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  • La cultura del comportamento

    Pubblicato il 29 giugno 2015 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    CORRUZIONEDi fronte agli ultimi tristi fatti di cronaca che coinvolgono molti amministratori pubblici e politici di ogni schieramento si pone una nuova “questione morale”. Dobbiamo tornare a una sana “cultura del comportamento”, un concetto caro a Pietro Scoppola, illustre rappresentante del Cattolicesimo democratico. Ce lo ricorda Giorgio Merlo in questo articolo su “Il domani d’Italia” che consiglio.

    Questione morale, emergenza che evoca un nuovo senso del dovere.
    Scoppola, anni fa, poneva il problema della “cultura del comportamento”

    Purtroppo è ritornata con prepotenza la “questione morale” nella politica italiana. Corruzione, abuso d’ufficio, turbativa d’asta, tangenti, concussione, associazione a delinquere e infiltrazioni mafiose, minacce e via discorrendo sono parole tornate di moda sui giornali e nelle cronache televisive. In tutti i territori e in ogni angolo d’Italia. Certo, c’è Mafia Capitale a Roma ma ci sono centinaia di altri esempi di malcostume e di profonda degenerazione nella pubblica amministrazione in ogni angolo del paese. Un fenomeno trasversale che coinvolge quasi tutte le formazioni politiche. In particolare del Pd e di altre formazioni del centro destra.

    Ora, il ritorno prepotente della “questione morale” non può non interrogare la politica, tutta la politica sul profondo e ormai strutturale decadimento etico, culturale ed ideale di tutto ciò che è riconducibile al “pubblico”. E’ perfettamente inutile predicare ogni giorno che si è alfieri, paladini e detentori della pubblica moralità e della cultura della legalità e poi rubricare il tutto a fatti personali, episodi marginali e circoscritti. No, quando un fenomeno è diffuso in modo omogeneo in tutta la società e in tutto il territorio significa che il malcostume e la degenerazione sono strutturali e quasi fisiologici nella pubblica amministrazione italiana. E, soprattutto, significa che la politica è malata, profondamente malata.

    Ecco perché, al di là di ridicoli moralismi e di ormai stucchevoli nuovismi, è giunto il momento di riproporre, anche in questa stagione politica, la cosiddetta “cultura del comportamento”. Una definizione coniata molti anni fa da un illustre esponente del cattolicesimo democratico, lo storico Pietro Scoppola. Una definizione che, accanto alla “cultura del progetto” rappresenta la cifra distintiva per una buona politica e una bella politica. Senza un recupero pieno, organico e serio della moralità e di un rinnovato “senso del dovere” di morotea memoria, la politica stessa è destinata a diventare sempre più un mero luogo dove si intrecciano affari, spartizioni, prebende e distribuzione di mero potere. No, non è questa e non può essere questa la finalità dell’azione politica e dell’impegno politico di migliaia di amministratori locali che sono e restano onesti e che continuano a fare il loro lavoro con abnegazione, completa dedizione e vero disinteresse.

    Un recupero di moralità  che può essere decisiva anche per ridare credibilità alla politica e alle stesse istituzioni democratiche. Perché la ragione di fondo del crescente astensionismo elettorale affonda le radici proprio in questa profonda e distorta degenerazione dell’azione politica. Senza una vera e non solo propagandistica inversione di rotta può essere a rischio la stessa qualità della nostra democrazia. Per questo non si può più scherzare o liquidare il ritorno della “questione morale” con una semplice alzata di spalle.
    Giorgio Merlo

  • Nuovo umanesimo, società globale. 28 marzo.

    Pubblicato il 27 marzo 2012 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Il domani d’Italia organizza il 28 marzo l’incontro “Nuovo umanesimo, società globale” .

    Nella sala capitolare del Senato, presso il chiostro del convento di Santa Maria sopra Minerva (Piazza della Minerva, 38 – Roma), dalle 16.00, interverranno: Lucio d’Ubaldo, Benedetto Adragna, Mauto Ceruti, Luigino Bruni, Agostino Giovagnoli, Bianca Garavelli e Marco Trabucchi. Dalle 18.00 inizierà il dibattito con Raffaele Bonanni, Giuseppe Fioroni, Mons. Bruno Forte e Lorenzo Ornaghi. Modera Marco Tarquinio.

    Dall’introduzione:

    Il futuro dell’Italia, nel mondo globalizzato e nella società della conoscenza, sta in una rigenerazione della propria tradizione umanistica. L’Italia ha dato al mondo la prospettiva dell’umanesimo. Ha generato, prima in età classica e poi nell’età del Rinascimento, una concezione dell’esperienza umana come esperienza intessuta ad un tempo di radicamento nella tradizione e di capacità di innovazione. Il radicamento nella tradizione consente di aprirsi al dialogo delle discipline, dei linguaggi,  delle pratiche, delle professioni.