provincia, veniva spesso a Verona dove aveva molti amici: dall’ex ministro Gianni Fontana all’ex sindaco Enzo Erminero, da Giampaolo Fogliardi a Roberto Uboldi e altri ancora.

    In particolare, poi, nel 1994 da Verona centinaia di democristiani partirono alla volta di Roma per il congresso che celebrava la nascita, sotto la segreteria di Martinazzoli, del Partito Popolare italiano, quel Ppi che voleva riprendere le radici della Dc ripartendo da don Sturzo.

    I risultati elettorali non furono quelli sperati e lui con un fax salutò la compagnia: non si riteneva adatto al ruolo. In quegli anni tormentati Martinazzoli era segretario di una Dc che veniva demolita dai colpi della magistratura e nel 1993 proprio in questa veste venne spesso a Verona e nel Veneto: in città era sindaco il suo amico Enzo Erminero che tentava di tenere a galla la baracca; il partito provinciale si era appellato a Renato Gozzi che dopo aver agitato il bastone della sua autorevolezza lasciò il posto al commissario, Antonino Zaniboni da Mantova e infine a livello veneto Martinazzoli nominò commissario una giovane eurodeputata: Rosy Bindi che caccio fuori dal partito tutti gli inquisiti guadagnandosi l’appellativo di «pasionaria».

    «Martinazzoli aveva il viso triste, ma non lo era proprio», ricorda Erminero.

    «Era uomo culturalmente preparato, attento, curioso. Oratore affascinante, parlava sottovoce per farsi ascoltare con attenzione. Con Verona la Dc bresciana aveva ottimi rapporti, anche perché sono stati sempre due centri cattolici di primo piano e a Brescia poi c’era Camadini per la Cattolica e Bazoli, tanto per dire, e la finanza cattolica partiva da lì».

    Erminero conclude: «Mino era uomo onesto e prudente, con un senso etico che lo aveva portato a dimettersi insieme con altri quattro ministri quando ci fu la liberalizzazione delle frequenze Tv voluta da Craxi».

    Giampaolo Fogliardi, deputato del Pd, ricorda Martinazzoli dai tempi della corrente “morotea” della Dc, di cui Fogliardi era responsbile nazionale: «Mino era una pagina storica della Dc, l’uomo che ha gestito una fase delicatissima della fine della Dc, che si assunse di traghettare nel Ppi con l’appello ai liberi e forti che richiamava quello di Sturzo. Da Popolari alla Margherita, la sua era sempre una presenza critica.

    Ricordo le sue frequenti visite a Verona e gli incontri a Cavaion. Ci mancherà moltissimo la sua riflessione».

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