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  • Alluvione Veneto, Governo taglia fondi promessi

    Pubblicato il 17 giugno 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    In una ordinanza del 25 maggio, il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha determinato una nuova ripartizione dei finanziamenti, prevedendo che il fondo originario di 300 milioni di euro verrà spezzato in due parti:  metà agli alluvionati, metà alle opere pubbliche.

    Inoltre, viene abbassato a 500 euro il limite dei danni per accedere ai rimborsi e viene introdotto un tetto massimo di 30 mila euro per i privati e le imprese.

    Di fatto, con la nuova modalità di suddivisione, i fondi a disposizione di cittadini e imprese che hanno subito danni con la tragica alluvione dello scorso novembre vengono ridotti.

    E’una doccia fredda per il Veneto e stride il ricordo, con toni entusiasti, degli annunci e dei toni con i quali gli esponenti di Lega e Pdl promettevano di aiutare la nostra regione.

    Insieme a molti parlamentari veneti ho presentato una interrogazione, a prima firma di Daniela Sbrollini, per chiedere ragioni della scelta fatta.

    Inoltre, chiediamo se il il Presidente del Consiglio intenda far visita ai territori colpiti per illustrare ad enti locali e cittadini il nuovo (e svantaggioso) progetto di risarcimento ridefinito nell’ordinanza del 25 maggio 2011.

    Chiediamo, infine, se ci siano le condizioni per rispettare la promessa fatta ad una intera regione, ovvero lo stanziamento della somma di 300 milioni per risarcire i danni e permettere ai molti colpiti dalla calamità di sperare in un ritorno alla normalità in tempi certi.

    Prosegui e leggi il testo integrale dell’interrogazione

    Atto Camera

    Interrogazione a risposta scritta 4-12338

    presentata da

    DANIELA SBROLLINI

    mercoledì 15 giugno 2011, seduta n.486

    SBROLLINI, BARETTA, MARTELLA, RUBINATO, NACCARATO, DAL MORO, FOGLIARDI, GIORGIO CONTE, VIOLA, FEDERICO TESTA e MURER. –
    Al Presidente del Consiglio dei ministri.
    – Per sapere – premesso che:

    lo scorso autunno (novembre 2010) il Veneto come altre regioni è stato teatro di un’alluvione consistente che ha provocato danni materiali a case e imprese, e purtroppo anche vittime;

    il Governo all’indomani del terribile fatto, ha promesso alla popolazione veneta colpita, e alle istituzioni locali di intervenire stanziando una somma di 300 milioni di euro per i risarcimenti dei danni subiti dalla popolazione;

    la somma è già limitata considerata la portata del fenomeno, sia per intensità che per estensione;

    si è appreso di una nuova ordinanza firmata il 25 maggio dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che determina una nuova ripartizione dei finanziamenti, prevedendo che il fondo originario di 300 milioni di euro verrà spezzato in due parti:

    a) metà agli alluvionati;

    b) metà alle opere pubbliche;

    viene abbassato a 500 euro il limite dei danni per accedere ai rimborsi, e viene introdotto un tetto massimo di 30 mila euro per i privati e le imprese;

    da subito, enti locali e i cittadini si sono impegnati per riportare le città e i paesi ad un livello di «funzionalità ottimale» grazie al lavoro di volontari che hanno pulito l’intero tessuto urbano in poche ore. E oggi i comuni sono in prima linea per ripristinare opere, strade e ponti danneggiati;

    questo nuovo riparto dei fondi a disposizione è un duro colpo agli imprenditori e ai commerciati, atto che probabilmente porterà al fallimento di decine di aziende nei nostri territori -:

    quali siano le motivazioni che hanno spinto l’esecutivo a determinare la nuova ripartizione del fondo stanziato per l’alluvione Veneto;

    se il Presidente del Consiglio dei ministri intenda far visita ai territori colpiti per illustrare ad enti locali e cittadini il progetto di risarcimento ridefinito nell’ordinanza del 25 maggio 2011;

    se ci siano le condizioni, politiche per rispettare la promessa fatta ad una intera regione, ovvero lo stanziamento della somma di 300 milioni per risarcire i danni e permettere ai molti colpiti dalla calamità di sperare in un ritorno alla normalità in tempi certi. (4-12338)

     

     

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