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  • Il tema della rappresentanza, nella politica come nelle società.

    Pubblicato il 4 marzo 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook
    Nel dibattito legato al lancio della rivista Idem, ampiamente trattato da L’Arena,  si è discusso del tema della rappresentanza. L’interevnto del Presidente del Consiglio di vigilanza del Banco Popolare ha ispirato questa mia lettera al direttore de L’Arena.
    Ho sottolineato l’esigenza di cambiare il meccanismo di voto all’interno del Banco Popolare.
    La lettera, purtroppo, non ha ancora trovato spazio tra le pagine del quotidiano…
    Egregio direttore,
    ho seguito dalle pagine del suo giornale il dibattito legato la lancio della rivista Idem che ha coinvolto, durante un convegno alla Sala Maffeiana, autorevoli personalità come Massimo Cacciari, Angelo Panebianco ed Emanuele Parsi.
    Non posso che esprimere i miei migliori auguri ad una nuova rivista, a diffusione nazionale, che tratterà di politica, economia, filosofia, architettura, letteratura, musica e arte.
    Tra i temi considerati fondamentali per il rilancio del Paese è emerso quello della rappresentanza.  L’avvocato Carlo Fratta Pasini, Presidente del Consiglio di vigilanza del Banco Popolare, sponsor dell’iniziativa, ha giustamente criticato l’attuale legge elettorale: «va modificata – ha dichiarato – perché a fronte di buoni amministratori locali esiste una classe politica centrale scelta da partiti sganciata dalla realtà del Paese».
    Non posso che essere d’accordo; anche io sostengo la necessità di una riforma, e qualora si dovesse tornare al voto con l’attuale “porcellum” proporrò primarie all’interno del mio partito per comporre le liste; una soluzione che restituirebbe, per lo meno al nostro elettorato, la possibilità di valutare direttamente l’operato dei propri rappresentanti e decidere se riconfermarli o meno.
    Come l’avvocato Fratta Pasini auspica il ricambio nella classe politica, allo stesso modo io mi auguro che anche all’interno di grandi istituti come il Banco Popolare il meccanismo di voto possa garantire sempre di più la rappresentanza degli interessi in gioco ed ricambio.
    Per questo, ora che il Banco è una società per azioni, sarebbe opportuno che si votasse in base effettiva partecipazione al capitale della società.
    Infatti, l’attuale meccanismo, “una testa un voto”, rappresenta una illusione di democrazia interna in quanto l’estrema frammentazione dell’elettorato rende alla fine il gioco facile al consolidarsi degli assetti storici più che ad un reale confronto tra gli azionisti sui risultati della società.
    Il  voto capitario, infatti, aveva senso quando le popolari non erano grandi imprese quotate in borsa, ma mutue.
    Mi auguro che l’argomento, sicuramente di grande interesse,  trovi spazio nei prossimi numeri della nuova rivista Idem.
    on. Giampaolo Fogliardi
    (Mercoledì 2 marzo 2011)

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