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  • Fare impresa deve essere più semplice

    Pubblicato il 31 ottobre 2013 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Anche quest’anno è uscita la classifica della competitività realizzata dalla Banca mondiale e il risultato, purtroppo, vede l’Italia distante dai primi posti della classifica.
    Non è una novità per i tanti piccoli imprenditori e artigiani schiacciati da uan burocrazia bizantina e da una tassazione pesante.
    Ci preoccupa il fatto che tra i paesi “avanzati”, nessuno sia dietro all’Italia.
    Qualche timido passo in avanti è stato compiuto, come sottolinea il Sole 24 ore

    Il report elenca interventi in tre campi: i passaggi di proprietà, l’efficacia dei contratti e la gestione dei fallimenti. Nel primo ambito, l’eliminazione dell’obbligo di presentare un attestato dell’efficienza energetica per gli edifici commerciali sprovvisti di impianti di riscaldamento avrebbe reso più semplice venderli e comprarli. L’efficacia dei contratti è a sua volta migliorata grazie alle riforme sulle tariffe degli avvocati e all’informatizzazione di alcune procedure dei tribunali. Le modifiche alla disciplina della bancarotta hanno infine semplificato la gestione delle procedure fallimentari.

    Ciò non toglie che la strada da percorrere sia ancora lunga per chi voglia fare impresa o investire nel nostro Paese.

    Secondo la Banca mondiale, in Italia, servono sei giorni e sei procedure, fattori che contribuiscono a relegare il Paese al 90° posto. La voce “pagare le tasse”, come il report battezza un altro dei dieci indicatori considerati, vede l’Italia addirittura al 138° posto: per versare le imposte sugli utili, sui consumi e i contributi sociali e previdenziali, un’azienda impiega in media 269 ore all’anno, con un prelievo complessivo pari al 65,8% dei profitti.

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