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  • Il sindaco surrealista

    Pubblicato il 21 giugno 2012 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Uno spettro si aggira per Verona: la mostra “Mirò poesia e luce”.
    E troverà buona compagnia in città. Ricordate l’altra mostra fantasma, “I capolavori del Louvre”?
    Dopo questi brillanti risultati il sindaco ha giustamente deciso di tenere per sé – ironia della sorte – la delega alla cultura.

    In marzo, l’allora assessore Perbellini la presentava in pompa magna: “L’iniziativa – diceva – è a costo zero per il Comune di Verona, che guadagnerà anche una percentuale degli incassi, rappresenta una grande occasione per la promozione della cultura e dell’arte anche nel periodo estivo”. Sembrava quasi troppo bello per essere vero.

    La questione Louvre non venne però mai chiarita con il promoter Marco Goldin.
    Perché il Comune di Verona, se non aveva responsabilità sul flop, non fece causa alla società organizzatrice per il grave danno di immagine e i disagi causati a chi aveva già prenotato?
    Presentai anche una interrogazione al Ministero, ai tempi guidato dal poeta Bondi, ma non mi è mai giunta risposta. Tutto venne insabbiato.

    La cultura cittadina stava per vedere la luce in fondo al tunnel con la nuova mostra dedicata all’artista spagnolo. Ma le perle del surrealismo contemporaneo più raffinate ce le regala sempre il nostro sindaco: dall’improvvisa scomparsa degli autobus (uno scherzo situazionista?), alle mostre inesistenti (surrealismo puro), al cupo bilancio del catullo (ai confini del gotico). Nella Verona surreale di Tosi la realtà è sempre più deformata e distante dalla propaganda ufficiale.

    Questa volta sembra che all’ultimo momento non si sia trovato l’accordo sui costi di gestione della Gran Guardia, la sede che avrebbe ospitato l’evento. La mostra è quindi rimasta a Roma, quasi una nemesi “artistica” delle fallimentari politiche federaliste dei padani.

    Apprendo dalla stampa che il Comune agirà in sede legale contro la società organizzatrice (Arthemisia Group). Bene, così la magistratura farà chiarezza. La stessa chiarezza che ancora invoco sul caso Louvre-Goldin. Ovviamente mi auguro che Verona esca vincitrice dall’eventuale contenzioso.

    Rimangono però delle perplessità: come è possibile che nella quarta città turistica del paese saltino due mostre di caratura internazionale a poco tempo di distanza? C’è del dilettantismo alla base? Non vengono chiariti i rapporti con gli organizzatori? Che tipo di contratti vengono stipulati?

    Tre indizi fanno una prova, diceva Agatha Christie, ma per noi queste due vicende sono abbastanza. Siamo comunque perplessi dall’operato dell’amministrazione e ci auguriamo, per il bene della città, di non avere ulteriori indizi.
    Speriamo che si faccia al più presto chiarezza sulle responsabilità e si caccino i fantasmi del passato e gli eventuali amministratori responsabili. Preferiamo la città dell’amore a quella degli spiriti.

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