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  • Gheddafi, dalle pagliacciate romane al sangue dei manifestanti

    Pubblicato il 23 febbraio 2011 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    Durante l’ultima visita di Gheddafi a Roma avevo criticato fortemente le pagiacciate del rais e l’atteggiamento disinvolto e colorito di Berlusconi nei confronti del dittatore libico, servito e riverito nella nostra capitale. Lo ricordiamo scorrazzare per la città con ottanta Mercedes, trenta purosangue berberi ed un plotone di amazzoni, impartendo presunte lezioni di corano a giovani hostess pagate a gettone.
    Non sono passati nemmeno sei mesi dalle strette di mano e dalle pacche sulle spalle, dal cappuccino a Piazza Navona e dall’aranciata a Campo dei Fiori e oggi Gheddafi emerge in tutta la sua lucida follia.

    Sta bombardando con l’aviazione i manifestanti ed ha assoldato mercenari per far strage di chiunque lo contesti. Un massacro inaudito, di una ferocia intollerabile per ogni paese democratico e liberale.
    Il delirio del dittatore è proseguito nel suo intervento in televisione: «Resterò a capo della rivoluzione fino alla morte, morirò come un martire» , ha detto, promettendo di «ripulire la Libia casa per casa» se le proteste continueranno. In tal caso, ha aggiunto, ai «ribelli» sarà data una risposta «simile a Tienanmen e Falluja».
    Affermazioni terribili che si commentano da sole.
    L’atteggiamento attendista del Governo italiano di fronte alla crisi libica è stato ancora una volta il simbolo di una politica estera senza direzione. Mentre tutti i grandi paesi ed il Consiglio di sicurezza dell’Onu intervenivano per censurare i massacri e le repressioni di piazza, l’Italia è rimasta a guardare e solo oggi Frattini sembra svegliarsi, abbandonando i toni cauti degli ultimi giorni.
    Il nostro Paese ha storicamente un forte legame con la Libia e molti interessi economici in ballo, inutile nasconderselo, ma la concezione personalistica dei rapporti con i leader stranieri di Berlusconi ci ha condotti in una situazione grottesca ed ancora una volta siamo in forte imbarazzo.
    La dignità del nostro Paese è un valore da salvaguardare e di fronte ad un simile bagno di sangue la reazione deve essere netta e senza tentennamenti.
    p.s.
    «Io sono legato da un’amicizia vera con tutti i leader di questi paesi, col presidente Mubarak e la sua famiglia, col presidente Bouteflika, mio coetaneo, con il leader della Libia e con Ben Ali, presidente della Tunisia»; lo disse il Presidente del Consiglio lo scorso 23 dicembre durante la conferenza stampa di fine anno, rispondendo ad una domanda sui rapporti che il nostro paese intrattiene con i paesi del nord Africa.  Forse è il caso di riflettere sulla nostra politica estera.

     

    Una risposta a “Gheddafi, dalle pagliacciate romane al sangue dei manifestanti”

    1. si sta avvalorando l’ipotesi che essere amici di Berlusconi porti sfiga…

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