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  • Preferenze: la parola ai cittadini

    Pubblicato il 8 marzo 2013 giampaolo 4 commenti Condividi su Facebook

    I partiti tradizionali sono stati travolti dal voto di protesta. Grillo ha coagulato un dissenso variegato attorno alla sua figura: elettori delusi, talvolta esausti davanti all’immobilismo delle forze politiche che hanno guidato il paese in questi anni.

    Il Porcellum, elaborato da Calderoli (Lega Nord) è il frutto avvelenato che ancora siamo costretti a mangiare; eredità sciagurata della stagione in cui il Paese era governato da Bossi e Berlusconi. L’obiettivo di quella legge era l’instabilità: funzionò indeblendo Prodi nel 2006 e ha funzionato oggi, paralizzando il sistema.

    L’esito del voto è stato comunque frammentato, a prescindere dalla legge elettorale. Il Porcellum è il simbolo anche della sfiducia dei cittadini nel sistema politico perchè ha lasciato alle segreterie dei partiti l’ultima parola sulla composizione del Parlamento.
    Quindi una legge elettorale doppiamente dannosa per l’Italia.

    Ora mi auguro che si riesca per lo meno a creare un governo che lavori a qualche riforma per poi tornare al voto.
    La riforma della legge elettorale deve essere tra i primi punti in agenda. Dobbiamo restituire la parola ai cittadini, dando loro il diritto di esprimere la preferenza. Dobbiamo iniziare a ricucire un rapporto con la società civile anche attraverso un nuovo sistema che consenta ai cittadini di esprimersi.

    Le candidature spot, i paracadutati, i “protetti” vari calati nei collegi hanno fiaccato il rapporto tra i cittadini e i partiti, non nascondiamocelo.

    Il voto di protesta ci dice che le persone vogliono partecipare, vogliono esprimersi, non vogliono avere l’impressione che un manipolo di capi-bastone nelle segrete stanze a Roma decida i giochi e poi cali le decisioni nei territori. Proseguire così significa giocare alla sfascio. Dobbia tornare alla politica che cerca la fiducia dei cittadini “porta a porta”, nelle piazze, nei mercati; la politica che guarda in faccia le persone quando promette di impegnarsi.

    Continuiamo a fare politica: esiste ancora la buona politica checché ne dica Grillo.
    Lasciamo che i cittadini si esprimano, noi siamo i primi a volerci mettere la faccia, come sempre.

     

    4 risposte a “Preferenze: la parola ai cittadini”

    1. tuzzolo giuseppe

      Perchè durante il governo monti il PD e il PDL le due forze politiche più forte in parlamento non hanno cambiato la legge elettorale!io penso che ai vertici nazionale dei due partiti menzionati abbia fatto comodo non cambiarla, per far si di avere il potere di mettere in lista i loro protetti senza passare per le preferenze.Adesso ne stiamo pagando le consequenze.Di chi male ferisce di male patisce!!!!!!!!!!!!!!!!!

    2. Ipotizziamo, per un attimo, che il M5S non esista. Non sono esistiti italiani furiosi, stufi, delusi che hanno dato il loro mandato al M5S e, come ci ha raccontato Monti fino a qualche mese fa, “i cittadini italiani sono responsabili”.
      Rimangono in gioco il PD e il PDL. Che Bersani, nonostante l’Italia sia in agonia, non voglia costituire un governo d’intesa con il PDL l’abbiamo capito e l’ha ribadito in tutte le salse. Però anche tra coniugi divorziati nel peggiore dei modi, quando si tratta di salvare la vita di loro figlio, bisogna trovare un’intesa responsabile, difficile da digerire ma bisogna farlo per un bene superiore ai loro rancori. E’ nel nome di questa responsabilità, per il bene del paese, che si deve trovare, seppur difficile, un’ intesa con il nemico. Ma quando Bersani cita la “responsabilità” di cui si vantano, usano il termine perché piace alla gente comune, fa apparire avveduti e consapevoli ma non ne conoscono il significato etico.
      P.S. Fitch degrada il rating italiano per il risultato elettorale e non, come parrebbe più ovvio, dovuto alle politiche del governo Monti che hanno reso il nostro paese quello che è : da serie B. Se il declassamento è dovuto al risultato politico, mi aspetto che, qualora ci formassero un governo stabile o il ritorno alle urne elettorali ci sia un apprezzamento del rating al rialzo. Ma poiché non sarà così allora avremmo la conferma che il declassamento sarà dovuto al fallimento della politica Monti.

    3. Probabilmente Alberto è uno che si inventa motivi per criticare le opinioni dell’On. Fogliardi, non capando che i problemi italiani.
      Se l’Italia non ha fatto la fine di altri stati lo dobbiamo al governo Monti e al PD che lo ha sostenuto, anche se non tutte le scelte fatte sono condivisibili, anzi.
      Nell’anno di governo Monti il PD non è riuscito ha porre nell’agenda parlamentare e votare provvedimenti per il lavoro, per il finanziamento delle aziende, per dare delle speranze di futuro ai giovani, per riduure i costi della politica e delle aziende pubbliche e così l’elettorato si è rivolto ai grillini. Le primarie di partito, che sembravano essere il preludio del successo elettore di Bersani del 24/25 febbraio, si sono dovute confrontare con le vere primarie, quelle del popolo.
      Adesso spero possa nascere un governo che sappia affrontare i problemi urgenti del paese Italia, faccia quelle riforme che il PDL non ha mai voluto fare, dia credibilità alla politica e poi si rivoti.

    4. Alberto non ha bisogno di inventarsi alcun motivo per capare nulla. Alberto vede come vive la gente comune, legge quello relaziona l’ISTAT sulla povertà in italia e lo stato in cui versano le aziende (oppure siete dei pensionati o dipendenti statali che timbrano in attesa del 27 e non si rendono conto che ci sono persone che fanno i salti mortali per pagare le imposte con cui potete campare).
      Il PD non ha potuto votare provvedimenti sul lavoro, per finanziare le aziende o per dare speranza ai giovani ? Io ero in Italia nei primi mesi del 2012 e ricordo bene l’agenda Monti con vaghi punti dedicati allo sviluppo (la fase due di cui sto ancora aspettando la proprosta). Ricordo bene che eravamo in un punto in cui il governo diceva si vedeva la “luce alla fine del tunnel”: ma il debito pubblico è aumentato, la disoccupazione aumentata, le aziende chiudono a migliaia e il PIL è crollato, oppure lo sto inventando e ciò non trova riscontro perché anche per voi i ristoranti sono pieni ? Ricordo affermazioni come “le liberalizzazioni, come l’abolizione della tariffa minima forense dovevano contribuire ad aumentare il PIL del 5-6%” ! Ora stiamo migliorando invece del -2,4% siamo al -1,9% ! Invece di cadere ai 300 Km/h siamo cadendo ai 260 Km/h.
      Ci sono voluti poche settimane per fare una riforma delle pensioni che ha stravolto la vita a milioni di italiani e questo, poichè l’hanno votata in parlamento, con il sostegno del PD. Un precedete referendum ha abolito il finanziamento ai partiti, ma da furbi li hanno fatto rientrare come rimborso. In Inghilterra il finanziamento complessivo ai partiti è di due milioni di euro altro che mezzo miliardo come da noi.
      Qui si chiacchiera del nulla, si evocano dei problemi da risolvere ma non il modo per risolverli e per questo non ho bisogno di politici che sognano di passare da un partito all’altro per i propri ambiziosi interessi, per pavoneggiarsi senza motivo, bastano dei discorsi da bar.
      Se a Siracusa un’azienda produce impiegando detenuti per 18 ore al giorno a costo zero, senza ferie, senza pagare contributi e in condizioni da schiavitù questa riuscirà a produrre merce a costi inferiori rispetto un’altra che rispetta le leggi italiane (spero che capiate tra i tanti reati c’è anche la concorrenza sleale) ed è per questo che la faranno chiudere. Ora supponiamo che l’azienda in questione invece di essere a Siracusa sia qualche Km più in là, in India o in Cina ma vende comunque nei mercati italiani : cosa è cambiato ? Che le aziende italiane chiudono perché la politica consente a queste di vendere a casa nostra o in mercati comuni, se poi ci aggiungiamo la burocrazia e la pressione fiscale nostrana è il colpo di grazia. Ecco di cosa deve discutere un politico : deve sapersi esporre, avere delle idee di un capo, essere lungimirante e tutelare i propri cittadini che vedono in lui il loro faro, un leader capace che li aiuti a realizzare i loro sogni non chiacchierare di argomenti banali e volare basso con i discorsi solo fini a se stessi. Ma basta sentire qualche intervista in cui non si chiede la formula chimica della formaldeide o dell’acido prussico o la risoluzione di un’equazione differenziale, ma in cui emerge l’imbarazzante ignoranza sul cosa sia lo spread, la differenza tra deficit e debito, non sapere la differenza tra bilancia dei pagamenti e commerciale oppure neppure l’ammontare stesso del debito pubblico. Oppure, come sostiene lei sig. Carlo, mi sto inventando anche questo ?

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