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  • I Cinesi futuri “paroni a casa nostra”?

    Pubblicato il 16 settembre 2011 giampaolo 2 commenti Condividi su Facebook
    Ironia della sorte, il governo Lega-Pdl, che ha trascinato il Paese sul baratro, potrebbe mettersi nelle mani dei Cinesi per scongiurare la bancarotta.
    Mentre il teatrino del centrodestra discuteva l’ennesimo maxiemendamamento, l’amministratore della China Investment Corporation (Cic), Low Jiwei, è venuto in visita in Italia con il fine di gettare solide basi per un consolidamento dei rapporti economici e istituzionali tra i due paesi.
    Jiwei ha incontrato il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e quello degli Esteri, Franco Frattini, a cui ha aggiunto colloqui ai massimi livelli anche in Banca d’Italia.
    Secondo il Financial Times, tra l’amministratore di Cic e le autorità italiane si sarebbe discusso di aumentare in modo massiccio l’impegno di acquisto di titoli di Stato italiani, forse fino al 10% (e oltre) dello stock complessivo, che sfiora 1,9 milioni di miliardi. Inoltre nel corso della visita è stata confermata la stima della quota cinese del 4% di titoli di stato italiani.
    Non c’è nulla di confermato, ma l’interesse dei Cinesi testimonia la nostra estrema debolezza. Non fosse in ballo il futuro del Paese potrebbe apparire quasi un destino beffardo per i Leghisti, che da quando hanno incarichi di governo hanno dimostrato incosistenza, vuoto di strategie e immense contraddizioni tra quello che fanno a Roma e quello che gridano sui prati di Pontida.
    I nodi sono venuti al pettine, e non c’è insulto o gestaccio di Bossi che possa risollevare la situazione. Hanno aizzato gli istinti più bassi, cercato lo scontro con qualsiasi “diverso”, seminato paura e odio, ma la loro politica si è rivelata così sterile che ci troviamo in brache di tela col cappello teso proprio al gigante cinese. Saranno i banchieri di Pechino i futuri “paroni a casa nostra?”, è questo il brillante risultato della Lega al governo? 

    “Se la manovra va avanti così rischiamo o di non trovare più bus e tram alle fermate o di pagare i biglietti 5 euro. Rischiamo di dover abbandonare assistenza agli anziani e asili nido e se la manovra non cambia l’anno prossimo non potrà fare nessun investimento, neanche per mettere a posto i marciapiedi”.  Sono testuali parole di Gianni Alemanno, non di Niki Vendola…

    Questo centro destra è arrivato al capolinea per ammissione dei suoi stessi protagonisti. Per il bene dell’Italia devono farsi da parte e non pensare all’ennesima manovra correttiva della manovra correttiva fatta di misure tappabuchi, che pesano sulle spalle di chi ha sempre contribuito, non contengono misure per la crescita né riforme strutturali. Nel Pdl si è al tutti contro tutti nell’attesa della successione al padre-padrone-capo carismatico; nella lega si sta esaurendo il ciclo del vulcanico fondatore e per la prima volta le crepe nell’”ultimo partito leninista”sono così evidenti da animare le cronache politiche degli ultimi mesi.

    Per cortesia, staccate la spina e terminate questa agonia.

     

    2 risposte a “I Cinesi futuri “paroni a casa nostra”?”

    1. Pier Giorgio Confente

      Penso che sui rapporti internazionali ed in particolari per i rapporti con la Cina sia auspicabile un atteggiamento più meditato che la polemica con la lega.
      E’ ovvio che la lega, esasperando il particolarismo, ha indotto parte della popolazione a non vedere il mondo con le sue trasformazioni.
      Sta avvenendo un passaggio epocale tra una economia dominata da USA con Europa al seguito ad una economia che vede nuovi attori principali (Cina, India, Brasile, Sud Africa).
      L’Italia e l’Europa deve uscire da un atteggiamento conservatore ed incontrare con mentalità aperta e nuova questi nuovi attori.
      E’ necessario che il partito in modo “laico” approfondisca queste ipotesi e generi una linea politica conseguente.
      saluti Confente ing. Pier Giorgio

    2. Compito della politica è quello di saper capire, con un certo anticipo, l’evoluzione dell’economia e del mercato del lavoro. Fintantochè ci si arroca al presente, badando a mantenere il consenso anzichè porogrammare il futuro, quel che fa oggi il centrodestra, va da sè che siamo destinati ad un progressivo impoverimento. Proviamo a ipotizzare cosa sarebbe successo se nel 2008 anzichè essere affossati dalla miopia di Bertinotti e soci, il governo Prodi avesse potuto continuare la sua politica di risanamento del debito pubblico (aveva raggiunto il 103,6% nel 2007) con Padoa Schioppa e la lotta all’evasione fiscale iniziata da Visco soprattutto con la tracciabilità dei pagamenti, subito eliminata non a caso dal governo di centrodestra. Oggi probabilmente non saremmo nelle drammatiche condizioni attuali. Purtroppo, nel quadro politico attuale, non vedo all’orizzonte una personalità di qualità morali e di competenza in grado di prendere in mano la situazione.

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