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  • Fondazioni liriche, convegno Pd a Verona

    Pubblicato il 29 aprile 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Oggi ho partecipato al convegno organizzato dal Partito democratico sulle Fondazioni liriche presso la sala Giovanni Paolo II (Loggia di Fra Giocondo, piazza dei Signori).

    Ho voluto ringraziare il Pd di Verona per lo sforzo organizzativo ed il Pd nazionale per aver compreso la centralità della nostra città nel dibattito sulla riforma delle fondazioni.

    Ho sottolineato che i tagli alla cultura che sono stati presentati come riforma non sono una riforma, non sono una politica. L’arte, la musica, la cultura in Italia non sono un settore tra i tanti, sono invece una questione vitale per la nazione, hanno a che fare con la sua libertà come nutrimento della coscienza civile.

    Per questo ho ribadito che tra le strade percorribili per affrontare la crisi delle fondazioni vi è sicuramente la maggiore presenza in esse dei privati. Era tra gli obiettivi, non concretizzati, delle precedenti riforme.

    Mancano adeguati vantaggi per le aziende che volessero contribuire finanziariamente alle fondazioni per la scarsità delle agevolazioni fiscali connesse.  Si prevede infatti, per le persone fisiche, le imprese e le società, una detrazione d’imposta o la deducibilità del 19% della somma erogata, ma solo entro il limite del 2% del reddito complessivo dichiarato; una sovvenzione che ritengo limitata e che dovrebbe essere elevata, con conseguente possibilità di sgravi per i privati che si avvicinassero alle fondazioni.

    Una riforma sensata dovrebbe intervenire non solo sui tagli ma anche su aspetti di natura squisitamente fiscale

    Per la nostra città, come ho ribadito, il valore della lirica c’è; è unico, è grande e va preservato: l’apertura della stagione lirica dovrebbe avere lo stesso impatto del Vinitaly.

    Ho concluso ricordando Giuseppe Verdi, il quale scrivendo nel 1883, già senatore a vita, al Ministro dell’istruzione di allora Guido Baccelli, a proposito dei teatri, se ne usciva con questa espressione: «Dote ai teatri. Dote ai teatri e non imposte». «Dote» è la parola appropriata, quella che evoca un’eredità da trasmettere per il futuro, in quanto senza i teatri non ci sarebbe stata l’Italia unita, quella che anche Verdi aveva costruito perché non rimanesse – come disse – «povera, debole, senza libertà e semibarbara.

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