Solo un altro blog targato WordPress
Icona RSS facebook
  • Liberare risorse per la crescita. L’ipotesi del “Fondo patrimoniale”

    Pubblicato il 12 aprile 2012 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    Anche se il 2013 segnerà l’arresto nel percorso d’indebitamente pubblico, il debito accumulato, che ha raggiunto a fine 2011 la cifra di 1935 miliardi, rimane il problema centrale e mette a rischio la stabilità del Paese. Il tema che ora si pone è di intervenire con rapidità sul debito adottando misure che non deprimano l’ economia e garantiscano la coesione sociale.

    In termini numerici la pressione fiscale, così come stimata da Banca d’Italia, dovrebbe passare dal 42,3% sul Prodotto Interno Lordo (PIL) del 2010 al 42,7% del 2011 e dal 2012 si attesterebbe su valori intorno al 43,8%, non avendo incluso in questa stima, però, né gli eventuali effetti dell’attuazione della delega fiscale e assistenziale né i possibili maggiori prelievi fiscali che gli enti decentrati potrebbero disporre per compensare i tagli apportati con le manovre estive ai trasferimenti dallo Stato.

    Da questo punto di vista sembra oggi utile, necessario e non rinviabile dedicare all’abbattimento del debito pubblico la dismissione di una frazione del patrimonio dello Stato operando dismissioni di immobili pubblici e privatizzazioni e cessioni di quote azionarie di aziende pubbliche.

    Un risultato significativo che libererebbe risorse per le successive riduzioni del debito o per contribuire a politiche di investimento e di crescita, prima fra tutte una riforma fiscale che alleggerisca il peso alle fascie più deboli dei contribuenti, alle famiglie ed alle imprese.

    In alternativa alla diretta privatizzazione vi sono anche importanti proposte tese alla valorizzatone, in funzione della riduzione del debito, delle proprietà delle Stato mediante la realizzazione di un “Fondo patrimoniale” in cui far confluire oltre alle proprietà immobiliari anche le azioni di imprese pubbliche possedute dal Tesoro, quotate e non, per la parte eccedente il loro controllo. Tale Fondo mediante l’assorbimento di titoli di debito pubblico potrebbe portare, secondo alcune stime dei proponenti, ad un abbattimento fra il 10 ed il 20 % nel rapporto debito/PIL nel giro di due tre anni, svolgendo anche una funzione economicamente propulsiva.

    Sulla base di queste valutazioni ho presentato, con i colleghi Benamati, Fioroni, Rubinato, Ginoble, Viola, una interrogazione al Presidente Monti per sapere se le nostre proposte siano rispondenti alle valutazioni del Governo. Chiediamo inoltre quali misure abbia in programma l’esecutivo per attuare una significativa riduzione del debito pubblico che possa concorrere alla stabilizzazione della finanza pubblica e al contempo liberare più rapidamente risorse a favore dei cittadini e delle imprese.

    Interrogazione debito_testo integrale

     

    Una risposta a “Liberare risorse per la crescita. L’ipotesi del “Fondo patrimoniale””

    1. Visto che comunque si dice che il governo Monti sia il governo delle banche…Invece di creare un fondo patrimoniale, che correrebbe il rischio di essere l’ennesimo carrozzone all’italiana, io passerei direttamente alle banche gli immobili, “vendibili”, dello stato, in proporzione ai titoli di stato dalle stesse detenuti e secondo logiche regionali di posizionamento degli sportelli sul territorio. La vendita successiva da parte delle banche ai privati avrebbe come effetti immediati:
      -calo del debito pubblico di circa 100 miliardi
      – aumento del core tier1 delle banche
      – conseguente loro valutazione positiva di borsa (+ 50/80 %)
      – incasso da parte dello stato del 20 % fiscale dell’incremento del valore di borsa delle banche
      – nuove disponibilità per le erogazioni degli istituti di credito alle fondazioni bancarie, che le potranno reinvestire nel sociale;
      – più soldi reali per dare credito alle imprese.
      Solo più tardi, a corsi di borsa elevati, andrei a vendere le azioni dell’Eni, Snam etc.
      Cordiali saluti
      Antonio-Verona

    Lascia un commento