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  • Liquidare quella parte del patrimonio pubblico che non è essenziale per lo svolgimento delle funzioni fondamentali di Stato

    Pubblicato il 20 aprile 2012 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    L’agenda del «Governo Monti» e` stata fin qui dominata dall’emergenza. La pericolosità della situazione che si è determinata sui mercati finanziari nell’estate scorsa ha reso necessario ed indifferibile un intervento urgente di riaggiustamento dei conti pubblici a fine 2011, accompagnato dell’ impegno di giungere al pareggio di bilancio nel 2013.

    Ho sottoscritto una proposta che il collega Benamati presenterà a breve che punta a liquidare quella parte del patrimonio pubblico che non è essenziale per lo svolgimento delle funzioni fondamentali di Stato e amministrazioni locali. Proponiamo di usare il ricavato delle cessioni per abbattere questo gigantesco debito pubblico. Appare comunque evidente che alcune di queste cessioni patrimoniali richiedono un lavoro preparatorio niente affatto semplice.

    Anche se il 2013 segnerà l’arresto nel percorso d’indebitamente pubblico, il debito accumulato, che ha raggiunto a fine 2011 l’impressionante cifra di circa 1935 miliardi, mette a rischio la stabilità del Paese. Il tema che ora si pone è di intervenire con rapidità sul debito adottando misure che non deprimano l’ economia e garantiscano la coesione sociale.

    La stessa Corte dei Conti ha messo in luce la necessità di ridurre il debito nel rapporto intitolato “Analisi annuale della crescita per il 2012“ ove in tema di risanamento e crescita, si indica chiaramente come “…non si può, pertanto, rinunciare a ridurre lo stock del debito attraverso la cessione di quelle parti del patrimonio pubblico non funzionali allo svolgimento dei compiti essenziali delle amministrazione non soggetto a tutele artistiche e patrimoniali”.

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