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  • Subito riforma del fisco e del mercato del lavoro

    Pubblicato il 28 febbraio 2014 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Renzi è al governo da pochi giorni e la crisi bussa già alle porte di Palazzo Chigi. Ora l’ex sindaco di Firenze dovrà passare dalla fase della “rottamazione” a quella delle proposte e delle politiche concrete. Un compito difficile nel quale molti hanno fallito.
    È di oggi la notizia che il il tasso disoccupazione è arrivato al 12,9%. Il massimo dal 1977.
    Per non parlare dello specifico caso dei giovani: le cifre allarmanti arrivano al 42,7%, un altro triste record.
    Il tempo delle alchimie politiche è finito e servono risposte. Renzi non ha una delega in bianco, ma deve dimostrare sul campo una autentica volontà riformatrice. In questo caso sono sicuro che troverà sponda nelle forze moderne e liberali che siedono in parlamento.
    La parola chiave è sempre la stessa: semplificazione. Come ricorda da tempo il senatore Ichino, per dare respiro al mercato del lavoro c’è bisogno di chiarezza: serve un codice del lavoro semplificato, serve l’introduzione sperimentale del contratto di lavoro a tempo indeterminato a protezioni crescenti; bisogna spostare risorse dalle politiche passive, in particolare dalla cassa integrazione in deroga, alle politiche attive, incentrate sul nuovo metodo del contratto di ricollocazione.
    Renzi, con questi dati sulla disoccupazione, deve agire al più presto.
    La riforma del mercato del lavoro va di pari passo con la riforma del fisco; tra le priorità abbiamo ad esempio la riduzione dell’IRAP, una imposta proporzionale al fatturato e non applicata all’utile di esercizio, che quindi non varia anche se le imprese sono in pari o in perdita.
    La materia è vastissima e una riforma strutturale è attesa da anni. Si parla infatti di rivedere 700 voci in materia di sconti fiscali. Ci auguriamo che si segua una politica di autentica riduzione del carico fiscale, come quella suggerita da Francesco Giavazzi, che durante il governo Monti propose un piano di riordino degli incentivi, in base alla quale i risparmi di spesa derivanti da riduzione di contributi o incentivi alle imprese dovevano essere destinati alla riduzione dell’imposizione fiscale sempre sulle imprese.
    Renzi deve prendere il “toro per le corna” e dimostrare che il suo arrivismo e le mosse spregiudicate che ha messo in atto per sostituire il precedente governo sono animate da un reale desiderio di cambiamento.
    Il presidente del consiglio si deve giocare in pochi mesi tutte le carte, il tempo stringe, non solo per Renzi, ma per tutto il paese.

  • La crisi risolta al centro

    Pubblicato il 4 ottobre 2013 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    La rischiosa crisi di Governo si è risolta al centro. Abbiamo placato i diversi estremismi che volevano mettere k.o. l’Italia. Dall’entropia di questi mesi iniziamo a scorgere il panorama politico che ci attende in futuro.
    Da una parte gli avversari di Letta: i falchi del Pdl (nonstante la brusca inversione a u), i grillini e la sinistra di Vendola.
    Dall’altra chi voleva evitare una crisi al buio in questo momento delicatissimo. Questa è una prima grezza ma significativa linea di demarcazione.
    Della scelta irresponsabile di Berlusconi abbiamo già ampiamente parlato. Il Cavaliere è uscito sconfitto. Ha provato a trascinare tutti nel baratro con sé ma non vi è riuscito. Esiste una parte del centrodestra che ha evitato di suicidarsi e uccidere il Paese. Hanno deciso di affrontare una questione che da anni pendeva sulle loro teste: può l’Italia andare avanti con un centrodestra padronale, totalmente piegato agli umori del leader?
    Gli stessi “scissionisti” hanno prosperato per anni alla corte del monarca, sapevano di “lavorare” in un partito padronale e quindi non potranno reinventarsi dalla sera alla mattina una verginità politica (e nessuno glielo chiede). Però, giunti sul ciglio del burrone non si sono gettati. Ora devono avere l’intelligenza di guidare la transizione verso una destra moderna. Dobbiamo chiudere al più presto questo ventennio
    Finalmente la politica è tornata nelle istituzioni e le forze in campo hanno messo le carte in tavola nel luogo preposto: il parlamento.
    Scelta civica ha mantenuto la coerenza nei confronti del governo, cercando di temperare gli animi di alcuni alleati.
    Ora si è creata una maggioranza che prescinde da Silvio Berlusconi, questo è il dato politico più importante. È il momento che i moderati italiani si coalizzino al centro e lascino gli estremisti berlusconiani al loro destino.
    La fiuducia dell’ultimo momento è stato il consueto colpo di teatro del Cavaliere, ma questa volta non cela nessuna strategia se non prolungare l’agonia e rimandare il giorno in cui i nodi verranno al pettine. Ha dimostrato di non avere nulla del moderato e di essere circondato da una corte di estremisti pronti a far saltare in aria il Paese a un suo cenno. L’inganno è stato smascherato una volta per tutte: la casa dei moderati non era, non è e non sarà Forza Italia.
    Estraneo alla cultura dei moderati e del Popolari anche il gesto dei senatori del Movimento cinque stelle che hanno pesantemente offeso una loro ex collega, paola De Pin, rea di aver votato la fiducia al governo. Siedono in Parlamento ormai da mesi e non sono mai andati oltre agli insulti, rifiutando il dialogo con ogni forza politica. I pasdaran di Grillo erano a fianco ai pasdaran di Berlusconi nel tentativo di affossare il governo; diversissimi, ma allo stesso tempo simili.
    Spero solo che questa settimana in cui il governo è stato appeso a un filo per i problemi del Cavaliere non sia stata inutile. C’è troppo da fare per continuare a seguire la telenovela dei berluscones, cambiamo una volta per tutte canale.

  • L’irresponsabile

    Pubblicato il 6 dicembre 2012 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    L’atteggiamento del Pdl e le dichiarazioni di Berlusconi sono irresponsabili.
    L’ex premier, per calcoli personali, nel tentativo di salvare se stesso, rischia di buttare a mare il Paese. Berlusconi conferma la sua totale mancanza di senso dello Stato. Una crisi di governo in questo momento getta prematuramente il Paese nell’instabilità e non consente al governo di portare a termine le riforme avviate da Monti, compresa la legge elettorale.
    Sappiamo che sono stati mesi difficili, mesi di grandi sacrifici, ma sappiamo anche che questo governo ha operato con l’unico fine di mettere al sicuro il Paese e fargli riguadagnare la fiducia della comunità internazionale dopo il fallimento del Cavaliere. Ricordiamoci chi ha portato l’Italia sull’orlo della bancarotta: lo stesso Berlusconi.
    Noi siamo pronti alla sfida elettorale e la nostra vittoria non sarà del partito, ma di tutti gli italiani. Berlusconi attenda la scadenza naturale della legislatura se ha veramente cuore gli interessi del Paese.

    Purtroppo, mentre la situazione rischia di precipitare, non sono a Roma. Oggi si celebrano a Verona le esequie di Roberto Uboldi e con l’animo pieno di dolore voglio ricordare un rapporto umano, una profonda amicizia e una comune militanza durate 40 anni.

  • Salvare scuole d’infanzia paritarie

    Pubblicato il 4 luglio 2012 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Il Governo intervenga per salvare le scuole d’infanzia paritarie: anche i bimbi veronesi rischiano di rimanere a casa

    La Fism del Veneto ha annunciato la chiusura di almeno 13 scuole (1 a Belluno, 3 a Padova, 4 a Treviso, 2 a Verona, 3 a Vicenza). Risultato: almeno 1.080 bambini potenzialmente a casa.

    In una interrogazione urgente al Governo, presentata con la collega Rubinato, chiediamo di provvedere al reintegro per l’anno 2013 (e seguenti) delle risorse a favore delle scuole paritarie, almeno nella misura stanziata nel 2012. Ciò darebbe certezza sull’entità dei fondi e sui tempi di erogazione e consentirebbe una regolare programmazione del servizio scolastico.
    Inoltre, proponiamo che le somme corrisposte a titolo di retta o contributo possano essere portate in detrazione ai fini Irpef, almeno parzialmente, a partire dai contribuenti residenti nelle regioni in cui le scuole dell’infanzia statali coprano meno del 50 per cento dell’offerta formativa.

    La riduzione delle risorse, a partire dalla manovra di bilancio del 2009, ha riguardato anche la scuola paritaria non statale; in seguito, ogni anno – vista l’insostenibilità di questi tagli – parlamento e Governo hanno stanziato dei contributi integrativi, in tempi e con modalità che hanno reso tuttavia difficile per tali istituzioni programmare il servizio scolastico.

    Non parliamo di politiche della famiglia in astratto: la riduzione di oltre il 50% dello stanziamento per i prossimi anni inciderà in modo pesante sul servizio offerto.
    La scuole paritaria (sia dell’infanzia che primaria) sin qui ha accolto rispettivamente circa 640.000 bambini di età compresa tra i 3 e i 6 anni (pari al 40% della popolazione scolastica) e 196.000 bambini dai 6 ai 10 anni, occupando oltre 80.000 persone, tra personale docente e non docente e contribuendo in modo significativo al buon livello qualitativo raggiunto dalla scuola pubblica italiana.

    Nella nostra regione le scuole paritarie coprono addirittura al 67,03% del servizio: 1.183 scuole dell’infanzia che nell’anno scolastico 2010/2011 hanno accolto 93.802 bambini dai 3 ai 6 anni, di cui 660 disabili e 9.613 stranieri dando lavoro a circa 9.500 dipendenti, di cui 5.700 docenti.
    Si tratta di scuole che hanno radice nella tradizione degli ‘asili infantili’ nati in ambito caritativo e laico, in attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale, prima che fossero aperte le scuole materne da parte dello Stato, anche se in molti casi la gestione è ora demandata ad associazioni di genitori, oppure affidata a cooperative sociali. Esse sono diffuse capillarmente nel territorio, tanto da costituire in molti Comuni l’unico servizio presente per l’infanzia, cosicché le due scuole, la paritaria e la statale, “trovano nel nostro territorio regionale un’effettiva integrazione quali strumenti a servizio di un medesimo sistema educativo pubblico” come ha ricordato Ufficio IV della Direzione generale del Miur di Venezia nella relazione relazione del maggio 201. Tutto ciò, è bene sottolinearlo, comporta un notevole risparmio per le casse dello Stato: oltre 520 milioni di euro l’anno, secondo dati forniti dalla Fism.

    Cosa succederebbe se le scuole paritarie dell’infanzia chiudessero a causa del dimezzamento del contributo statale? Lo Stato dovrebbe sostenere una spesa aggiuntiva erogare direttamente il servizio. Sarebbe una spesa di entità notevolmente superiore al reintegro dello stanziamento per le paritarie al livello degli anni precedenti, senza contare il rischio che comunque si verifichi in alcune regioni, come il Veneto, la Lombardia, ma anche l’Emilia-Romagna, una grave emergenza educativa, per il numero di bambini che rimarrebbero privi del servizio educativo in piena contraddizione con gli obiettivi di allargamento della scuola dell’infanzia prefissati dal Ministero dell’istruzione, ma anche ad un’emergenza sociale, per il venir meno di un servizio indispensabile alle famiglie in territori in cui entrambi i genitori molto spesso lavorano.

    on. Giampaolo Fogliardi

  • Navigarda, Governo sblocchi la situazione

    Pubblicato il 14 giugno 2012 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Ero già intervenuto in gennaio sui tagli alla Navigarda con una interrogazione al Ministro Passera. Ora ho presentato anche una mozione al Governo insieme a molti altri colleghi di tutti gli schieramenti.

    Il taglio del 50 per cento sul fondo di esercizio dell’azienda ha portato una drastica diminuzione delle corse e un notevole ridimensionamento del personale. Si prospetta una situazione difficile per la stagione estiva e un conseguente congestionamento del traffico su gomma. Questi i punti che vogliamo portare avanti:

    1) reperire risorse economiche per garantire un servizio efficiente, sia per i turisti che per i residenti

    2) trasferire a livello regionale la gestione della navigazione sul Lago di Garda, anche favorendo la stipula di accordi fra Lombardia, Veneto e Trentino

    3) valutare la possibilità di modificare l’attuale gestione dei laghi prealpini, da una parte rendendo possibile l’ingresso ai privati nell’ente pubblico, e dall’altra prevedendo una gestione organizzativa e finanziaria autonoma per ciascun lago.

    Scarica il testo integrale: Mozione Navigazione lago di Garda

  • Salvare l’Italia

    Pubblicato il 9 dicembre 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Il governo Berlusconi-Bossi ci ha portati a un passo dal collasso, la prospettiva del default avrebbe ridotto a pezzi l’Italia. In quel caso, tutto quello di cui stiamo discutendo in questi giorni (stipendi, lavoro, pensioni…) sarebbe stato azzerato dalle macerie.

    Monti ha preso in mano il Paese in una situazione devastante e noi, con senso di responsabilità, non abbiamo voluto giocare con il fuoco, abbiamo messo da parte tutti i calcoli di bottega, perché la bancarotta avrebbe fatto chiudere qualsiasi bottega.

    Non vogliamo subire questa fase, abbiamo lavorato per evitare il peggio e lavoreremo in parlamento per aumentare l’equità della manovra: dall’indicizzazione delle pensioni fino a 1400 euro all’ammorbidimento dello “scalone” all’agevolazione per l’Ici prima casa. Allo stesso modo diciamo: non si possono chiedere ai pensionati sacrifici mentre si regalano le frequenze a Rai e Mediaset.
    Non nascondiamo che questa manovra è dura, che alcune misure sono da migliorare, ma un grande partito riformista che si propone come forza di governo e che guarda al futuro con una prospettiva lunga non può certo tirare i remi in barca. E’il prezzo salato che paghiamo all’era berlusconiana. Chi lo ha sostenuto fino ad ora rifletta e non cerchi un facile tornaconto facendo polemica sull’orlo del baratro al quale ci ha condotti.

    Stiamo lavorando, vogliamo e dobbiamo portare l’Italia fuori dal buio e il parlamento deve fare la propria parte. Il Pd sta dimostrando profilo di governo e grande responsabilità, ma non può essere contemporaneamente “di lotta e di governo”, deve avere l’obiettivo di riportare il Paese a testa alta in Europa e nel mondo e farlo risorgere dal buio dell’era berlusconiana. Sarà un compito lungo e difficile, il primo passo è uscire dall’emergenza e allontanare lo spettro del default.

  • Il nuovo governo e la centralità del parlamento

    Pubblicato il 17 novembre 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Si è insediato il governo Monti. La regia del presidente Napolitano è stata decisiva per ridare stabilità ad un paese sull’orlo del baratro. E’un governo di tecnici preparatissimi, con curricula di grande prestigio, soprattutto se paragonati ai predecessori (Gelmini, Carfagna, Brunetta, Romano, Prestigiacomo…).

    In molti hanno gridato alla sconfitta della politica, alla tecnocrazia, vivendo con fastidio l’insediarsi di un esecutivo non-politico.
    La situazione era eccezionale e richiedeva un intervento eccezionale. Il Governo precedente aveva fallito miseramente, lasciando un vuoto che il Presidente della Repubblica ha cercato di colmare con l’unico obiettivo di salvare il paese. Andare incontro a tre mesi di campagna elettorale in quelle condizioni sarebbe stato un suicidio.

    Non è il tempo della polemica: le macerie sono di fronte a tutti e chi ci ha trascinato in questa voragine deve avere l’umiltà di fare un passo indietro e cercare la più ampia convergenza per uscire dalla crisi. Mettiamo da parte i rancori e ripensiamo il ruolo della politica e dei partiti perché siamo di fronte ad uno spartiacque.

    Il Parlamento paradossalmente può recuperare una centralità proprio ora, mentre nell’era berlusconiana veniva vissuto con fastidio e chiamato solo a esprimere sterili voti di fiducia al governo.

    Ora che le forze politiche sono momentaneamente lontane dall’esecutivo, possono concentrarsi sugli aspetti legislativi, lavorando nel merito delle riforme necessarie. La riscossa della politica passa da qui, dal ruolo centrale del parlamento. Il teatrino di Berlusconi e Bossi è finito. Ha stancato. Era ormai fuori dal tempo e mi auguro che anche molti colleghi del centrodestra possano tornare a svolgere con costanza, competenza e capacità il loro ruolo politico senza più essere gli yesmen-votafiducia del precedente premier.

    Tutto sta cambiando velocemente e chi saprà cogliere questa nuova fase con spirito costruttivo e senso di responsabilità saprà dare nuovo senso alla politica.

    Se il Governo Berlusconi ha fallito nella politica economica, nelle riforme, nella politica estera, non significa che con lui tutta la politica debba sprofondare. Le forze che si sono strette attorno a Napolitano hanno dimostrato che si può mettere l’interesse generale di fronte all’interesse di bottega. Ora non saremo semplici spettatori in parlamento del governo Monti, ma protagonisti attivi. La politica deve ripartire da qui, risorgendo dalle ceneri del berlusconismo.

  • «Un nuovo governo di alto profilo tecnico che si concentri sulla ripresa»

    Pubblicato il 6 settembre 2011 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    Prosegue nelle pagine de L’Arena il dibattito sul grido di allarme sull’ attuale situazione economica lanciato dal presidente di Confindustria Verona, Andrea Bolla. Il mio intervento:

    Giampaolo Fogliardi, deputato del Pd e membro della Commissione Finanze della Camera concorda con le critiche degli imprenditori e chiede un «nuovo governo di alto profilo tecnico che si concentri sulla ripresa»

    Il giudizio di Fogliardi sulla manovra finanziaria del governo in discussione al Senato, non lascia adito a dubbi: «Era già poco incisiva all’inizio e ora ulteriormente annacquata dalle ultime modifiche non contiene interventi strutturali per il rilancio dell’economia, al contrario si continua ad ingrassare un debito pubblico che non riusciamo a pagare». L’unica strada da percorrere, afferma l’esponente del centrosinistra, «passa dalle dimissioni di Berlusconi per un nuovo esecutivo di alto profilo tecnico, presieduto da una personalità come Mario Monti e sostenuto dalla convergenza di tutte le forze politiche, che si concentri sulla ripresa»

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  • Continue incertezze, danno per il Paese

    Pubblicato il 5 settembre 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    «È l’epilogo finale di una tragedia annunciata, ma questa continua incertezza rappresenta un danno irreparabile per l’economia del Paese e per la nostra immagine internazionale».

    «L’epoca berlusconiana con le sue scelte populiste come la sciagurata abolizione dell’Ici che era l’unica vera imposta federale, si chiude nel modo peggiore». (L’Arena)

    «Tosi decida da che parte stare in questo drammatico epilogo dell’era berlusconiana: sì, la crisi è internazionale, ma gli altri Paesi reagiscono, a partire dalla Germania, con una manovra seria, pesante ma chiara e ben definita, mentre qui i ministri sembrano capaci solo di fare i conti per evitare di colpire questa o quella categoria di propri elettori» (Il Corriere di Verona)

    Lo ho dichiarato nella conferenza stampa di sabato organizzata con il Segretario Vincenzo D’Arienzo, la senatrice mariapia Garavaglia, l’on. Gianni dal Moro e il consigliere Roberto Fasoli. La telenovela della manovra è dannosa

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  • Alitalia, respingere dimissioni di Fantozzi

    Pubblicato il 20 luglio 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Commissariare il professor Fantozzi e’ una scelta incredibile di un governo che dimostra di non avere alcun rispetto per le migliaia di ex dipendenti Alitalia e soprattutto per un professionista serio, un maestro, che in questi anni e’ stato garante dei diritti dei creditori in un’operazione su cui Berlusconi e il suo governo si sono giocati la faccia.

    ”Ora il governo, se avesse un briciolo di buon senso, dovrebbe rifiutare le legittime dimissioni di Fantozzi e permettergli di portare avanti il proprio lavoro per il bene dei creditori, ma anche per l’immagine e la credibilita’ del Paese’.

    Fantozzi ha rassegnato ieri le dimissioni nelle mani del Presidente del Consiglio e del Ministro per lo Sviluppo Economico.

    Dopo l’articolo della manovra relativo alle procedure delle imprese in amministrazione straordinaria che prevede  l’affiancamento di due nuovi commissari,  ha ritenuto venuta meno la fiducia del Governo nei suoi confronti.

    Alle sue dimissioni hanno fatto eco anche quelle di tutti i componenti dell’Ufficio del Commissario.