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  • Dall’incertezza alla Terza repubblica. Il cammino che ci attende

    Pubblicato il 22 febbraio 2013 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    L’incertezza

    Pare che il primo partito, a pochi giorni dal voto, sia quello degli indecisi.

    Anche la mia esperienza quotidiana lo conferma: all’edicola, negli incontri di lavoro, al bar, con amici, imprenditori, insegnanti, professionisti, con le persone che incontro tutti i giorni ho avvertito questo sentimento: incertezza, scarsa convinzione, smarrimento.

    Molti si attendevano che un epoca si chiudesse e si approdasse finalmente una nuova fase della politica italiana; invece si ha la sensazione di essere ancora in mezzo al guado. Ci sono grandi aspettative per un nuovo centro, mancano però ancora dei chiari riferimenti: non tanto nel candidato premier (l’autorevolezza di Monti è fuori discussione) quanto nella prospettiva politica e organizzativa generale.

    Sugli altri fronti assistiamo all’ultimo colpo di coda del cavaliere (quando uscirà di scena, cosa rimarà della destra italiana?), a una Lega svogliata che naviga a vista, a un Pd guidato da una persona degnissima, ma che ha rinunciato al progetto originario e quindi fatica ad andare oltre lo steccato tradizionale, e all’antipolitica di Grillo che avanza di fronte all’incertezza generale.

    La nascita di un grande centro è la novità della scena politica, una scena politica che vede conclusa la Seconda repubblica, ma fatica ad intravedere la Terza.

    La svolta di Tosi

    L’esempio veronese da questo punto di vista è esemplare. Il sindaco Tosi con franchezza ammette il fallimento del progetto leghista: l’errore dell’appiattimento su Berlusconi, gli scarsi risultati del federalismo bossiano (vuoto e propagandistico) e la deriva nepotista del cerchio magico e lancia contestualmente l’idea di costruire un movimento sull’impronta del Csu bavarese. Tosi deve riflettere su anni di fallimenti e politiche approssimative nella nostra città: dall’uso strumentale della questione sicurezza, allo stallo del piano trasporti, al progetto del traforo. Gli va dato però atto di riconoscere finita una fase in cui la rappresentanza delle istanze del territorio sguaiata e disordinata ha portato più folklore che risultati. Il sindaco di Verona negli ultimi mesi si è smarcato dall’immagine del leghista duro e puro: ha preso le distanze da Berlusconi e da Bossi e ha speso contemporaneamente – erano i primi di settembre – parole di elogio per Matteo Renzi: “ha un approccio molto più concreto alle cose, vedo tranquillamente gente del Veneto o della Lombardia votare per lui”.

    Chi proviene da una cultura cattolico popolare ha nel proprio dna la rappresentanza delle istanze del territorio: il pensiero parte dall’Appello ai liberi e forti di Don Luigi Sturzo e arriva ad AntonioBisaglia, passando per Bernini. Ci siamo sempre posti la questione, anche se siamo lontani anni luce dall’Umberto Bossi in canottiera che parla di fucili. D’altronde, che risultati ha dato quell’impronta? Il Trota, Belsito, Rosi Mauro e il porcellum…

    Quale futuro

    Come si vede, da più parti ci si chiede con che strumenti politici affrontare il futuro. La cassetta degli attrezzi dell’ultimo ventennio non è più sufficiente. A pochi giorno dal voto tutto può succedere e, vista l’incertezza e le divisioni che serpeggiano nella nostra società, temo un quadro poco chiaro: sia la vittoria di misura di una delle parti che una eventuale grande coalizione renderanno la politica italiana un cantiere aperto.

    Da Monti a una nuova stagione per i moderati

    Non bisogna comunque cedere alla disillusione o alle sirene del popuismo che sa solo urlare “vaffa” senza spiegare le soluzioni da prendere. Ritengo Mario Monti la figura più autorevole per due ragioni. La prima: deve finire il lavoro di risanamento del paese che ha iniziato e passare al rilancio e alla crescita. La seconda: deve essere perno di una nuova fase politica che attraverso un grande centro ci porti definitivamente fuori dalle secche della Seconda repubblica. Quindi, il voto a Mario Monti non è solo per la stabilità nel presente, ma per la prospettiva di una nuova stagione per tutti i moderati.

     

    Una risposta a “Dall’incertezza alla Terza repubblica. Il cammino che ci attende”

    1. L’incertezza, la mancanza di sicurezza, è una fondamentale legge della natura. Lo smarrimento o la scarsa convinzione che, stupefatto, rileva, dalla sua esperienza quotidiana, nella gente comune, denota quanto sia lontano da questa. Quando un padre di famiglia senza lavoro non sa come potrà far vivere la sua famiglia, quando dei pensionati sono costretti a rovistare nei cassonetti dei rifiuti in cerca di qualcosa con cui nutrirsi, quando le speranze non esistono più, perchè divorate dall’inettitudine di persone che, nell’arroganza, si ritengono capaci di “governare” e tutto questo accade sotto le finestre di casa nostra, allora “auspicare una nuova prospettiva per i moderati” non solo è palesemente fuori luogo, ma perfino un’offesa.
      Elogiare il partito di Monti, rinnegando il partito che le ha dato un seggio e scriverlo da un blog marcato PD dice tutto.

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