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  • Manovra economica, pagano sempre i soliti

    Pubblicato il 16 agosto 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    La manovra è caricata sulle spalle del ceto medio e degli onesti che pagano le tasse.

    Infatti, sono pochi coloro che dichiarano più di 90 mila euro all’anno, soglia per la cosiddetta tassa di solidarietà.

    Dobbiamo guardare alla realtà del Paese: ci sono più macchine che costano 100.000 euro che redditi annui superiori ai 75.000…Inoltre, il 49 per cento dei contribuenti, uno su due, dichiara meno di 15.000 euro all’anno. Quindi, la manovra si abbatte solo sulle fasce medie che già pagano le tasse, cioè sui lavoratori dipendenti e sugli autonomi onesti.

    Una patrimoniale sugli immobili e i patrimoni mobiliari per rientrare dal deficit sarebbe preferibile.

    I nodi strutturali della riforma fiscale e della lotta all’evasione rimangono comunque da sciogliere, altrimenti si ragiona solo in astratto e il conto lo pagano i soliti noti per tutti.

    Anche sugli ordini professionali più rumore che sostanza: si parla di formazione permanente, di assicurazioni obbligatorie e di altre misure che di fatto fanno già parte della realtà dei professionisti. Per i giovani non si aprono ancora nuove opportunità e si continua a procedere con aggiustamenti parziali inseriti in decreti di emergenza senza prendere mai di petto la questione della riforma delle professioni.

    I costi della politica non vengono affrontati con vigore, ma si inseriscono misure come il dimezzamento dell’indennità per i soli parlamentari che praticano una professione.

    Non si tiene per nulla in conto la produttività dei deputati, le proposte, le presenze nelle commissioni (vero fulcro dell’attività parlamentare) e il continuo raccordo con il mondo economico e produttivo che costoro garantiscono, ma si taglia senza criterio favorendo così una politica in mano ai soli funzionari di partito che non hanno altre attività al di fuori della politica.

    Se chi ha importato capitali dall’estero e li ha puliti con il 5% dello Scudo fiscale di Tremonti pagasse un altro 5% non ci sarebbe nulla di male: non è giusto che i capitali finanziari siano sempre tassati meno del lavoro, e in questo caso particolare si arriverebbe ad un 10%, che è comunque molto meno della tassazione sul reddito di un operaio.

    Come già detto, prima di stabilire soglie di tassazione sulla carta, bisogna guardare la realtà del Paese ed affrontare l’evasione fiscale reintroducendo misure abolite in questi anni dal Governo Berlusconi. Proponiamo la tracciabilità dei pagamenti superiori a 1000 euro, il pagamento elettronico, l’obbligo di tenere l’elenco clienti-fornitori e della descrizione del patrimonio nella dichiarazione del reddito annuo, con previsione di severe sanzioni in caso di inadempimento.

    Possiamo uscire dalla crisi solo con uno sforzo collettivo; il Governo apra alle nostre proposte e non perseveri nel proprio atteggiamento arrogante che in questi anni ci ha trascinati ad un passo dal baratro.

    Questo sarà il mio impegno al rientro: lavorare alla modifica di questa manovra per il bene del paese.

     

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