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  • Il federalismo leghista si rivela un bluff

    Pubblicato il 24 giugno 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Purtroppo le nostre preoccupazioni dei mesi scorsi stanno avendo conferma: il federalismo leghista è una scatola vuota.

    Si basa su tagli dei trasferimenti dello stato centrale ai quali gli ent locali possono mettere una pezza come meglio credono. E’lo stesso trucco usato per l’eliminazione dell’Ici: pura propaganda; alla fine però i conti devono tornare e per i cittadini non cambia nulla.

    Anche Tosi, che invoca con ansia la modifica del patto di stabilità, si è accorto dell’inganno. Ma sembrano lacrime di coccodrillo le sue: è possibile che la storica riforma annunciata in pompa magna venga corretta in un mesetto tirando per la giacca Tremonti e Berlusconi? I due, tra l’altro, sono al momento più impegnati dalle beghe interne del Pdl che dalla politica economica.

    Il mese scorso, durante una audizione in Commissione Vigilanza sull’anagrafe Tributaria, anche l’Anci aveva ricordato la necessità di nuovi vincoli del patto di stabilità, necessari per chiudere i bilanci preventivi e raggiungere gli obiettivi fissati. Tra le questioni in sospeso figurano anche la necessità di modalità certe per l’attribuzione ai Comuni delle quote dei tributi erariali di spettanza regionale, la partecipazione dei Comuni stessi all’accertamento, il coinvolgimento dei Comuni nella ristrutturazione in senso federale dell’anagrafe tributaria, tuttora concepita in modo essenzialmente centralizzato, e un graduale decentramento delle funzioni catastali. Come si vede, dagli annunci alla realizzazione del federalismo il passo non è breve come pensa Calderoli.

    Mi auguro solo che non si ripeta la beffa dell’abolizione dell’Ici: da allora Il grado di “dipendenza erariale” dei Comuni, cioè il rapporto tra quanto lo Stato dà a un Comune e le entrate complessive dello stesso, è quasi raddoppiato, alla faccia del federalismo

    Anche la base del Carroccio e gli amministratori si stanno accorgendo che, in fretta e furia e per alimentare la propaganda padana, i loro esponenti al Governo hanno partorito un «federalismo delle tasse» tradendo le promesse di un fisco meno invadente. La situazione per l’economia del paese è difficile ed il malcontento per la politica economica ondivaga dell’esecutivo, che si risolve in un sostanziale nulla di fatto, ha stancato tutti, anche coloro appena tornati dal verde prato di Pontida

     

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