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  • Perché serve l’Europa

    Pubblicato il 28 marzo 2014 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Sparare a zero sull’Europa è un gioco facile che tutte le forze populiste adottano; un gioco che conosciamo bene: il problema è sempre causato da qualcun’altro. Se è vero che alcuni vincoli economici frenano la ripresa, è ancora più vero che i problemi strutturali profondi che ha il nostro Paese, fermo da anni, non sono certo “colpa dell’Europa”; anzi, la stabilità che l’Europa ci ha garantito negli anni è stata fondamentale per un paese con un debito pubblico mostruoso (anche questo, non certo imputabile a Bruxelles).

    La crisi Ucraina ci fa capire quanto basti poco per mettere in discussione tutte le nostre certezze, per scalfire uno status quo di pace e prosperità di cui abbiamo goduto nel nostro continente dopo la fine della seconda guerra mondiale. (Purtroppo non possiamo dimenticare la tragedia dell’ex-Jugoslavia).
    Di fronte ai grandi sconvolgimenti del pianeta che ruolo può avere un paese relativamente piccolo come l’Italia? Lo stesso ragionamento vale anche per gli altri partner europei. Il mondo è cambiato e rischiamo tutti di rimanere schiacciati tra le grandi potenze protagoniste della guerra fredda (che consideravamo finita, evidentemente a torto…) e i paesi protagonisti di questi anni: la Cina, l’India, il Brasile, il Sudafrica.
    La nostra vocazione europeista (che non significa sudditanza a Bruxelles) ha questo senso, questa visione di lungo respiro e va di pari passo con le misure che dobbiamo adottare in patria per essere competitivi nel mondo di oggi. Se per venti anni non siamo riusciti a fare nessuna riforma strutturale, come possiamo lamentarci all’estero? Invece è ora di riformare l’Italia e tornare a essere protagonisti in Europa, sfruttando le tante possibilità che la comunità ci può offrire e che a volte proprio non sappiamo cogliere (mi basta pensare ai tanti fondi non spesi per incapacità progettuale…).
    Come possiamo lamentarci dell’Europa quando tanti bravi laureati delle nostre università riescono a farsi valere all’estero, trovano lavoro e opportunità, ma nessuno studente cervello straniero viene in Italia? È colpa della Merkel?
    L’illusione autoconsolatoria del piccolo mondo antico non funziona, la realtà poi arriva a bussare alla porta senza interessarsi dei piccoli calcoli di bottega di questo o quel partito; ricordiamoci che Trieste è più vicina all’Ucraina che alla Calabria, solo per rendere l’idea. Il clima che si sta creando nell’est del continente è preoccupante e la soluzione, ci auguriamo, sarà di natura politica. Perché ciò avvenga, l’Europa deve essere forte, unita e coesa. Se ogni membro della comunità procedesse esclusivamente da solo, saremmo tutti deboli e andremmo incontro a sicura sconfitta; verremmo messi in soffitta dalla storia. Solo l’Europa, per questo, potrà essere la nostra casa nel futuro.

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