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  • Partite IVA, «Migliaia in una terra di mezzo»

    Pubblicato il 3 maggio 2013 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    Chi sono le partite IVA oggi? Nuove professioni, ma anche dipendenti mascherati o professionisti in crisi. Un mondo variegato affrontato in questa interessante intervista a Costanzo Ranci, professore di Sociologia economica al Politecnico di Milano, comparsa oggi sul Corriere di Verona.

    «Migliaia in una terra di mezzo»

    VENEZIA — «La verità è che la classica distinzione tra lavoro dipendente e indipendente non regge più». Costanzo Ranci, professore di Sociologia economica al Politecnico di Milano, va dritto al sodo. Ha appena pubblicato Partite Iva: il lavoro autonomo nella crisi italiana e quel complesso mondo a cavallo tra speranze di affermazione professionale e precariato lo ha scandagliato in lungo e in largo. «Abbiamo assistito a profondi cambiamenti, con una pazzesca accelerazione nell’ultimo decennio» continua. «Nuove figure, responsabilità, mansioni, specie nel settore dei servizi. Il risultato è che migliaia di persone, oggi, si ritrovano in una terra di mezzo: senza rappresentanza, senza tutele e, quel che è peggio, con bassi redditi».

    Ma da chi è composto il famoso popolo delle partite Iva?

    «È cresciuto per stratificazioni successive. Dentro si trovano i professionisti insieme con i commercianti e gli artigiani. E fin qui si resta nel solco della tradizione e della statistica. La novità è l’esplosione dei cosiddetti knowledge worker, i lavoratori della conoscenza. Un’area molto vasta: si pensi agli informatici, ai grafici, agli intermediari finanziari o immobiliari, e così via. Tutti freelance, battitori liberi, per scelta o per necessità. Peccato che si scavi grande distanza, nella condizione lavorativa e nel reddito, tra chi è affermato e chi no e tra giovani e cinquantenni».

    Non ci sono anche i muratori e gli operai espulsi dalle fabbriche, che aprono la partita Iva come estremo rimedio per sbarcare il lunario?

    «Certo. In parallelo, questo universo è composto anche da lavoratori a bassa qualificazione. Per molti è il tentativo di porre un argine alla disoccupazione. Ma poi, con la crisi, il lavoro non c’è comunque. Così si finisce per accettare qualsiasi cosa, pure in nero».

    Che cosa accomuna queste figure agli antipodi, i knowledge worker e i lavoratori che perdono il posto fisso?

    «Dal punto di vista individuale niente: quello delle partite Iva è un mondo di atomi. In concreto, il comune denominatore è la mancanza di tutele, il fatto di ritrovarsi al di fuori del welfare, con redditi che vanno e vengono e spesso indecenti, con aspettative di pensione bassissime».

    La riforma Fornero non doveva essere un passo avanti proprio in direzione delle tutele?

    «Inutile cercare di incasellare le partite Iva da una parte o dall’altra: o dentro il lavoro dipendente o dentro il lavoro autonomo. La vera riforma dovrebbe essere quella del welfare e degli ammortizzatori sociali: dare a questi lavoratori l’indennità di disoccupazione, o Aspi che dir si voglia, creare forme previdenziali ad hoc. Certo, ci vorrebbero le risorse…» (s.m.)

     

    Una risposta a “Partite IVA, «Migliaia in una terra di mezzo»”

    1. Che le p.IVA di autonomi e professionisti siano il “Refugium peccatorum” di molti disperati e che tra queste, sempre molti, dopo decenni le abbiano chiuse la dice lunga sul cosa siano e quanto guadagnino (se si lavora per guadagnare è da sconsiderati chiuderla se si sta guadagnando. Non crede ?). Il fisco però o non capisce o gli conviene di non capire perché si sa quando si deve sopravvivere non si vorrebbe ma si è costretti ad adottare il principio “Mors tua vita mea”. Allora studi di settore che stabiliscono, sempre per legge, alla quale anche lei in parlamento ha contribuito, che la crisi si, c’è, e si fanno rintocchi nei cluster ma di entità ben diversa da come la crisi sta colpendo veramente e dall’inizio dell’anno è catastrofe.
      Per l’effetto domino non sta pagando più nessuno, quelli che ci riescono, lo fanno a rate e con mesi di ritardo, le banche non elargiscono più mutui come una volta e coloro che potrebbero spendere, disponendo di liquidità, si guardano bene dal farlo in Italia perché ormai si naviga a vista. Se 3 soggetti economici su 5 sono costretti a elemosinare un mutuo in banca per pagare le imposte, secondo lei quanto deve attendere una P.IVA per venir pagata. Quindi, secondo lei, come stanno veramente le cose ?

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