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  • Rimozione del numero chiuso

    Pubblicato il 14 giugno 2012 giampaolo 2 commenti Condividi su Facebook

    A Volte il numero chiuso per l’iscrizione alle università va contro le richieste del mercato del lavoro.

    Ho firmato questa proposta che mira a eliminare gli esami di ammissione per quanto riguarda le facoltà (specialmente a indirizzo scientifico) di medicina e chirurgia (inclusi i corsi di laurea delle professioni sanitarie), architettura, ingegneria, veterinaria, chimica, farmacia, matematica, fisica ed economia che, dati alla mano, garantiscono ai propri laureati una piena e soddisfacente occupazione professionale.

    Proponiamo comunque che  L’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) effettui ogni cinque anni una indagine approfondita delle realtà occupazionali di ciascuna facoltà universitaria allo scopo di intervenire, con l’istituzione di esami di ammissione, lì dove una eccessiva produzione di laureati determini un effettivo esubero non in grado di essere assorbito dalle reali necessità del mondo occupazionale.

    Facciamo un esempio concreto citando i dati oggettivi di previsione relativi al periodo 2011-2013. Essi affermano che esiste in Italia una consistente concentrazione di personale medico nella fascia di età superiore o uguale ai sessanta anni, il che lascia supporre che circa 17.000 medici lasceranno il Servizio sanitario nazionale entro il 2015.
    Se consideriamo il numero medio di laureati in medicina e chirurgia per anno accademico e la quota di questi annualmente immessa nel Servizio sanitario nazionale, a partire dal 2013 avremo un saldo negativo fra pensionamenti e nuove assunzioni: saldo reso ancora più negativo, ovviamente, in quelle regioni alle prese con i piani di rientro a causa del blocco delle assunzioni.

    Gli esami d’ammissione vennero istituiti con lo scopo di garantire, da un lato, una formazione universitaria in grado di proiettare i nostri studenti nel mondo del lavoro con la migliore delle preparazioni possibili e, dall’altro, di consentire agli atenei di organizzare i corsi di laurea secondo i parametri più prossimi a quelli in uso in Europa e nel mondo.
    Tutto ciò ha finito con lo scontrarsi annualmente con una realtà che penalizza sia gli studenti intenzionati a perfezionare la loro istruzione che il mondo del lavoro, incapace di reperire personale da affiancare ai lavoratori già inseriti o con i quali sostituirli e, quindi, di garantire a tutti i laureati un impiego.

    Ogni anno leggiamo di ricorsi presentati da studenti che contestano non solo l’esito del loro esame di ammissione, ma anche la consistenza di essi in termini di effettiva conformità al tipo di facoltà cui ci si vuole iscrivere, mettendone quindi in dubbio la loro effettiva capacità di valutare uno studente e di ammetterlo ai corsi di laurea.

    Da un parere espresso dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) nel giugno 2011, emerge la necessità di rivedere i criteri di analisi utilizzati finora allo scopo di garantire i necessari livelli qualitativi degli studenti iscrivibili ai corsi di laurea, nonché assicurare stime e valutazioni più inerenti e vicine agli effettivi fabbisogni lavorativi degli anni futuri, divisi ovviamente per settori.

    Appare quindi evidente che occorre garantire una maggiore possibilità di iscrizione a facoltà come quella di medicina e chirurgia (ma lo stesso discorso potrebbe estendersi per analogia a tutte le facoltà di impronta scientifica, quali matematica, chimica, ingegneria, veterinaria, farmacia), in quanto un maggior numero di laureati provenienti da esse garantirebbe al mondo del lavoro di assumerli a tempo indeterminato o comunque di avviarli ad una sistemazione professionale rapida ed in sintonia con le loro aspettative.

    Sempre dal rapporto dell’ANVUR, emerge come la perfomance dei laureati in architettura sia, in termini occupazionali, decisamente buona. Ad un anno dal conseguimento del titolo di studio, lavorano mediamente 73 laureati su cento, con una piena occupazione a cinque anni dalla laurea.

    Citando dati estrapolati dalla ricerca del consorzio interuniversitario «AlmaLaurea» si evince come facoltà di impronta scientifica quali: medicina (incluse le professioni sanitarie), economia, scienza statistiche, architettura, ingegneria, matematica garantiscono una condizione occupazionale a tre anni dalla laurea (anno di laurea in questione 2007) che va dal 97,2 per cento all’83,4 cento.
    Altre facoltà, che invece tradizionalmente hanno sempre prodotto un gran numero di laureati come il corso di laurea in giurisprudenza o scienze politiche, vedono le proprie condizioni occupazionali scendere ed attestarsi al 50,2 per cento.

    PROPOSTA DI LEGGE

    Annullamento test di ingresso per l’accesso
    ad alcuni corsi universitari

    su iniziativa dell’on. Vittoria D’Incecco

    Art. 1.
    1. Sono soppresse le prove di ammissione alle facoltà di medicina e chirurgia, architettura, ingegneria, veterinaria, chimica, farmacia, matematica, fisica ed economia; sono, altresì, soppresse le prove di ammissione per l’accesso ai corsi di laurea delle professioni sanitarie e alle scuole di specializzazione all’insegnamento secondario (SSIS);

    Art. 2.
    1. L’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) effettua ogni cinque anni una indagine approfondita delle realtà occupazionali di ciascuna facoltà universitaria allo scopo di intervenire, con l’istituzione di esami di ammissione, lì dove una eccessiva produzione di laureati determini un effettivo esubero non in grado di essere assorbito dalle reali necessità del mondo occupazionale.
    2. I risultati delle indagini di cui al comma 1 sono presentati al Parlamento ed al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

     

    2 risposte a “Rimozione del numero chiuso”

    1. sono d’accordo con questa proposta di legge che abolisce temporaneamente i test di ammissione poichè personalmente questo fatto ha proibito ai miei figli studenti universitari di impiegare i propri studi in materie a loro più interessanti con conseguente scelta di università sostitutiva poco motivata. Davvero questa proposta deve essere tenuta in considerazione perchè aiuterebbe i nostri GIOVANI.

    2. Approvo questa proposta di legge e spero che possa passare in futuro.

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