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  • Quoziente Famigliare? Meglio tardi che mai

    Pubblicato il 9 maggio 2014 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    “Meglio tardi che mai” si suol dire, e in questo caso lo prendiamo alla lettera: finalmente si torna a parlare di quoziente famigliare, in sostanza di un fisco più equo per favorire la famiglia. In questa proposta di legge che presentai alla Camera dei Deputati nel 2008 ne proponevo appunto l’introduzione.

    Ora si torna a parlarne e spero che si giunga finalmente a un fisco più sensibile per le famiglie.
    Negli ultimi provvedimenti infatti non si tiene conto del peso dei figli a carico, come ricordano su lettera43.it

    Il caso più eclatante di squilibrio, cui ha fatto riferimento lo stesso Delrio come evidenziato da Repubblica, riguarda una omissione evidente e nota: chi è stato lasciato fuori dal bonus perché guadagna, ad esempio, 28 mila euro (il bonus infatti si esaurisce a 26 mila) non avrà diritto a niente anche se ha un solo stipendio e figli a carico (a fronte di un single che si troverà il bonus in busta-paga).
    Ma ci sono altre sperequazioni. A esempio il bonus pensato da Matteo Renzi avvantaggia quelle famiglie nelle quali lavorano entrambi i coniugi rispetto ai nuclei monoreddito. Qualora rientrino nei limiti di reddito le prime infatti nei prossimi mesi è previsto che possano contare su 160 euro mensili invece, anche a parità di numero di figli.

    Di fatto in questo momento le famiglie monoreddito con figli a carico sono svantaggiate.
    Se vogliamo difendere l’istituto della famiglia dobbiamo ripensare il fisco in chiave famigliare, altrimenti si tralasciano delle variabili fondamentali per l’equità sociale. Mi fa piacere che il tema, su cui mi batto da anni, sia tornato nell’agenda del governo. Ora si proceda a una vera riforma del fisco.

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