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  • 16 marzo ‘78: rapito l’on. Aldo Moro. Finisce la Prima repubblica.

    Pubblicato il 15 marzo 2013 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Quel 16 marzo del 1978 è una data indelebile nella memoria di tanti. Chi c’era si ricorda quella tragica mattina, si ricorda dov’era e cosa stava facendo quando apprese la notizia.

    La Prima Repubblica finì quel giorno, non negli anni ‘90. Moro rappresentava l’essenza più raffinata e lungimirante di quel modo di intendere la politica.

    Nel 1978 l’Italia e la Dc vivevano un momento molto difficile: le elezioni del giugno 1976 avevano reso il Paese apparentemente ingovernabile. I consensi del Pci erano cresciuti, ma la Democrazia cristiana aveva mantenuto il suo primato. Nessuno però aveva raggiunto la maggioranza assoluta, né poteva contare su un sistema di alleanze tale da garantirgliela.

    Moro capiva il problema, il nodo irrisolto, capiva che la Dc non poteva continuare a governare il Paese da sola, altrimenti si sarebbe logorata, perché il potere logora anche chi il potere lo detiene, al contrario di quello che pensano altri.

    Moro poneva la questione politica più spinosa del dopoguerra; in maniera speculare anche Berlinguer sapeva che si doveva uscire dalla rigidità di quella fase storica e lanciò per questo la “questione morale”.
    Ricordo il discorso di Moro a Benevento nel ‘77 e quello ai gruppi parlamentari nel febbraio del ‘78. Ora, a distanza di più di trent’anni, molti di quei nodi non sono stati ancora sciolti e l’Italia è rimasata a suo modo “anomala” e ferma nella propria dinamica politica.

    Il blocco odierno è figlio anche di quell’epoca e di quel dibattito troncato.

    Tolto di mezzo Moro, non si è tolta di mezzo la questione politica che il grande statista poneva. Infatti, negli anni ‘80 la Dc perse l’antica centralità: il protagonista della politica divenne Bettino Craxi e la politica si incartò su sé stessa in una spirale di equilibrismi e spartizione del potere che terminò all’inizio degli anni ‘90 per l’intervento dei giudici di Mani pulite.
    Quei giorni del ‘78 furono cruciali, e ne portiamo ancora le cicatrici.

    Ricordo i momenti passati a Piazza del Gesù; ero allora coordinatore dei Giovani morotei; ricordo come fosse ieri l’appello di Paolo VI alle Brigate rosse: “[…] Io mi inchino innanzi a voi, uomini delle Brigate rosse e vi supplico liberate Aldo Moro”; ricordo lo sbigottimento, il senso di smarrimento che vivevamo in quei giorni.

    Con il rapimento e l’assassinio di Moro si interrupe il processo del compromesso storico e ancora oggi viviamo una fase di profonda instabilità, ancora oggi purtroppo parole come “alternanza democratica” non hanno per il nostro sistema un senso compiuto.
    Il sacrificio di Aldo Moro sarà stato vano se non riusciremo a fare quel minimo di riforme — la legge elettorale in primis — per dare la parola ai cittadini e iniziare un nuovo cammino democratico per il nostro Paese.

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