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  • Aeroporto Catullo, parlamentari incontrano Tosi

    Pubblicato il 5 aprile 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Ieri ho partecipato all’incontro tra il Sindaco Tosi ed i deputati veronesi per discutere del futuro dell’aeroporto Catullo.

    Ho dichiarato a L’Arena:

    «Dall’incontro convocato dal sindaco Tosi è emersa la ferma volontà di arrivare a un accordo con Brescia, e poi si dovrà ragionare di alleanze. Noi saremmo favorevoli a un’alleanza con Monaco, ma prima andranno valutate tutte le possibilità. Quanto all’intesa con Brescia e alla questione della soglia del 76% per prendere decisioni, è importante non burocratizzare ancora di più la struttura»

    Di seguito gli articoli de L’Arena e del Corriere di Verona

    L’Arena

    AEROPORTI. Incontro a Palazzo Barbieri tra il sindaco, il presidente Bortolazzi e i parlamentari veronesi di tutti gli schieramenti per il futuro dei due scali«Sì a Brescia, ma il Catullo non può fermarsi»

    Tosi: «La clausola che prevede la maggioranza al 76% ci penalizza lo sviluppo».

    Pareri diversi sui tempi per l’accordo con Milano.

    Avanti tutta nell’intesa fra Verona e Brescia per gestire con un’unica società l’aeroporto Catullo di Villafranca e il D’Annunzio di Montichiari. Il punto fermo è solo questo. Poi ci sono posizioni differenti in vista dello sviluppo della società. È quanto emerso anche dall’incontro in municipio fra il sindaco Flavio Tosi e i parlamentari veronesi, insieme al presidente del Catullo Fabio Bortolazzi e al direttore generale Massimo Soppani, che hanno illustrato il piano industriale 2010-2014 della società aeroporti del Garda e paventato le possibili alleanze.Tosi (Lega) ribadisce che non si possono porre veti allo sviluppo della società, alludendo alla soglia minima del 76 per cento fissata nella bozza di accordo per compiere operazioni strategiche. Soglia che Brescia ritiene necessaria, ma per Tosi è troppo vincolante. «L’aeroporto è un’azienda a tutti gli effetti e come tale deve fare investimenti e necessita di un piano industriale», spiega Tosi, «e sarebbe inammissibile dal punto di vista imprenditoriale porre veti e bloccarne lo sviluppo».

    SECONDO il sottosegretario all’economia Alberto Giorgetti (Pdl) è invece prioritario sancire l’accordo come «conditio sine qua non» per ottenere la concessione unitaria per gestire gli aeroporti; solo dopo si potrà pensare a piani di sviluppo. «Si discute ancora della soglia del 76 per cento», spiega, «ma io credo che sia fondamentale giungere all’intesa per la concessione su entrambi gli scali, per poi ragionare di sviluppo. Diversamente, Verona da sola avrebbe le risorse per implementare l’aeroporto?».

    Aldo Brancher, deputato del Pdl, pone a sua volta come prioritaria l’alleanza fra il sistema aeroportuale del Garda e Sea, che gestisce gli scali di Malpensa e Linate e che il Comune di Milano ha votato di quotare in borsa. «Bisogna lavorare con Sea per creare, insieme a Verona e a Brescia, un grande polo aeroportuale del Sud-Europa, che sfrutti la posizione strategica di Verona. Mi risulta che Lufthansa valuterebbe molto positivamente questo progetto. La questione del 76 per cento? Va chiarita».

    DOPO le scintille partite da Abem (Associazione Industriali e Camera di Commercio di Brescia) nei confronti di Tosi perché secondo Abem avrebbe voluto prendere un’iniziativa autonoma e ridiscutere il piano di accordo, Tosi ha limitato l’incontro di ieri (inizialmente previsto anche con Brescia) ai soli parlamentari veronesi. Hanno risposto all’invito Giorgetti, Brancher e la senatrice Cinzia Bonfrisco per il Pdl, i deputati Alessandro Montagnoli e Matteo Bragantini per la Lega rappresentata anche dall’eurodeputato Lorenzo Fontana. Per il Pd c’erano i deputati Giampaolo fogliardi, Gianni Dal Moro e Federico Testa. Assenti Giovanna Negro e Francesca Martini (Lega) e il senatore Federico Bricolo (Lega), il deputato dell’Idv Antonio Borghesi e la senatrice del Pd Maria Pia Garavaglia.

    DALL’INCONTRO in municipio è emersa dunque, spiega Tosi, «la necessità di un accordo corretto, che rispetti gli interessi del nostro territorio. Comprendiamo che il sistema Brescia possa avere le sue prerogative e le sue istanze, ma questo non può portare a una compressione dei diritti e degli investimenti perché finora la gran parte delle risorse sono state investite dal sistema Verona», e l’allusione è all’ottantina di milioni investiti da Verona su Montichiari. I punti da rivedere, dunque, in futuri incontri, secondo Tosi sono la stima della società (si parla ora di 107 milioni) e la soglia del 76 per cento, ma l’auspicio del sindaco è che «da certe posizioni un po’ muscolari si passi a un atteggiamento un po’ più dialogante», dice, riferendosi ad Abem, «perché a Brescia c’è chi in questo modo sta allontanando l’accordo».
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    Il Centrosinistra, con il Pd, condivide l’accordo fra Verona e Brescia, sul fronte aeroporti, condivide l’accordo fra Verona e Brescia,  ma poi invita a sondare subito, con bando di interesse internazionale, le disponibilità di altri sistemi aeroportuali, italiani ed esteri, ad allearsi con Verona-Brescia. «Dall’incontro convocato dal sindaco Tosi è emersa la ferma volontà di arrivare a un accordo con Brescia», dice il deputato Giampaolo fogliardi, «e poi si dovrà ragionare di alleanze. Noi saremmo favorevoli a un’alleanza con Monaco, ma prima andranno valutate tutte le possibilità. Quanto all’intesa con Brescia e alla questione della soglia del 76% per prendere decisioni, è importante non burocratizzare ancora di più la struttura». Secondo il deputato del Pd Federico Testa «la clausola del 76% non è superabile e questo perché l’ipotesi di accordo prevede di far crescere Brescia al 25% di proprietà della nuova holding unitaria. Così è normale che i bresciani chiedano di essere determinanti nelle scelte. Sarebbe stato più opportuno, invece, dare loro maggiore peso nella società di gestione di Montichiari». E per Gianni Dal Moro, deputato Pd, «un accordo con Brescia e Trento è indispensabile per il futuro del nostro sistema aeroportuale. Questo obiettivo lo si deve raggiungere con armonia e intesa, senza forzature o pressioni: gli spazi ci sono, basta volerlo. L’importante che il Governo sia super partes, perché far passare l’idea che il rilascio della concessione di Montichiari è subordinata all’intesa con il sistema bresciano, può corrispondere forse a una volontà politica, che personalmente non condivido, ma certo non corrisponde allo stato delle cose dal punto di vista giuridico e procedurale».E.G.

     

    Corriere di Verona
    «Accordo con Brescia ma senza vincoli» Tosi detta la linea, Giorgetti non ci sta Catullo, incontro coi parlamentari veronesi. Il Pd: «Meglio Monaco»

    VERONA— «Sì all’accordo con Brescia, ma senza farci paralizzare da diritti di veto inammissibili» . «Io invece credo che l’accordo con Brescia sia indispensabile: senza di esso dovremmo andare avanti solo coi soldi veronesi. E sarebbe molto rischioso…» . Lo scambio di battute a distanza tra il sindaco Flavio Tosi e il sottosegretario all’Economia Alberto Giorgetti riassume perfettamente il vertice di ieri tra i parlamentari veronesi e il primo cittadino. A Palazzo Barbieri si notano subito alcune assenze. Da parte leghista mancano Francesca Martini e Federico Bricolo. E sul fronte istituzionale, non arriva il presidente della Provincia, Giovanni Miozzi, che accusa il sindaco di non avere invitato il bresciano Daniele Molgora («Io sto trattando con lui: non viene lui, non vengo neanch’io» ) e il trentino Lorenzo Dallai.

    Presenti invece i deputati Aldo Brancher, Cinzia Bonfrisco e Alberto Giorgetti del Pdl, Matteo Bragantini e Alessandro Montagnoli del Carroccio, Federico Testa, Giampaolo Fogliardi e Gian Pietro Dal Moro del Pd.

    Il presidente della Catullo Spa, Fabio Bortolazzi, affiancato dal direttore, Massimo Soppani, tra grafici e diapositive tenta di portare il discorso sul piano di sviluppo societario. Di cui però, i parlamentari studiano quasi solo le ultime pagine, dove si spiega perché la fusione con Malpensa si deve fare: Verona batterà Venezia, Brescia batterà Bergamo, società unica di gestione, sinergie per 600 milioni di euro in 15 anni, 11 milioni di passeggeri in più, sempre in 15 anni. E su questo, quasi tutti d’accordo (solo il centrosinistra insiste sulla scelta tedesca: «Meglio Monaco e Francoforte che Malpensa -dice Dal Moro -e comunque potremmo aprire una gara a chi ci offre di più» ).

    Tutti sanno però che il nodo si chiama Brescia: i lombardi l’hanno messa giù dura, dicono che bisogna tenersi l’accordo tecnico già raggiunto, prendere o lasciare. Con due nodi principali: la clausola del 76 per cento che dà a Brescia il potere di veto su ogni futura modifica societaria (le quote sarebbero al 50 per cento veronesi, al 25 trentine e al 25 bresciane: se uno dei tre dice no, ci si ferma tutti) e l’ingresso di nuovi soci privati. Per il valore degli scali, meno problemi: Kpmg sta preparando la nuova valutazione, e a quella si farà riferimento. Giorgetti è per l’intesa con Brescia come passo prioritario. Al suo fianco si sa che c’è Miozzi. Ma c’è soprattutto, a Roma, il ministro Altero Matteoli, che ha tuonato: «Niente intesa, niente concessione» . Più prudente, Brancher: «L’operazione importante è l’intesa con Malpensa. Con Brescia troveremo l’accordo, magari con qualche modifica rispetto a quanto detto finora» . Mentre dal Pd, Testa spiega che «senza Brescia non si va avanti: e a questo punto, la clausola del 76 per cento per loro è intoccabile…» Tosi invece non vuole «un accordo che sappia di resa» . Spiega che «nessuno può imporre dei vincoli, costringendoci ad un accordo che poi magari ci ingessa per 10 anni, una sorta di abbraccio mortale che potrebbe impedire sviluppi e nuove scelte: sarebbe la fine del nostro sistema aeroportuale. I bresciani li capisco, ma loro devono capire noi: anche perché i soldi, da 15 anni a questa parte, li abbiamo tirati fuori soprattutto noi, il sistema Verona» . D’accordo col sindaco la senatrice Bonfrisco e i parlamentari leghisti. Mentre ieri sera, a Brescia, s’è andati avanti con un nuovo incontro del tavolo tecnico. Che si riunirà anche sabato, a Verona. Lillo Aldegheri

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