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  • Il fallimento di Berlusconi è politico

    Pubblicato il 29 novembre 2013 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    La decadenza del senatore Berlusconi sarà ricordata come uno dei momenti topici di questa stagione politica. Le scene di giubilo di certa sinistra o gli attacchi dei falchi belrusconiani fanno parte di una anomalia italiana che ha segnato questo ventennio. Con la decadenza non vengono meno i problemi del paese, né viene meno un certo “berlusconismo” che ormai fa parte della “cultura politica” italiana: un mix di populismo, leaderismo e scarso rispetto delle regole che non scomparirà con la bacchetta magica della decadenza.

    Il governo si professa più solido, speriamo sia così, speriamo riesca ad accelerare l’azione riformatrice fino a qui troppo timida. Mi auguro che l’assenza di Forza Italia possa portare a un dibattito più focalizzato su temi di interesse generale come la giustizia, il fisco o la nuova legge elettorale. Nessuno si attende miracoli: già una normale dialettica tra le forze della “grande coalizione” sarebbe un passo avanti se sganciata dai bisogni di una persona sola.
    Riprendo qui anche l’intervento di mia figlia Mariangela, coordinatrice di Scelta civica Verona su questo passaggio cruciale, per sottolineare che la riflessione sul Cavaliere deve essere politica e prescinde dal lavoro della magistratura.
    È interessante notare anche come la tradizione politica “popolare” abbia ancora tanto richiamo e come venga interpretata in maniera molto elastica…

    Berlusconi accetti la fine del suo ventennio, il fallimento della sua esperienza è politico, a prescindere dalla magistratura. Lasci spazio al ricambio; il sistema è ancora bloccato se il futuro del centrodestra è rappresentato da Formigoni o Casini che cercano in tutti i modi di riciclarsi sotto mentite spoglie “popolari”. Se il Cavaliere non è al governo è anche merito di Scelta civica che ha sempre mantenuto la propria indipendenza e punta a un percorso nuovo e autonomo.

    In questo periodo la parola più usata da tanti berlusconiani in cerca di ricollocamento è “popolare”. La tradizione della politica “popolare” sembra ora la stella polare di ex-berlusconiani, diversamente-berlusconiani, falchi-berlusconiani e qualsiasi altra definizione di questa galassia in movimento orfana del leader. Molti sperano di venire accolti in Europa nel PPE, dove l’ex premier condannato per frode fiscale non gode di grandi simpatie.
    Nel nostro paese la tradizione del Partito popolare ha ben altre radici, distanti, se non antitetiche ai valori del berlusconismo.
    Quando penso alla tradizione popolare penso a Don Sturzo, De Gasperi, Don Milani, Martinazzoli. Penso a un partito laico, cioè che si rivolge a tutti, interclassista e legato all’economia sociale di mercato, attento al valore della persona e agli insegnamenti della dottrina sociale cristiana.
    Penso a Martinazzoli che ai tempi rifiutò di appiattirsi su Berlusconi e mantenne comunque le distanze anche da un socialismo statalista sul viale del tramonto.
    Cosa ha a che vedere questo mondo con il ventennio berlusconiano che volge ora al termine, con la finta rivoluzione liberale, con il populismo spregiudicato, con la fede sbandierata in pubblico in maniera strumentale e umiliata nel privato, con la mancanza di ogni rispetto per le regole?
    Solo pochi mesi fa Berlusconi, per ragioni personali, era pronto a far dimettere i “suoi” parlamentari e a ritirare i “suoi” ministri dal governo. Poi qualcuno, dopo anni di fedele sudditanza, di fronte al leader in declino ha avuto il coraggio (se possiamo definirlo così) di alzare la testa.
    Ma basta una giravolta, dopo anni di fedele servizio al Cavaliere per riscoprirsi “Popolari”?
    Che l’Italia abbia bisogno di un centrodestra nuovo e “normale” (per normale intendo le altre democrazie europee e non il partito azienda), è auspicabile.
    Che la novità vega da Casini o Formigoni mi pare improbabile.
    A Scelta civica non interessa ridipingere i muri della vecchia casa, ne stiamo costruendo una nuova.
    Mariangela Fogliardi

     

    Una risposta a “Il fallimento di Berlusconi è politico”

    1. Ho ascoltato con passione e partecipazione anche emotiva l’intervento della rappresentante dei M5S al Senato durante le dichiarazioni di voto per la decadenza di Berlusconi. Ho applaudito con tutte le mie forze perchè, dopo 20 anni di finte del PD, finalmente una voce certa e concreta a descrivere in poche parole quanto l’Italia ha patito in questi lugubri anni. Anni in cui, le coscienze sono state inquinate dal malcostume, dove la libertà è stata confusa con la protervia dei più furbi e che sarà difficile cancellare. Finalmente ho sentito ciò che avrei voluto sentire dal PD.
      Aldo

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