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  • Il Premier perde consenso tra i cattolici

    Pubblicato il 17 febbraio 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook
    Si sta incrinando il rapporto tra l’elettorato cattolico ed il Cavaliere, come rileva un importante sondaggio svolto dalla Swg per conto dei Cristiano sociali.
    Il 27 per cento dei cattolici che si riconoscono nell’area della maggioranza pur rimanendo su un giudizio globalmente positivo, si ritiene in qualche modo deluso. Il 42 per cento si ritiene invece del tutto soddisfatta
    Le conseguenze giudiziarie ed etiche delle “feste” di Arcore hanno inasprito ulteriormente il contrasto tra il premier e la magistratura nelle percezioni dei cittadini, e lo steso vale per i cattolici praticanti.
    Oggi affronta il tema anche Europa, in un articolo dove si evidenzia lo smottamento nel mondo cattolico. Mimmo Lucà scrive: “Per il 57 per cento si è avuto un peggioramento delle opinioni relative al premier, anche se gran parte di questi, il 40 per cento partiva già da un parere critico. Il fatto, però, che per il 17 per cento dei cattolici praticanti lo scandalo abbia rappresentato una motivazione a cambiare il proprio giudizio sul Cavaliere da positivo a negativo, dimostra l’importanza che la questione riveste nelle percezioni dell’elettorato cattolico”.
    Il comportamento del Premier ha smosso in questi mesi anche le gerarchie ecclesiastiche e questi richiami al premier sono stati interpretati con sensibilità differenti.
    “Secondo l’opinione prevalente – prosegue Lucà – i richiami della Chiesa sono stati di carattere generico e troppo indulgenti. Circa la metà dei cattolici praticanti avrebbe preferito un rimprovero più chiaro e diretto alla condotta del presidente del consiglio, mentre poco più di un terzo condivide la linea moderata.
    Non si devono strumentalizzare le parole dei vescovi. Ma, certo, non si può nascondere che per un non breve periodo si è temuto il silenzio, la prudenza, se non addirittura l’ambiguità rinunciataria. Invece la Chiesa ad un certo punto è intervenuta, con parole forti e autorevoli”.
    Quindi, la questione delle reazioni al comportamento del Premier si inserisce anche nelle relazioni tra i credenti e l’autorità ecclesiastica: “Il rischio – conclude Lucà – è quello di incrinare irreparabilmente la credibilità della Chiesa nell’azione pastorale e del suo stesso ministero di amore e di verità nella vita civile e nel dibattito pubblico.
    Il rischio è quello di non vedere che in questo degrado dell’etica pubblica è in gioco un insieme di valori non meno negoziabili di quelli tante volte evocati nel dibattito sulle questioni eticamente sensibili, come la legalità, la moralità, la dignità della persona umana e della donna in particolare, la giustizia, il decoro e l’onore delle funzioni pubbliche”.

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