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  • Sviluppo, dieci anni di ritardo

    Pubblicato il 30 giugno 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook
    Mai come quest’anno il presidente della Confindustria veronese, nella sua relazione all’assemblea annuale, è stato così chiaro nel denunciare i ritardi della politica, sia locale che nazionale, nei confronti delle scelte di natura strategica per il rilancio dell’economia.
    Il Presidente Bolla è stato educato e prudente e non ha calcato più di tanto la mano nei toni, ma non vi è ombra di dubbio che il messaggio sia arrivato, chiaro ed inequivocabile.

    A livello nazionale, ha sottolineato i dieci anni di ritardo del Paese che già la presidente nazionale Emma Marcegaglia aveva recentemente denunciato e che sono il simbolo della gravità della situazione e dell’immobilismo del Governo.

    Dieci anni non sono pochi da recuperare e del resto se compariamo i dati della Germania, +4,3 di crescita del PIL, rispetto al risultato italiano (0,…) il risultato è impietoso.


    E’un dato che fa riflettere e che mai vorremmo potesse determinare anche per il nostro paese una situazione simile a quella Greca.

    E si badi bene, l’allarme non viene lanciato né dai sindacati di sinistra, né dai partiti dell’opposizione, né dai giornali d’opposizione,  bensì dal presidente di Confindustria.
    Il silenzio sgomento degli oltre 1500 imprenditori presenti è stato più eloquente di qualsiasi altra ulteriore affermazione.

    Non meno grave la situazione a livello locale, dove i ritardi nelle scelte e nelle strategie confermano le parole di denuncia del Presidente Bolla
    Quanto tempo è servito per il parto del nuovo cda dell’aeroporto? E quanto ne servirà  per il nuovo cda della Zai?
    E’ancora tollerabile assistere alle lotte intestine tra Lega e Pdl nelle maggioranze che governano Comune e Provincia?
    E’da considerarsi buona amministrazione, da parte del Comune, vendere azioni della Fiera per sanare il bilancio comunale? E in quali condizioni versa la Fondazione Arena?


    Si potrebbe proseguire ancora per molto, ed il rammarico più pesante rimane quello della mancanza di luoghi e spazi, anche mediatici,  dove poter discutere di questi mali veronesi, dove poter riflettere per rilanciare il dibattito culturale attorno alle prospettive di una città che potrebbe essere europea, ma che proseguendo così non potrà che diventare una modesta provincia della Pianura Padana.

    Forse è questo, oggi, il male peggiore della città di Verona: prima ancora della crisi economica e strutturale, va affrontato con urgenza il clima di rassegnazione, di ovattato silenzio e di appiattito conformismo in cui versa la città. Una città che non viene aiutata a pensare in grande e di conseguenza tende a chiudersi su sé stessa.

    Ci sono invece energie e forze, dalla politica alle istituzioni economiche, che non si rassegnano e che hanno voglia di impegnarsi e di scommettere sul futuro di una città splendida, che amano e vogliono consegnare alle future generazioni ancora migliore rispetto a come l’hanno trovata.

    on. Giampaolo Fogliardi

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