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  • Ermanno Dossetti a 100 anni dalla nascita: il ricordo di un uomo che ha tradotto con rigore i valori cristiani nell’impegno politico

    Pubblicato il 17 giugno 2015 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Ermanno DossettiPierluigi Castagnetti ricorda Ermanno Dossetti sulle pagine de Il domani d’Italia in occasione del centesimo anniversario della nascita. Cogliamo l’occasione per consigliare a tutti la lettura di questo articolo

    Quest’anno ricorre il centesimo anniversario della nascita di Ermanno Dossetti, partigiano, primo segretario provinciale della Democrazia Cristiana di Reggio Emilia, deputato dal 1963 al 1968, docente di latino e greco poi preside al Liceo Ariosto di Reggio Emilia e al Liceo Rinaldo Corso di Correggio, presidente “storico” dell’OPO (poi Osea), ideatore  e realizzatore del Villaggio Belvedere destinato all’accoglienza e assistenza di ragazzi bisognosi.

    Martedi 16 giugno, alle ore 17.00, verrà ricordato in un convegno presso la sala “Aldo Moro” della Camera dei Deputati in occasione della presentazione del volume  di Luigi Giorgi, Ermanno Dossetti, Il Margine, Trento, 2015. Il volume sarà presentato dal ministro Graziano Delrio, dall’on. Gerardo Bianco, dall’on. Vanna Iori e dalla prof.ssa Maria Dossetti.

    Lo storico Paolo Pombeni dell’università di Bologna apre così la importante prefazione al volume: “Essere in relazione di stretta parentela con un grande personaggio è sempre un destino complicato: il rischio ovvio è di essere spinto a presentarsi come l’alternativa a lui per sottolineare le proprie peculiarità, oppure di divenire il gran sacerdote celebrante il rito della sua gloria…C’è una terza alternativa, per la verità raramente praticata, ed è quella di scomparire nell’ombra, rimanendo al di fuori di ciò che quel legame può determinare. Sono le riflessioni che vengono in mente ragionando sulla figura del fratello di don Giuseppe Dossetti, Ermanno (Manno nel loro linguaggio familiare)”.

    In effetti Ermanno Dossetti è stato a sua volta un grande personaggio, dotato di un singolare senso della storia e di un’autorevolezza sua propria, generalmente riconosciuta e conosciuta bene da chi ha avuto la ventura di conoscerlo personalmente, come i suoi allievi. Uomo rigoroso, particolarmente esigente con se stesso e con gli altri, capace come pochi di trasmettere, anche attraverso i classici greci e latini, i valori a cui ha orientato tutta la sua vita e attorno a cui ha cercato di educare intere generazioni di giovani. Sin dalla sue prime classi al liceo (di cui facevano parte personaggi che poi assumeranno ruoli di rilievo nella vita pubblica italiana come Dino Felisetti, Giorgio Degola, Achille Maramotti e più tardi Antonio Bernardi, Eletta Bertani, Adriano Vignali, Albarosa Paganelli, Adriano Nizzoli, Paolo Borciani, Elisa Pergreffi e tanti altri), rivelò una spiccata tempra di educatore che l’accompagnerà anche in tutte le sue esperienze politiche.

    La riflessione sui grandi interrogativi riguardanti l’uso della violenza nella storia e la faticosa impresa di orientare la politica alla costruzione della pace, sarà al centro della sua vita sino alla fine, anche quando da tempo aveva lasciato  volontariamente il seggio parlamentare e pur continuava a riflettere e dispensare consigli a quanti lo interpellavano, a partire dal fratello don Giuseppe di cui è sempre stato consigliere ascoltatissimo. A proposito del quale, rivelerà all’autore del libro: “La domanda, come mai si è impegnato nella Resistenza, non è una domanda da poco…Ci sono stati infatti degli amici dell’Azione Cattolica che si sono rifiutati, per quanto sollecitati, …per il rifiuto dell’azione armata, un rifiuto del tutto legittimo per un cristiano. La scelta ha comportato anche per noi dei drammi, soprattutto in certi momenti, in certe situazioni e per certe non dico corresponsabilità”.

    Anche nella sua esperienza parlamentare, in cui si è distinto per un impegno diligente e continuativo nella commissione Interni (aveva rifiutato la commissione Istruzione per evitare conflitti di interesse con la sua professione), avrà sempre una attenzione particolare per i temi della violenza, delle guerre di quel periodo – quella del Viet Nam e quella israeliana dei sei giorni – e della pace, intervenendo nel gruppo parlamentare e in Aula con discorsi seguitissimi che destarono molta attenzione nei banchi del governo e in quelli delle opposizioni.

    “La responsabilità di un partito come la Democrazia Cristiana – dirà in un intervento sul Viet Nam- è particolarmente grave…perché questo nome non può che significare una autonoma, convinta adesione almeno ai valori cristiani più radicali e fondamentali; e non c’è dubbio che la pace è per il cristiano un valore originario, non condizionato ma condizionante, e quindi non un valore come tanti altri, che possa essere messo in concorrenza con tanti altri valori, ma un valore da gerarchizzare al sommo di tutti gli altri”.

    Come è noto Ermanno Dossetti nelle elezioni del 1968 non volle ricandidarsi, nonostante le pressioni della DC reggiana, guidata allora da Paride Bondavalli, e dello stesso presidente del Consiglio Aldo Moro, sicuramente per ragioni familiari avendo sofferto per tutta la legislatura la lontananza  dalla moglie e dai suoi sei figli, ma anche per la constatazione che la situazione politica non consentiva quei cambiamenti che lo avevano indotto – per pressione degli ambienti giovanili reggiani, della DC e del mondo cattolico, e in particolare di un sacerdote a cui era molto legato, don Giovanni Reverberi, parroco di san Giovanni Querciola – cinque anni prima ad accettare la candidatura. Rivelando ancora una volta un distacco personale rispetto al suo impegno politico, veramente singolare. E’ il figlio, don Giuseppe, in una intensa postfazione al volume di Giorgi a osservare che: “Dover essere interlocutore del fratello, alla sua altezza, ma con il compito di esserne complementare, sviluppò in lui, credo, quella caratteristica di disinteresse e di onestà, la capacità di consigliare che tutti noi abbiamo conosciuto”.

    Pierluigi Castagnetti