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  • La Lega lasci perdere il razzismo

    Pubblicato il 17 gennaio 2014 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    Mi aspetto che la Lega Nord si concentri su proposte concrete perché tirare fuori argomenti razzisti è un segno di inciviltà e di mancanza di idee. Gli argomenti non mancano: lavoro, crisi economica, fisco… L’ossessione per il Ministro Kyenge è fuori dalla storia e non aiuterà in alcun modo le tante imprese in crisi della “Padania”. Propongo l’intervento di mia figlia Mariangela sul tema.

    Salvini a corto di idee rispolvera il razzismo

    Gli attacchi razzisti alla ministra Kyenge, la minacciosa pubblicazione della sua agenda e i riferimenti alla “negritudine” sono lo specchio di una Lega Nord che cerca in maniera grossolana di nascondere le proprie difficoltà, tutte politiche, dietro a polemiche sterili se non pericolose.
    La Lega Nord ha fallito sia come movimento di protesta che come come partito di governo. Non serve elencare gli scandali che hanno fatto calare ai minimi storici la fiducia nel movimento, da Belsito, a Trota a Rosi Mauro, solo per citare i più folkloristici.
    Reagire facendo leva sugli istinti più beceri, gridare alla pancia, sollevare mostri mai del tutto sopiti come il razzismo e la xenofobia è un esercizio pericoloso che condanno fermamente.
    I problemi del Paese rimangono sul tavolo e dopo vent’anni che il leghisti si aggirano nei palazzi del potere passi avanti non ne abbiamo visti.
    Mariangela Fogliardi

     

    Una risposta a “La Lega lasci perdere il razzismo”

    1. La dottoressa, e ora ministro, Kyenge, si è laureata con mille difficoltà in più rispetto ad altri studenti e merita, non solo per questo, rispetto come persona indipendentemente dalla razza o per la statura come ricordo l’ilarità di molti, adesso indignati, di un altro precedente ministro. La Lega, a mio avviso, sbaglia nella forma, poi nel merito delle proprie idee ciascuno può avvallare o dissentire.

      L’immigrazione è una questione seria e complessa che incide, comunque venga affrontato, in aspetti quali la sicurezza del territorio, l’assistenza, la sanità, il diritto qualora viga lo ius soli (con il rischio di vedere centinaia di migliaia milioni di puerpere partorire in Italia), l’integrazione o meno con la popolazione con il rischio di creare ghettizzazioni per citare solo alcuni.

      Dal dizionario Treccani: “PRECONCETTO: propriamente: concepito prima. Si dice soprattutto di idee e giudizi formulati in modo irrazionale, sulla base di prevenzioni, di convinzioni ideologiche, di sentimenti istintivi, spesso per partito preso e senza esperienza personale .”

      Il pregiudizio, a differenza del preconcetto, incide maggiormente nelle nostre “credenze popolari”, si insinua con più forza negli schemi culturali che la “moralità dominante” ci impone e per questo è forse più dannoso. Perchè compone quello che diventa la nostra mappa di giudizio, la nostra capacità di orientamento intorno ai fenomeni sociali esterni. Allport sostiene che un concetto errato (che è sempre possibile) si trasforma in pregiudizio quanto rimane irreversibile anche di fronte a nuovi dati conoscitivi.
      L’irreversibilità è facilmente constatabile nella logica della “eccezione”. Se riteniamo, pregiudizialmente, che ad un dato gruppo di persone ben si attagli l’etichetta di “ladri” (per esempio i rom), ben difficilmente cambieremo opinione di fronte a persone che in tutta evidenza si comportano in modo difforme dal nostro pregiudizio. E se proprio non riusciamo a reggere la dissonanza cognitiva generata da un comportamento impensato (ad esempio un ragazzo rom che ci insegue per restituirci il portafoglio perso o la borsa dimenticata) possiamo fare appunto ricorso alla logica dell’eccezione. Che, al solito, conferma la regola: i nomadi sono ladruncoli e ciò che mi è accaduto è una eccezione che conferma l’assunto di fondo.

      Detto questo, il 90% delle nostre cognizioni sono in realtà preconcetti, come lo leggo dal suo giudizio; accomunando l’elettorato leghista agli spiacevoli scaldali dei più noti dirigenti, e per la manifesta barbara forma di razzismo di pochi altri.

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