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  • La fine di un’epoca

    Pubblicato il 6 maggio 2013 giampaolo 2 commenti Condividi su Facebook

    Con Giulio Andreotti se ne va un pezzo della nostra repubblica; forse l’emblema – a livello politico – di tutta la fase che dalla assemblea costituente è arrivata all’inizio degli anni ’90.
    Andreotti è stato il simbolo della Dc che ha guidato l’Italia dalle macerie del dopoguerra al boom industriale fino al (primo) crollo del sistema politico.
    Ha incarnato la realpolitik italiana: sempre in equilibrio, sempre legato al potere (tanto da divenitene simbolo), ma sempre aperto al dialogo con tutti. Celebre per il suo pragmatismo, tanto che Montanelli coniò la famosa frase: “Quando andavano in chiesa insieme, De Gasperi parlava con Dio, Andreotti col prete”; alla quale il sette volte presidente del consiglio rispose con autoironia: “Perché il prete votava e Dio no!’”
    Non nascondiamo le fasi controverse della sua carriera politica: dalla gestione del caso Moro alle accuse di rapporti con la mafia, emerse dopo l’assassinio dell’europarlamentare a lui vicino Salvo Lima.
    Andreotti ha incarnato un’epoca e con essa tutte le sue contraddizioni; contraddizioni che erano tratti distintivi di una democrazia appena nata e di uno stato “giovane” e per certi versi ancora fragile.
    Oggi termina definitivamente un’epoca. Guardiamo con rispetto al nostro recente passato, ma ci auguriamo allo stesso tempo che l’Italia possa quanto prima voltare pagina. Viviamo una realtà che è fortemente cambiata dai tempi della Prima repubblica e che richiede un assetto stabile in linea con le grandi democrazie occidentali.

     

    2 risposte a “La fine di un’epoca”

    1. Antonio Scanziani

      Caro dottore Fogliardi,
      complimenti per la capacità di sintesi nel ritratto di Giulio Andreotti. Sono un novello “ottuagenario” e ho vissuto l’immediato dopoguerra anche se “ragazzino” tredicenne.
      E’ difficile spiegare a chi vive oggi, il senso dello Stato che distingueva i politici di allora, Andreotti compreso.
      Sono stati proprio i politici, De Gasperi, Pacciardi, Sforza, Einaudi,Segni,Parri,Nenni, Togliatti, Di Vittorio (per citarne alcuni) a trasmettere agli italiani (con il loro lavoro) il senso della comunità e la voglia di lavorare, uniti per la ricostruzione. L’Italia riuscì a creare un miracolo economico ben prima della Germania e negli anni ’50 il benessere economico, pur all’inizio, era superiore quello inglese che pure era tra le nazioni vincitrici della guerra.
      Ebbene Giulio Andreotti, poco più che ventenne fece parte di questa cerchia e forse si può considerare sopravvissuto a quell’epoca e a se stesso
      Cordialmente
      Antonio Scanziani Champ (osservatore, ammiratore e innamorato dell’Italia come svizzero, ma di ceppo italiano).

    2. Caro Dottor Scanziani La ingrazio per la Sua sempreattenta lettura e riflessione che sono per me un onore. Giampaolo Fogliardi.

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