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  • Metà degli italiani alla finestra

    Pubblicato il 14 giugno 2013 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Amministrative: chi ha vinto? Chi ha perso? C’è la rimonta del centrosinistra? La crisi (ancora) del centrodestra?
    Sono perplesso. Abbiamo perso tutti. L’astensionismo è ai massimi livelli. Nella capitale d’Italia siamo al 45%; più di un cittadino su due è rimasto a casa.

    Il nostro Paese ha una grande storia democratica: alla fine degli anni ‘70 ben nove italiani su dieci si recavano alle urne. La media poi ha continuato a calare, fino ai livelli “americani” di oggi.

    Alcuni noti politologi non ne fanno un problema. Roberto D’Alimonte spiega sul Corriere che «il calo dei votanti non è per forza un male»: «Le ideologie sono in crisi – dice – ma la «legittimità dei votanti è intatta».

    Mah. L’esempio “anglosassone” una volta tanto non mi sembra da seguire.

    Non penso che i cittadini siano così distanti dalla politica, penso che non trovino sbocchi, che siano stanchi di “turarsi il naso” o di scegliere il meno peggio.
    Ovviamente faccio i complimenti ai tanti amministratori di centrosinistra che si sono affermati. Non è un mistero che molti di loro si siano guadagnati la stima degli elettori nel tempo rispetto a un centrodestra sempre più piegato sul suo leader; leader che a livello amministrativo ha storicamente meno mordente.
    Il centrodestra è stato sconfitto anche a Brescia, città dove governava e dove Silvio Berlusconi aveva tenuto qualche settimana fa un contestato comizio. A Treviso fa notizia la sconfitta dello storico sindaco leghista Giancarlo Gentilini. La crisi della Lega è un altro capito rilevante di queste elezioni.

    Detto questo, parlare di vittorie, affermazioni, rimonte o cambi dello scenario politico mi pare prematuro. Gli elettori “storici” di centrosinistra sono andati a votare, gli altri hanno disertato.
    La vittoria, preoccupante, è dell’astensionismo.

    La metà degli italiani sono rimasti alla finestra a guardare, in attesa di un’offerta politica coerente con le loro attese. Questa Italia è la vera maggioranza del Paese. Non si è espressa, vero, e quindi i nuovi amministratori eletti in questa tornata sono pienamente legittimati a governare e gli auguro ogni bene, però la questione politica è aperta.

    Anche Grillo, a forza di gridare, si è sgonfiato. Non ha voluto assumersi le proprie responsabilità quando era il momento e ora deve riflettere. Con gli insulti non si governa; ci si sfoga, ma una volta che ci si è sfogati i problemi rimangono sul tavolo. Troppo facile urlare e basta.

    Cosa si aspettano gli Italiani dalla Politica? Difficile definirlo, sospetto si tratti di qualcosa di molto “semplice” (semplice tra virgolette, dato che i due principali partiti non riescono più a intercettare un consenso diffuso). Parole come buon senso, concretezza, riformiso non sono termini vuoti. Sono il cardine di quella cultura del “buon padre di famiglia”, una espressione usata anche in giurisprudenza. Una espressione che riassume perfettamente un mondo, un modo di fare.

    La seria politica del “pater familias” è l’elemento che manca nel panorama politico. I bizantinismi congressuali del Pd (si è già riaperto il “dibattito interno”…) o la condotta di alcuni esponenti del centrodestra sembrano molto distanti dal pragamatismo, dal buon senso e dalla fermezza di quello che serve: la politica del padre di famiglia.

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