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  • Il nuovo governo e la centralità del parlamento

    Pubblicato il 17 novembre 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Si è insediato il governo Monti. La regia del presidente Napolitano è stata decisiva per ridare stabilità ad un paese sull’orlo del baratro. E’un governo di tecnici preparatissimi, con curricula di grande prestigio, soprattutto se paragonati ai predecessori (Gelmini, Carfagna, Brunetta, Romano, Prestigiacomo…).

    In molti hanno gridato alla sconfitta della politica, alla tecnocrazia, vivendo con fastidio l’insediarsi di un esecutivo non-politico.
    La situazione era eccezionale e richiedeva un intervento eccezionale. Il Governo precedente aveva fallito miseramente, lasciando un vuoto che il Presidente della Repubblica ha cercato di colmare con l’unico obiettivo di salvare il paese. Andare incontro a tre mesi di campagna elettorale in quelle condizioni sarebbe stato un suicidio.

    Non è il tempo della polemica: le macerie sono di fronte a tutti e chi ci ha trascinato in questa voragine deve avere l’umiltà di fare un passo indietro e cercare la più ampia convergenza per uscire dalla crisi. Mettiamo da parte i rancori e ripensiamo il ruolo della politica e dei partiti perché siamo di fronte ad uno spartiacque.

    Il Parlamento paradossalmente può recuperare una centralità proprio ora, mentre nell’era berlusconiana veniva vissuto con fastidio e chiamato solo a esprimere sterili voti di fiducia al governo.

    Ora che le forze politiche sono momentaneamente lontane dall’esecutivo, possono concentrarsi sugli aspetti legislativi, lavorando nel merito delle riforme necessarie. La riscossa della politica passa da qui, dal ruolo centrale del parlamento. Il teatrino di Berlusconi e Bossi è finito. Ha stancato. Era ormai fuori dal tempo e mi auguro che anche molti colleghi del centrodestra possano tornare a svolgere con costanza, competenza e capacità il loro ruolo politico senza più essere gli yesmen-votafiducia del precedente premier.

    Tutto sta cambiando velocemente e chi saprà cogliere questa nuova fase con spirito costruttivo e senso di responsabilità saprà dare nuovo senso alla politica.

    Se il Governo Berlusconi ha fallito nella politica economica, nelle riforme, nella politica estera, non significa che con lui tutta la politica debba sprofondare. Le forze che si sono strette attorno a Napolitano hanno dimostrato che si può mettere l’interesse generale di fronte all’interesse di bottega. Ora non saremo semplici spettatori in parlamento del governo Monti, ma protagonisti attivi. La politica deve ripartire da qui, risorgendo dalle ceneri del berlusconismo.

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