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  • Ancora liberi e forti

    Pubblicato il 18 gennaio 2014 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini supremi della patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnino nella loro interezza gli ideali di giustizia e di libertà.

    Così iniziava l’Appello ai liberi e forti di Don Luigi Sturzo. Era il 18 gennaio del 1919, sono passati 95 anni.
    Quelle parole diedero il via all’avventura del Partito popolare italiano, segnarono la cultura politica del paese in maniera indelebile. Don Sturzo lanciava un messaggio che per molti versi è ancora attuale ai giorni nostri, nel mezzo della crisi più pesante dal dopoguerra, con un sistema politico debole e lacerato e tanti cittadini sfiduciati e impoveriti.

    Don Sturzo introduceva un movimento cattolico in politica, ma lo fondava come impegno “laico”. Un atto moderno, inclusivo, rispettoso della reciproca indipendenza tra Chiesa e Stato.

    Poneva comunque una visione della società chiara, basata sul valore della persona, sul valore delle autonomie locali, sul valore della famiglia, delle professioni; attento alla giustizia sociale e ai ceti in difficoltà, ma distante dallo statalismo marxista.
    Il Partito popolare si poneva quindi come forza interclassita, con una idea di società coesa e libera, attenta alla tutela dei più deboli ma anche l’intraprendenza dei singoli talenti.

    La modernità, l’originalità e il pragmatismo della cultura popolare emergono dalle parole di Don Luigi Sturzo:

    La politica è gestione organica di un territorio e dei suoi abitanti a cui tutti devono partecipare proponendo dei programmi operativi ed organici. Si oppone a partiti fondati sulle persone; vuole invece che essi siano fondati su programmi dinamici che affrontino le diverse componenti sociali, culturali, finanziarie, economiche, di istruzione… Naturalmente ogni partito ha una sua base ideologica e pratica di approccio, quella del Partito Popolare Italiano si ispira ai principi cristiani e cattolici in piena autonomia del suo gruppo direttivo rispetto alle autorità ecclesiastiche.

    In epoca fascista, dopo il delitto Matteotti, il Partito popolare, ormai passato all’opposizione, prese parte alla secessione aventiniana e fu sciolto. La stessa sorte tocco a tutti gli altri movimenti politici. Nel novembre del 1926 Don Luigi Sturzo partì per l’esilio.

    Quindi la prima fase del popolarismo fu relativamente breve, ma segnò un solco nel quale in molti ancora oggi ci muoviamo.
    Tanti temi all’ordine del giorno, dalle riforme economiche, alle politiche per la famiglia, alla rappresentanza degli enti locali, sono da ormai un secolo patrimonio del pensiero popolare e per questo crediamo che l’Appello ai liberi e forti, a distanza di tanti anni, sia ancora attuale.

     

    Una risposta a “Ancora liberi e forti”

    1. l’appello di Don Sturzo è sicuramente di attualità. Chi sarà in grado di portarlo avanti?
      Forse sarebbe bene spiegare cosa significa “secessione aventiniana” perché molti non lo sanno

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