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  • Prato, tragedia annunciata

    Pubblicato il 5 dicembre 2013 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Il 2 dicembre del 2009 morì una bimba cinese di 11 anni in un laboratorio clandestino a Macerata. Il decesso fu causato esalazioni nocive, sprigionatesi nello stabilimento dove si producevano tomaie da scarpe. Quello che è successo a Prato non è una novità, nessuno si stupisca. Da anni denunciamo la situazione, sia dal punto di vista politico (una inaccettabile assenza dello Stato) sia economico, per la concorrenza sleale agli imprenditori onesti. La questione è molto sentita anche nel nostro territorio, che vanta una tradizione consolidata nel tessile e nel pronto moda.

    Ho incontrato più volte gli operatori del settore e abbiamo cercato di sollevare il problema organizzando incontri, sollecitando la stampa e proponendo misure legislative. Prato, lo ripeto, non è una novità. Tutti sappiamo come funziona e il vero interrogativo a questo punto è: “perché non sono riusciti ad intervenire prima?”

    Cosa impedisce un intervento massiccio? Ci sono altri interessi in gioco, oltre alle imprese cinesi?

    Il problema è anche sociale; Edoardo Nesi ha descritto su Repubblica uno spaccato di vita che molti conoscono anche nella zona del Garda, pur in dimensioni ridotte

    Nella mia città si parla sempre dei cinesi, ma mai o quasi mai coi cinesi, e siamo ancora in tanti a sperare di poter avviare a ragionarci davvero del futuro, ma è difficile, credetemi, trattare con una comunità di migranti che non chiede nulla, non vuole nulla, non ha bisogno di nulla, e chiede solo d’ essere lasciata in pace.

    Il monito di Giorgio Napolitano è ineccepibile, ma vano se non seguirà un intervento dell’esecutivo.

    Servono interventi concertati a livello nazionale, regionale e locale per far emergere da una condizione di insostenibile illegalità e sfruttamento realtà produttive e occupazioni che possono contribuire allo sviluppo economico

    Nel 2007 la trasmissione Report su RaiTre mandò in onda l’inchiesta “Schiavi del lusso”. Spiegava che cosa c’è dietro il marchio del “Made in Italy” nel settore dell’abbigliamento. Oltre a raccontare i criteri e il funzionamento di una delle attività commerciali italiane più conosciute all’estero, l’inchiesta mostrava anche le condizioni di lavoro nelle piccole aziende di Prato, gestite per lo più da cinesi, come quella in cui sono morte sette persone domenica 1 dicembre a causa di un incendio. (La parte su Prato inizia al minuto 34 e 30 secondi.)

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