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  • Rivedere il sistema fiscale

    Pubblicato il 14 settembre 2012 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    E’iniziato in questi giorni alla Camera l’iter di approvazione della delega al Governo per la revisone del sistema Fiscale.
    Il rilancio dell’economia, ma anche una maggiore equità sociale passano da una riforma strutturale del nostro sistema.

    Prima di soffermarsi sui numeri, è necessario uno snellimento delle procedure affinché i nostri imprenditori pensino più al loro lavoro che alla burocrazia; allo stesso tempo i profesisonisti che li assistono non devono essere relegati a semplici “passacarte” dell’Ageniza delle Entrate.
    Quindi serve una semplificazione delle aliquote, un calendario fiscale chiaro ed equilibrato e servono delle procedure snelle che evitino sovrapposizioni e doppioni. Così le imprese potranno dedicare più tempo alla produttività, all’innovazione e alla crescita.
    Se paragoniamo l’Italia ai partner europei emerge un fisco più pesante, un’energia più cara e maggiori oneri sul lavoro: sono elementi strutturali che disincentivano chi vuole investire nel nostro paese.
    Non è una novità: siamo molto in basso nelle classifiche della competitività delle imprese e dell’attrattività per gli investitori.

    Un occhio di riguardo va alle piccole e medie aziende, anime di tanti distretti della nostra economia. La delega fiscale prefigura un’aliquota proporzionale sul reddito d’impresa che, combinata con le misure che premiano il reinvestimento degli utili, dovrebbe favorire la crescita dimensionale delle aziende.

    Anche l’equità sociale passa attraverso una riorganizzazione del fisco. Negli ultimi quattro anni abbiamo assistito a un impoverimento del ceto medio e di tante famiglie. Le fasce deboli non possono sostenere ulteriori tagli e interventi. La classe media, storicamente spina dorsale del nostro Paese, si sta progressivamente riducendo e impoverendo. Allo stesso tempo, chi versa in condizione di povertà assoluta non può aggrapparsi a nessuna misura strutturale di contrasto al fenomeno.Anche per questo, per contrastare la crisi, possiamo considerare una sorta di patrimoniale puntando ai grandi patrimoni immobiliari e finanziari. Tartassare le persone fisiche, quelle che di fatto già sono note al fisco e contribuiscono alla fiscalità generale, significherebbe colpire ulteriormente i soliti noti.
    E per dare respiro alla classe media e favorire l’occupazione bisogna anche alleggerire il carico sul lavoro dipendente, spostare maggiormente il carico dal lavoro e dalla produttività alle rendite improduttive.

    La sfida è ottenere un fisco più equo, trasparente e orientato alla crescita; un lavoro che parte dalla visione generale del fenomeno e che si dovrà poi articolare in un grande numero di decreti attuativi, vista la complessita del fenomeno. E’un’impresa titanica, ma cruciale per ritornare a crescere.

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