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  • La solitudine del Papa

    Pubblicato il 9 aprile 2015 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Udienza generale di Papa FrancescoÈ stata un Pasqua difficile per migliaia di Cristiani nel mondo: c’è una vera e propria persecuzione in atto e non possiamo far finta di niente, anche se il tema è scivolato nell’indifferenza dei media e della politica.

    “Auspico – ha detto Papa Francesco dopo la preghiera mariana del Regina Caeli – che la Comunità Internazionale non assista muta e inerte di fronte a tale inaccettabile crimine, che costituisce una preoccupante deriva dei diritti umani più elementari. Auspico veramente che la Comunità Internazionale non rivolga lo sguardo da un’altra parte”.

    Nei giorni in cui abbiamo celebrato la resurrezione di Cristo, il Papa ha voluto porre l’accento sulle sofferenze dei Cristiani nel mondo moderno. Quello che mi ha colpito non è l’intervento del Santo Padre, giusto, equilibrato e tempestivo, ma il silenzio che lo ha circondato. Il silenzio delle istituzioni italiane e dei politici ai vertici del nostro Paese che hanno preferito “bypassare” un tema spinoso come se non ci riguardasse.

    Il fatto che il cuore del problema non sia sotto ai nostri occhi non significa che non ci riguardi né che non riguardi il nostro futuro come comunità unita da alcuni valori fondamentali e fondanti, a prescindere dalla fede. A maggior ragione spaventa la mancanza di una voce forte che nel panorama politico attuale sappia farsi sentire su questo tema. Che fine ha fatto il cattolicesimo popolare? Eppure sulla carta il popolarismo viene sfoggiato, quando fa comodo, come “pedigree” politico o come nobile influenza da molti esponenti di spicco dell’attuale classe dirigente del Paese.

    Non ne faccio una questione legata strettamente alla fede: ho vissuto l’impegno politico sempre in modo laico e questo tema secondo me solleva grandi interrogativi alla società nella sua interezza. Discutiamo di tutto e del contrario di tutto, il governo presenta ogni giorno una nuova riforma, ma perdiamo di vista i valori fondanti del “patto sociale” che ci rende una nazione civile e democratica.

    Mi ha colpito l’intervento di Lucia Annunziata sull’Huffington post. Si dichiara, come sappiamo, convintamente atea, ma da persona intelligente sa cogliere il nocciolo del problema, che va al di là della fede, e appunto fa notare come: “la notizia di questi giorni è la solitudine in cui è stato lasciato proprio questo popolarissimo Papa, da mesi voce unica nel denunciare le stragi dei fedeli e oggi unico capo di stato a puntare il dito contro l’immobilismo delle Nazioni Occidentali su questi eccidi. L’esatto contrario di Charlie Hebdo, insomma”.

    Poi Annunziata, da donna progressita, si chiede perché anche la sinistra, sempre in campo per mille cause, qui sia inerme: “Ma, eccezion fatta per pochi, mai una volta, in tutte queste passioni si sono inseriti la pena o l’orrore per la morte di uomini e donne a causa della loro fede. La morte cioè come violazione finale del diritto più importante della libertà personale. Fede che, per altro, è quella della maggioranza del nostro paese, ed è anche la base della definizione (volerlo o meno) della storia e della cultura del continente in cui viviamo”.

    Quindi la difesa dei cristiani perseguitati nel mondo ha un significato universale, oserei dire fondante per una cultura che voglia dirsi pienamente democratica e libera, a prescindere dalla fede o dall’essere o non essere “di sinistra”.

    Invece oggi sembra essersi smarrita nella polemica quotidiana, nella lotta intestina dei partiti, nella politica dei piccoli posizionamenti strategici, quella tensione ideale che ha animato le stagioni cruciali del nostro Paese. C’è ancora, tra i cattolici impegnati in politica, chi sa dar voce a questa tensione, chi sa battersi per questi valori e per questi ideali?

    Giampaolo Fogliardi

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