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  • Accesso al credito per PMI, Governo intervenga

    Pubblicato il 21 giugno 2012 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Nella dichiarazione di voto sulla mozione a favore delle PMI, a nome del gruppo Pd ho auspicato che questo settore trainante e fondamentale venga adeguatamente sostenuto dal Governo viste anche le sollecitazioni di Draghi e Visco.

    Molte PMI che potrebbero proseguire la loro attività in maniera normale sono oggi seriamente messe in difficoltà dai tagli delle linee di fido e dalla mancanza di finanziamenti e mutui (non concessi anche quando questi sarebbero ampiamente garantiti), nonché dai ritardi dei pagamenti della macchina pubblica.

    Mi auguro che sul piano interno il governo assuma tutte le iniziative necessarie affinché la liquidità ottenuta dalle banche italiane si traduca in un sostegno all’economia reale e in accesso al credito per le imprese e le famiglie.

    Chiediamo che in sede europea:

    a) le nuove regole siano coerenti con l’attuale fase ciclica dell’economia europea e italiana

    b) siano introdotti nelle normativa europea di recepimento dell’accordo di “Basilea 3” accorgimenti regolamentari che incentivino, riducendone il costo, i prestiti in favore delle PMI

    c) si provveda a chiarire che, nei casi in cui un finanziamento è supportato dalla garanzia di un consorzio di garanzia collettiva fidi, il criterio di assorbimento patrimoniale richiesto ai confidi non possa risultare superiore al risparmio di capitale ottenuto dalla banca in conseguenza dell’intervento del confidi stesso

     

    Testo integrale

    GIAMPAOLO FOGLIARDI.
    Signor Presidente, signor sottosegretario, onorevoli colleghi, anche il gruppo del PD voterà la risoluzione unitaria ed è un fatto positivo che si sia arrivati ad una soluzione unica su un problema che è fondamentale in questo momento per la sopravvivenza e per la prosecuzione dell’attività di molte piccole e medie imprese del nostro Paese.
    È noto a tutti, infatti, l’impatto che la crisi economica, che ha preso avvio nel 2007, ha generato sia sui mercati finanziari sia sull’economia reale.
    L’Italia, oltre a subire pressioni sul debito sovrano, presenta un tasso di crescita troppo basso e si trova in una fase recessiva.
    Le cause: le cause sono riconducibili sia all’economia reale sia a profili relativi all’economia finanziaria cui le autorità competenti hanno cercato di far fronte negli ultimi tre anni con un’ampia normativa.
    In particolare, il riferimento è a Basilea 3, che prevede un inasprimento per quelli che sono i requisiti patrimoniali delle banche che se, da un lato, è necessario per ripristinare la fiducia nella solvibilità delle stesse, dall’altro, mette in seria difficoltà il ricorso al credito soprattutto delle piccole e medie imprese.
    Qui vorrei aprire un capitolo. Molte piccole e medie imprese in modo particolare (non parliamo solamente del grosso settore industriale, ma parliamo di quelle migliaia di piccole e medie imprese che sono l’asse portante dell’economia nel nostro Paese) si trovano di fronte a due tipi di crisi: c’è la crisi che colpisce le piccole e medie imprese che non hanno lavoro, che vedono abbassare i propri ricavi, che sono vittime della congiuntura, ma ci sono ahimè anche molte piccole e medie imprese che sono vittime degli effetti che vengono applicati in modo particolare dagli istituti di credito e dalle istituzioni.
    Faccio alcuni esempi concreti: se una piccola impresa con un fido di 30-50 mila euro prima si barcamenava e riusciva a gestirsi, a seguito di un ordine di rientro a 5-10 mila euro non riesce più a gestirsi.
    Allora, la domanda che viene posta – lo dico non solo da parlamentare, ma anche da professionista che segue il settore – è la seguente: mi dica come posso andare avanti quando io, con il fido che avevo, potevo vivere e proseguire tranquillamente la mia attività? Oggi con questi tagli mi costringono a chiudere.
    Altro esempio: anche le piccole e medie imprese (tantissime) esposte con gli enti locali, che a loro volta devono rispettare il Patto di stabilità, si trovano «impiccate» in virtù (abbiamo avuto modo di parlarne tante volte in quest’Aula) di queste situazioni che sono al di sopra della loro volontà e che potrebbero invece, se gestite in maniera diversa, permettere la prosecuzione di un’attività normale.
    Ancora: come non parlare di quelle imprese, di quelle aziende che chiedono piccoli finanziamenti, finanziamenti chirografari di cinque anni, mutui garantiti da beni immobili con iscrizione ipotecaria, che venivano concessi normalmente e che permettevano una vita naturale a queste realtà, e che oggi, nonostante garanzie immobiliari, nonostante garanzie di bilanci in ordine e solvibili al pagamento delle rate, si sentono rispondere di no?
    Ripeto, non parlo delle grandi industrie, parlo di quelle migliaia e migliaia di piccole e medie aziende. E, d’altronde, questa è la realtà; le banche italiane, secondo un dato diffuso dalla Banca d’Italia, hanno partecipato alla seconda operazione, per una quota pari a 139 miliardi di euro, di quei finanziamenti che la BCE aveva lanciato. Aveva lanciato due finanziamenti straordinari della durata di 36 mesi con l’assegnazione di 489,19 miliardi di euro nel primo e di 529,53 miliardi di euro nel secondo, a tasso fisso.
    Ebbene, le banche hanno approfittato di questo secondo finanziamento, pari a circa 80 miliardi di euro, al netto del riassorbimento di operazioni di scadenza più breve.
    È importante rilevare, in occasione dell’approvazione di questa risoluzione, come il Presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, abbia invitato gli istituti di credito ad approfittare dell’offerta per evitare il credit crunch in atto per «riparare» i bilanci e i mercati, abbreviando i tempi della ripresa. Ed è altrettanto importante sottolineare anche l’intervento del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel suo intervento al diciottesimo congresso Assiom Forex, del 18 febbraio 2012, quando ha invitato le banche a valutare attentamente il merito di credito.
    Vorrei sottolineare questo aspetto, il merito di credito. Oggi abbiamo aziende che hanno merito per avere crediti e che si vedono chiudere la porta in faccia dagli istituti di credito e debbono sopperire nonostante abbiano le carte in regola. Quindi, occorre non far mancare il sostegno finanziario ai clienti solvibili, meritevoli. Sempre Ignazio Visco è arrivato a dichiarare, letteralmente, che «un adeguato e stabile volume di finanziamenti è essenziale per l’attività delle banche stesse».
    Anche l’analisi annuale per la crescita 2012, presentata dalla Commissione europea il 23 novembre 2011, ha previsto espressamente di ripristinare la normale erogazione di prestiti all’economia, nonché l’esigenza di garantire che le banche rafforzino i propri coefficienti patrimoniali consolidando le proprie posizioni patrimoniali e non limitando indebitamente l’esposizione di prestiti dell’economia reale, e di rivedere norme prudenziali per evitare che penalizzino indebitamente l’erogazione di prestiti alle piccole e medie imprese.
    Per questi motivi, il gruppo del Partito Democratico voterà a favore della risoluzione e impegna il Governo, in modo particolare, ad assumere tutte quelle iniziative, per quanto di sua competenza, che saranno necessarie affinché la liquidità ottenuta dalle banche italiane nelle operazioni long term si traduca effettivamente in un sostegno all’economia reale e all’accesso al credito per le imprese e per le famiglie. Questo sul piano interno.
    Ma occorre, inoltre, adoperarsi in sede europea, anche in vista degli importanti incontri di fine mese, affinché le nuove regole siano coerenti con l’attuale fase ciclica dell’economia europea e italiana, facendo sì che le nuove regole sui requisiti di capitale siano un fattore di stabilizzazione dei mercati di lungo periodo e non un freno per le banche nel sostegno alle imprese e alle famiglie, evitando che le proposte, le loro modalità di attuazione e i relativi tempi determinino indesiderati effetti prociclici.
    E, ancora: che siano introdotti nella normativa europea o di recepimento dell’Accordo di Basilea 3 accorgimenti regolamentari che incentivino, riducendone il costo, i prestiti in favore delle piccole e medie imprese, in particolare prevedendo misure che di fatto sterilizzino gli incrementi di capitale a fronte di prestiti erogati alle piccole e medie imprese che si determinerebbero nel caso di applicazione indifferenziata delle nuove regole sul capitale.
    E ancora: si provveda a chiarire – altro caso emblematico – che nei casi in cui un finanziamento è supportato dalla garanzia di un consorzio di garanzia collettiva fidi, il criterio di assorbimento patrimoniale relativo all’accantonamento richiesto al Confidi non possa risultare superiore al risparmio di capitale ottenuto dalla banca in conseguenza dell’intervento del Confidi stesso.
    Con queste raccomandazioni, ripeto, il gruppo del Partito Democratico vota a favore della risoluzione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

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