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  • Ludopatia, usura e riciclaggio

    Pubblicato il 31 gennaio 2014 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Oggi sul Corriere di Verona si parla di gioco d’azzardo e ludopatia, autentiche piaghe sociali contemporanee. Che lo Stato biscazziere incentivi queste attività è pericoloso e sbagliato. Ben venga ogni voce che ribadisce il pericolo del gioco d’azzardo, un fenomeno, ricordiamolo che colpisce le fasce più deboli della società.

    Ha i contorni di una patologia, ma non conosce farmaci per la cura. E’ un «fenomeno sociale», ma viene lasciato nel limbo di uno Stato che lo sfanga quando diventa un problema. E lo cavalca quando viene ritenuto una risorsa. Quella su cui va rafforzandosi anche la criminalità organizzata. E’ il gioco d’azzardo, nella sua forma estrema. Quella «ludopatia» e le sue conseguenze, anche da un punto di vista d’infiltrazioni mafiose e dei costi economico-sanitari di cui ieri si è discusso al polo Zanotto in un incontro organizzato in vista del 21 marzo, giornata della memoria delle vittime innocenti di mafia.

    Nell’articolo si mettono in luce anche le similitudini tra la ludopatia e altre tossicodipendenze. Ricordiamoci che nel veronese sono presenti 6200 slot machines.

    Ne hanno parlato Pierpaolo Romani, coordinatore nazione di Avviso Pubblico, Paolo Vanzini, psichiatra e coordinatore di Self-Help, Roberta Tedeschi, avvocata del Movimento Consumatori, Luca Mori, docente di Sociologia generale all’università e Damiano D’Angelo, responsabile dell’ufficio antiusura del Comune di Verona, moderati da Angiola Petronio redattore del Corriere di Verona. E a parlare di quella che, è stato spiegato, è qualcosa che va al di là della semplice «patologia» intesa come malattia, sono i dati. Per quanto riguarda Verona città l’incremento di video lotterie che hanno vincite superiori ai 100 euro e che sono collocate nelle sale gioco, l’incremento tra il 2011 e il 2012 è stato del 105,32%. Mentre, nello stesso periodo, l’aumento di slot machine è stato del 4,82%. Nel 2012 in provincia di Verona erano 6.268 le slot machine attive. E la legge prevede che, al momento, i Comuni non possano far nulla per arginare un fenomeno che non solo è in crescita, ma i cui danni familiari, economici e sociali sono devastanti. Stando agli ultimi dati Eurispes un quanto degli italiani gioca abitualmente. E quel calvario che inizia con pochi euro e che con l’andare del tempo obnubila la mente le finanze, fino a portare all’usura e alle infiltrazioni criminali che portano capitali da riciclare, non viene riconosciuto da uno Stato che ne è, a livello di introiti, il primo fruitore.

    «Un problema complesso, legato ad altre patologie», ha spiegato il dottor Vanzini. Con Romani che ha ripercorso la «filiera» che poi porta all’«immissione» di quel denaro sporco che il NordEst – il mitico NordEst – che troppo spesso si crede intonso – lo conquista anche così.

    D’Angelo ha spiegato come quell’ufficio che all’inizio si occupava di usura «vecchio stampo» adesso si trovi a dover fronteggiare l’avanzata delle «macchinette». Quelle che riducono sul lastrico persone di ogni estrazione sociale. E l’avvocato Tedeschi ha spiegato il calvario – legale e finanziario – che deve sopportare chi finisce in quell’agone. Con un filmato è stata raccontata la storia di un giocatore compulsivo. «Mi estraniavo da tutto, solo il gioco aveva importanza. Le ore passavano veloci». Le stesse reazioni, ha fatto notare il professor Mori dei tossicodipendenti. Una «dipendenza» che spesso – con Gratta e Vinci, Enalotto e slot – spesso e volentieri è lo Stato a creare.

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