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  • Crisi, manovra e risultati raggiunti in Parlamento

    Pubblicato il 16 dicembre 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Si contrappongono in queste ore tra i parlamentari sentimenti contrastanti sulla manovra economica del Governo Monti: soddisfazione e insoddisfazione si sovrappongono.

    Ritengo ci si debba ritenere soddisfatti perché molti obiettivi sono stati raggiunti, soprattutto per l’attento apporto del nostro gruppo, e molti passi in avanti sono stati fatti rispetto al recente passato.

    Abbiamo ottenuto, ad esempio, la conservazione del pieno adeguamento all’inflazione per i trattamenti pensionistici fino a tre volte la pensione minima, l’incremento della detrazione sulla prima casa nella misura di 50 euro per ciascun figlio di età non superiore a 26 anni, il tetto agli stipendi dei dirigenti pubblici (sarà usato come parametro massimo lo stipendio del primo presidente della Corte di Cassazione e l’applicazione della norma terrà conto di tutte le somme cumulate da uno stesso soggetto).

    Certamente vi è un inasprimento fiscale, che si è cercato di contenere per i ceti meno abbienti, incentivando di converso la lotta all’evasione fiscale.

    Ma c’e un dato nuovo e fondamentale: finalmente si parla di entrate certe rispetto alle precedenti manovre che illudevano sulla certezza delle entrate. Le contraddittorie manovre estive infatti non contenevano misure strutturali e causarono un crollo di fiducia nei confronti dell’Italia da parte delle autorità europee, per non parlare della reputazione logora del precedente premier: un mix letale e destabilizzante per affrontare le turbolenze della crisi internazionale.

    Si poteva fare di più. Non c’e ombra di dubbio, ma non dimentichiamo che siamo in una condizione di consenso “triangolato”, nel senso che le proposte, per essere approvate, devono ottenere, oltre al nostro consenso, anche quello del Governo e del Pdl.

    La strada è stretta, ma lo sapevamo anche quando abbiamo deciso di imboccarla e del resto la crisi economica e finanziaria italiana ed europea (nonché dell’intero Occidente) non è superata, anzi, è qui in tutta la sua drammaticità.

    Del resto non possiamo dimenticare la condizione nella quale ci trovavamo non più tardi di venti giorni fa. Ha ragione Bersani: dobbiamo essere noi a tenere la barra dritta. Mi pare a questo proposito interessante la proposta formulata da un collega di ritrovarci all’inizio del nuovo anno, subito dopo la pausa delle festività, per una comune riflessione che abbia lo scopo di mettere al centro il rilancio dell’iniziativa parlamentare a fianco di quella governativa. Il parlamento stesso deve adeguare il proprio ruolo alla mutata realtà.
    Si tratta insomma di appoggiare da un lato l’opera di risanamento del governo e dall’altro rilanciare la centralità del parlamento, svilito nell’epoca berlusconiana, per quella funzione legislativa che gli compete e che è autentica cerniera tra i cittadini e le Istituzioni.
    E’ una sfida difficile, non c’e ombra di dubbio, ma proprio perché tale, esaltante potrà essere il percorso e ambita la meta da raggiungere.

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