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  • Il confine del razzismo

    Pubblicato il 24 luglio 2013 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Calderoli ha passato il limite. Non è la prima volta che esponenti della politica italiana si lasciano andare ad affermazioni pesanti e razziste. Ovviamente tutti si sono dissociati, anche molti vicini alla sua area, ma non basta derubricare questa uscita a “battuta mal riuscita”  o “scivolone”. Certe frasi, specie se provengono da persone inserite nelle istituzioni, suonano come uno sdoganamento degli istinti peggiori. Non è solo una pessima figura personale, è un danno maggiore, perché lascia passare nel dibattito pubblico un messaggio devastante. Un messaggio ancora più pericoloso in un momento difficile per il Paese nel quale le tensioni sociali accumulate potrebbero esplodere se venisse meno anche l’argine del rispetto delle istituzioni e della dignità della persona.

    Verona-In ricorda giustamente le parole di Primo Levi:

    A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che ‘ogni straniero è un nemico’. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con estrema coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano.

    Il tentativo da parte di esponenti della Lega come Salvini di giustificare certe uscite con il peggior “benaltrismo” è pessimo. Non si copre il razzismo con “abbiamo altri problemi”. Lo sappiamo tutti quanto è dura la crisi, ma perché dovrebbe giustificare la battuta dell’orango?

    Io non difendo una battuta sicuramente infelice, sicuramente inutile, però adesso che diventi il caso di Stato, che sui giornali di oggi sia la prima notizia, quando in Lombardia chiudono venti aziende al giorno, quando rischiamo di finire a gambe all’aria, quando i pensionati non ce la fanno, mi sembra una barzelletta. Che il presidente Napolitano si indignasse per la situazione del lavoro e delle pensioni.

    Ovviamente la vicenda ha vuto la solita eco sulla stampa internazionale e nel mondo politico, gettando ulteriore discredito sul Paese. Basti per tutti il commento arrivato dalle Nazioni Unite per bocca del portavoce dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani, Rupert Colville: “Sono affermazioni scioccanti, soprattutto se a farle è un ex ministro e una persona in un incarico di rilievo”.

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