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  • Le Pmi tradite

    Pubblicato il 29 gennaio 2013 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Ho letto sulla stampa il grido di dolore delle piccole imprese: nel giorno di mobilitazione nazionale di Rete Imprese ( a Verona ospitata nella sede di Confcommercio) solo pochi candidati alle prossime elezioni hanno partecipato all’incontro con gli esponenti delle categorie. Un grave errore.

    Il Presidente Arena ha commentato: “alla politica non chiediamo favori o privilegi, ma di poter lavorare. La politica deve tornare al territorio”. Capisco perfettamente il punto di vista delle piccole imprese, sia come professionista, sia per il lavoro che ho svolto in questi anni in Commissione Finanze.

    Quante volte ho lottato contro l’eccessiva burocratizzazione, le scadenze insensate, la mole di documenti poco utili richiesti a chi deve lavorare. La politica deve mettersi in testa che le Pmi sono la spina dorsale del nostro sistema produttivo, sono creatici di ricchezza. Dovrebbero essere in cima ai pensieri dei futuri rappresentanti del nostro territorio.

    Leggi l’articolo del Corriere di Verona

     

     Il grido di dolore delle imprese «Ma i politici ci snobbano» Pdl assente, solo un leghista. Arena: «Non c’è interesse» VERONA — «Non è possibile confrontarsi con questa politica», sospira Paolo Arena, presidente di Confcommercio Verona. Alla giornata di mobilitazione nazionale di Rete Imprese – che a Verona è stata ospitata proprio nella sede di Confcommercio, al Quadrante Europa – il pubblico avrebbe dovuto essere costituito dai candidati alle prossime elezioni. A loro, futuri parlamentari, la categorie economiche intendevano manifestare non solo il grido di loro in cui versano molti degli associati, ma anche chiedere, anzi pretendere, risposte e impegni chiari.
    Non si è fatto vedere quasi nessuno, ad eccezione di una manciata di candidati che, per la posizione in lista o per il peso ridotto del loro partito, non saranno quasi sicuramente eletti: Alessandra Salardi del Partito democratico (accompagnata dal consigliere regionale Roberto Fasoli), Germano Zanini di «Scelta Civica con Monti», Franco Bocchini e Emanuele Armellini di «Fermare il Declino», Fabrizio Comencini della Liga Veneta, Carlo Nicoletti di «Io Amo l’Italia». L’assenza più clamorosa è quella del Pdl, che per tanti anni si è impegnato a rappresentare proprio le istanze del mondo produttivo: nemmeno un esponente dei berlusconiani ha fatto capolino. Quanto alla Lega, anch’essa costituzionalmente vicina al popolo delle partite Iva, ha mandato allo sbaraglio il solo consigliere provinciale Ivan Castelletti, candidato alla Camera ma troppo lontano dal vertice per sperare di essere eletto. «Voi della Lega avete governato per dieci anni e siete ancora qua a piangere il morto», gli ha urlato un artigiano dalla platea, dopo il suo intervento. In sala è scoppiato un fragoroso applauso.
    «Capisco la rabbia, ma non siamo qua per tirare pomodori: vogliamo ascoltare proposte concrete», ha avvertito Arena quando la temperatura, in sala, si è fatta rovente. Sul palco, con lui, i rappresentanti delle principali categorie. Angiolina Mignolli, presidente della Cna: «Una piccola azienda paga proporzionalmente un conto energetico più alto di una grande: qualsiasi consulente consiglierebbe di chiudere». Andrea Bissoli, presidente di Confartigianato: «Pochi politici in sala? Forse sono stati frenati dalla neve, a differenza degli artigiani – ha esordito – Hanno chiuso bottega sei di noi ogni giorno nel 2012, siamo allo stremo». Massimiliano Pontarolli, presidente di Casartigiani: «La politica continua a vederci come potenziali evasori, invece che come produttori di ricchezza». E poi Silvano Meneguzzo, presidente di Confesercenti: «Noi siamo l’Italia che lavora, ma in questo Paese le imprese muoiono, e talvolta muoiono anche i loro titolari». «Alla politica non chiediamo favori o privilegi, ma di poter lavorare – ha tirato le somme Paolo Arena – ma la politica deve tornare al territorio, perché oggi i parlamentari sono nominati dai partiti e non sono interessati ad ascoltare i cittadini. Vogliamo poter scegliere i nostri rappresentanti, per poter dire, la prossima volta: “hai fallito, non ti voto più”». Diversi gli interventi dalla platea, le lagnanze sono le solite: la tassazione troppo elevata, gli accertamenti fiscali «punitivi», la concorrenza al ribasso degli extracomunitari, il sempre più problematico accesso al credito. E poi i pagamenti, sempre in ritardo: «Una volta c’era il bollettino dei protesti – ha detto un artigiano – facciamo un bollettino degli insoluti, rendiamo visibili i mascalzoni che non pagano».
    Anche nelle altre città del Veneto, come a Verona, la politica che conta ha disertato la chiamata di Rete Imprese. A Venezia, il presidente regionale di Confcommercio Massimo Zanon non ha saputo trattenersi contro il centrodestra che ha marcato visita. «O che noi abbiamo sbagliato indirizzo o che avevano troppi impegni per confrontarsi con le associazioni di categoria. Evidentemente Lega e Pdl non hanno bisogno dei nostri voti perché si sentono già eletti». A Vicenza, mancavano del tutto i leghisti, a Padova i rappresentanti delle categorie hanno inscenato una protesta in mutande.

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