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  • Sulla scomparsa dei treni notte

    Pubblicato il 18 maggio 2012 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    La disdetta, nel dicembre dello scorso anno, dei collegamenti notturni nazionali e internazionali ha fatto venire meno un servizio dal forte valore sociale determinando anche gravi ricadute occupazionali.

    Centinaia di lavoratrici e lavoratori sono rimasti, dal mese di dicembre 2011, senza lavoro e quindi senza un reddito necessario a provvedere ai fabbisogni familiari.

    Sono i lavoratori che per tanti anni hanno effettuato il servizio di assistenza alla clientela e altre prestazioni accessorie nei treni cuccette e vagoni letto, dipendenti dalle imprese Sevirail (Ex Wagon Lits, a cui Trenitalia aveva affidato il servizio per le tratte italiane nord-sud) e Wasteels International, che effettuava il servizio di accompagnamento nei percorsi internazionali verso la Francia.

    Nel 2011, dopo aver sciolto anticipatamente il contratto con Servirail e Wasteel Int., Trenitalia ha bandito una nuova gara per affidare questi servizi riducendo da 242 a 151 le vetture circolanti giornalmente. Per questo motivo e per il fatto che nel bando di gara non è stata inserita nessuna “clausola sociale” che garantisse la rioccupazione di tutto il personale impiegato in quelle attività, la nuova azienda subentrante a cui Trenitalia ha affidato il servizio è in grado di assorbire solo il 30% degli addetti.
    Per quanto riguarda invece le tratte internazionali, Trenitalia ha affidato i remunerativi collegamenti notturni Roma-Parigi e Venezia-Milano-Parigi alla Società francese TVT (una nuova partnership tra Trenitalia–Veolia-Transdev) che ha assunto ex novo dei lavoratori francesi invece di reimpiegare quelli attualmente adibiti a tale attività, licenziando centinaia di lavoratori italiani.

    Presenterò la prossima settimana una interrogazione affinché si riapra la trattativa per il ripristino dei collegamenti nord sud. Bisogna garantire la quantità di treni necessari per la lunga percorrenzae e trattare il Veneto alla pari con le altre regioni coinvolte, evitando che Bologna diventi l’unico hub di riferimento di questo traffico che coinvolge in maniera significativa anche il nord est.

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