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  • Renzi non dimentichi i lavoratori autonomi

    Pubblicato il 14 marzo 2014 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Le misure introdotte da Matteo Renzi vanno nella giusta direzione; anche a livello comunicativo trasmettono l’idea che non c’è tempo da perdere e che “tirare a campare” non è una ipotesi praticabile in questo momento.

    Ci auguriamo che agli annunci roboanti seguano riforme vere, che alcuni partiti di maggioranza non tirino troppo la corda, che l’Europa dia fiducia al Governo e che le mille corporazioni italiane non frenino, come di consueto, ogni riforma nel classico gioco dei veti incrociati.

    La riduzione della pressione fiscale è un tema cardine per rilanciare i consumi e il premier ha fatto bene a dare una iniezione di fiducia a tutti i redditi medio-bassi: sono coloro che hanno vissuto la crisi sulla propria pelle.
    Ho apprezzato anche lo spostamento del carico fiscale dal reddito da lavoro alle rendite finanziarie, anche se dobbiamo essere realisti e sapere che i mercati finanziari sono difficili da imbrigliare; Renzi comunque ha lanciato un messaggio importante.

    Mancano tristemente all’appello tutti i lavoratori autonomi che rappresentano la spina dorsale della nostra economia, soprattutto nel nostro territorio. Artigiani, commercianti, partite IVA non sono immuni alla crisi, anzi, sono stati i primi a subire questa situazione. Parlo di tante persone che per necessità, imposizione o per scelta hanno colto la sfida dell’autoimpiego e non godono di tfr, ferie, permessi o indennità di malattia.
    Lungi da me sollevare contrapposizioni tra i lavoratori: mi auguro solo che lo spirito delle riforme vada nell’interesse dei lavoratori tutti consentendo un po’ di respiro anche a chi lavora in proprio perché se messo nelle giuste condizioni può contribuire in maniera determinante alla crescita della ricchezza del paese.

    Lo stesso spirito dovrà accompagnare la riforma del mercato del lavoro, cercando sempre di più di creare una situazione bilanciata tra i tanti tipi di lavoratori. Come ha ricordato il senatore Pietro Ichino:

    Positiva è, in particolare, la parte del disegno di legge-delega sul nuovo Codice del lavoro riferita agli ammortizzatori sociali, che tende a portare a compimento la riforma avviata dalla legge Fornero del 2012, con la riconduzione della Cassa integrazione alla sua funzione originaria e l’ampliamento e rafforzamento del sostegno del reddito ai disoccupati, coniugato con misure efficaci per il loro reinserimento nel tessuto produttivo e condizionato alla loro disponibilità effettiva.

    Spero quindi che il governo prosegua sulla strada delle riforme con lo slancio che ha in questo momento tenendo a mente tutti i lavoratori per uno sviluppo generale e armonico del tessuto economico. L’Italia ha le potenzialità per tornare a crescere, la politica crei finalmente il terreno adatto.

  • Al lavoro per il lavoro

    Pubblicato il 17 gennaio 2014 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Martedì abbiamo incontrato il Senatore Ichino a Padova per discutere di lavoro con le categorie produttive. È uno dei temi più dibattuti in questo momento e allo stesso tempo una fonte di grandi contrapposizioni, spesso ideologiche. La crisi però ci impone una volta per tutte di affrontare la riforma del mercato del lavoro, da troppi anni rimandata o affrontata a in maniera parziale e lacunosa.
    Più che nomi esotici, servono proposte chiare e possiamo vantare uno dei massimi esperti in materia che da anni si batte per riformare il settore e ridare slancio a un sistema stagnante.
    La priorità è inserire un rapporto a tempo indeterminato più flessibile e meno costoso che garantisca una stabilità crescente al crescere dell’anzianità di servizio. Allo stesso tempo si deve ridurre il cuneo fiscale.

    Possiamo cambiare la prospettiva anche grazie al il contratto di ricollocazione: un modo per legare le politiche “passive” del lavoro (sostegno del reddito dei disoccupati) con le politiche “attive” (misure per il reinserimento nel tessuto produttivo). Il godimento del trattamento di disoccupazione va poi subordinato alla ragionevole disponibilità della persona interessata per la nuova occupazione possibile e per i percorsi di riqualificazione necessari.

    Per promuovere l’occupazione femminile è prevista anche la detassazione selettiva dei redditi di lavoro autonomo e subordinato, con relativa copertura finanziaria.

    Tutta la riforma deve andare verso la semplificazione: basterebbero 70 articoli brevi, di facile lettura e facile traducibilità in inglese, inseriti nel corpo del Codice civile al posto di quelli oggi in vigore. La chiarezza sarebbe una boccata d’ossigeno per chi volesse investire nel nostro paese.
    In sintesi proponiamo una riforma della protezione della sicurezza economica e professionale del lavoratore ispirata al principio della flex-security, come raccomandato dall’Unione Europea.

  • Priorità

    Pubblicato il 19 dicembre 2013 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Queste sono le priorità che Scelta civica ha proposto al governo. Le riteniamo condizioni essenziali per l’azione dell’esecutivo. Le materie all’ordine del giorno sono lavoro, fisco, scuola, concorrenza e carceri.
    (Scarica il documento integrale: Elementi per un patto di governo)

    Lavoro

    • Emanazione della legge-delega per il Codice semplificato del lavoro, entro il
      31 marzo 2014
       ed esercizio della delega legislativa entro il 30 giugno;
    • attivazione immediata della sperimentazione regionale di un nuovo modello di cooperazione tra servizi pubblici e privati per l’impiego, finalizzata alla massima diffusione del contratto di ricollocazione come strumento per il collegamento tra politiche passive e politiche attive del lavoro, per il sostegno del reddito, per l’incentivo alla mobilità della manodopera dai settori e aziende
      in fase di contrazione occupazionale a quelli in fase di espansione;
    • promozione dell’occupazione femminile mediante uno sgravio selettivo
      dell’Irpef
       sui redditi di lavoro delle donne;
    • sperimentazione per un biennio, in funzione dell’uscita dalla recessione e delle
      esigenze connesse con Expo 2015, di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato più snello e flessibile, con costi contributivi e fiscali opportunamente ridotti;
    • trasformazione dei punti precedenti in contenuti di contractual arrangement con l’Unione Europea, con i relativi solidarity mechanism: le risorse così ottenute andranno interamente finalizzate alla riduzione del cuneo fiscale e contributivo, per avvicinarlo ai livelli dei maggiori partner europei.

    Fisco e disciplina di bilancio  

    • Creazione di un meccanismo automatico di destinazione, a copertura della riduzione del cuneo fiscale e dell’IRAP, degli spazi finanziari ottenuti mediante la ripresa per il triennio 2014-2016 del processo di spending review avviato dal Governo Monti e di fatto congelato nel corso del 2013;
    • significativo incremento del programma di dismissioni del patrimonio pubblicomobiliare e immobiliare dello Stato e avvio di un analogo processo per quello degli enti locali;
    • implementazione di una vera anagrafe telematica della spesa e di un’Agenzia delle uscite, mediante la previsione di specifici obblighi di dichiarazione annuale telematica per le pubbliche amministrazioni;
    • ridisegno complessivo della fiscalità locale sugli immobili.

    Concorrenza e liberalizzazioni

    • Immediata presentazione del disegno di legge annuale sulla concorrenza, per
      recepire e dare attuazione alle segnalazioni dell’Antitrust (AGCOM – AS659, anno 2010; AS901, anno 2012; AS988, anno 2013) sugli ostacoli di carattere normativo e amministrativo alla trasparenza e concorrenzialità del mercato di beni e servizi, in particolare nei seguenti settori: energia elettrica e gas; distribuzione carburanti; comunicazioni; servizi postali; banche e assicurazioni; servizi pubblici locali; trasporti; autostrade; sistema aeroportuale; rete ferroviaria; farmacie; servizi professionali; sanità; pubblica amministrazione.

    Scuola e università

    • Conversione del sistema organizzativo in base ai principi di autonomia e
      responsabilità, flessibilità
       nei modelli contrattuali e di reclutamento degli
      insegnanti;
    • prosecuzione e intensificazione del programma Invalsi per il controllo di
      efficacia dell’istruzione mediante test standardizzati, nella prospettiva dell’effettiva responsabilizzazione dei dirigenti scolastici riguardo ai risultati conseguiti;
    • promozione delle eccellenze nella didattica e ricerca universitaria e introduzione di una nuova disciplina dell’autofinanziamento degli atenei che consenta investimenti straordinari su corsi di laurea e di dottorato, mediante aumenti delle tasse universitarie coperti interamente da prestiti d’onore garantiti dalla Fondazione per il Merito, secondo il modello degli income contingent loans.
    Accanto alle priorità indicate in precedenza, Scelta Civica, aderendo al drammatico appello del Capo dello Stato, ritiene urgenti e non più differibili provvedimenti concretamente atti amigliorare le condizioni di detenzione e la sicurezza degli istituti di pena, in coerenza con i principi costituzionali. A questo fine Scelta Civica chiede:

    Carceri

    • una sessione parlamentare dedicata a discutere i contenuti del messaggio alle Camere del Presidente Napolitano dello scorso 8 ottobre e le possibili soluzioni al problema del sovraffollamento carcerario: la riduzione del numero complessivo dei detenuti, l’aumento della capienza complessiva dei penitenziari e l’adozione di rimedi straordinari, attraverso il ricorso ai provvedimenti di clemenza dell’indulto e dell’amnistia;
    • l’inderogabile rispetto della scadenza del prossimo maggio, imposta dalla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo e la presentazione da parte del Governo entro la fine di gennaio del programma dettagliato per il conseguimento di tale obiettivo.

     

  • Emergenza lavoro

    Pubblicato il 22 maggio 2013 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    Oggi l’istat ha diffuso i dati del rapporto incentrato sulla situazione economica delle famiglie italiane. L’Italia ha “la quota più alta d’Europa” di giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano né studiano. Si tratta dei cosiddetti Neet, arrivati a 2 milioni 250 mila nel 2012, pari al 23,9%, circa uno su quattro. In un solo anno sono aumentati di quasi 100 mila unità. Il tasso di disoccupazione dei giovani tra il 2011 e il 2012 è aumentato di quasi 5 punti percentuali, dal 20,5 al 25,2% (dal 31,4 al 37,3% nel Mezzogiorno).
    Non se la passano certo meglio le persone di mezza età che restano disoccupate: ricollocarsi a 50 anni è sempre più difficile.
    La disoccupazione è una piaga sociale e il governo in questo momento ha una grande priorità: il lavoro

    Le tasse sul lavoro fanno sì che in Italia un lavoratore arrivi a costare all’impresa circa due volte il suo stipendio netto. Nel resto dell’area euro il rapporto è inferiore: 1,7. Quindi le tasse sul lavoro sono un macigno per imprese e lavoratori. Per riportare il cuneo fiscale (cioè la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto incassato effettivamente dal lavoratore) a livelli europei servono circa 50 miliardi.

    Si è parlato molto anche di IMU in questi mesi; sicuramente la sospensione della tassa rappresenta una boccata di ossigeno per le famiglie, ma dobbiamo guardare al sistema generale della fiscalità, che andrebbe riformato.
    Le imposte sul patrimonio e quelle sui consumi sono le meno distorsive; al contrario, quelle sui redditi da lavoro e da impresa sono le più dannose per l’economia, perché scoraggiano gli investimenti e lo sviluppo.
    La composizione del prelievo, anche a saldi invariati, influisce sulle prospettive economiche. Tradotto: ricavare 100 da una tassa anziché da un’altra non è la stessa cosa per il tessuto economico del Paese. Questoè un fattore da considerare.
    Come ha ricordato Giampaolo Galli su Europa del 21 maggio:

    L’Italia rispetto agli altri paesi Ocse e Ue ha un prelievo fortemente concentrato sulle basi più distorsive e con maggiori effetti negativi sulla crescita. Molti paesi dell’Ue hanno spostato il prelievo su queste altre basi da molto tempo e alleggerito notevolmente quello sui fattori produttivi (si veda Taxation Trends, European Commission, 2013).

    Torniamo sempre alle grandi questioni: la fiscalità e il lavoro.
    Bisogna ridurre il cuneo fiscale mettendo a disposizione delle aziende e dei lavoratori, almeno in via sperimentale, un modello di rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato meno costoso e più flessibile, che per un verso consenta la regolarizzazione di tutte le posizioni lavorative a rischio senza shock di costo o di rigidità per le aziende. Bisogna agevolare il più possibile i nuovi incontri fra domanda e offerta. Interessante in questo senso la proposta di Scelta Civica per superare il dualismo tra protetti e non protetti:

    Proponiamo di rispondere all’emergenza offrendo a imprese e lavoratori la possibilità di sperimentare, in sede di regolarizzazione di vecchie collaborazioni autonome continuative, o di costituzione di nuovi rapporti, un modello di contratto di lavoro dipendente meno costoso (per la riduzione drastica del cuneo fiscale e contributivo che separa il costo del lavoro dalla retribuzione netta) e capace al tempo stesso di conciliare la massima possibile flessibilità delle strutture produttive con la massima possibile sicurezza del lavoratore nel passaggio dalla vecchia alla nuova occupazione, in caso di licenziamento. (Leggi tutto)

    L’obiettivo di ogni azione è sempre lo stesso: che le aziende tornino ad assumere e che  i lavoratori si ritrovino con più soldi in busta paga. La grande sfida del Governo è razionalizzare la spesa, tagliare gli sprechi e dismettere parte del patrimonio pubblico per dare ossigeno al lavoro e far ripartire l’economia.

  • Partite IVA, «Migliaia in una terra di mezzo»

    Pubblicato il 3 maggio 2013 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    Chi sono le partite IVA oggi? Nuove professioni, ma anche dipendenti mascherati o professionisti in crisi. Un mondo variegato affrontato in questa interessante intervista a Costanzo Ranci, professore di Sociologia economica al Politecnico di Milano, comparsa oggi sul Corriere di Verona.

    «Migliaia in una terra di mezzo»

    VENEZIA — «La verità è che la classica distinzione tra lavoro dipendente e indipendente non regge più». Costanzo Ranci, professore di Sociologia economica al Politecnico di Milano, va dritto al sodo. Ha appena pubblicato Partite Iva: il lavoro autonomo nella crisi italiana e quel complesso mondo a cavallo tra speranze di affermazione professionale e precariato lo ha scandagliato in lungo e in largo. «Abbiamo assistito a profondi cambiamenti, con una pazzesca accelerazione nell’ultimo decennio» continua. «Nuove figure, responsabilità, mansioni, specie nel settore dei servizi. Il risultato è che migliaia di persone, oggi, si ritrovano in una terra di mezzo: senza rappresentanza, senza tutele e, quel che è peggio, con bassi redditi».

    Ma da chi è composto il famoso popolo delle partite Iva?

    «È cresciuto per stratificazioni successive. Dentro si trovano i professionisti insieme con i commercianti e gli artigiani. E fin qui si resta nel solco della tradizione e della statistica. La novità è l’esplosione dei cosiddetti knowledge worker, i lavoratori della conoscenza. Un’area molto vasta: si pensi agli informatici, ai grafici, agli intermediari finanziari o immobiliari, e così via. Tutti freelance, battitori liberi, per scelta o per necessità. Peccato che si scavi grande distanza, nella condizione lavorativa e nel reddito, tra chi è affermato e chi no e tra giovani e cinquantenni».

    Non ci sono anche i muratori e gli operai espulsi dalle fabbriche, che aprono la partita Iva come estremo rimedio per sbarcare il lunario?

    «Certo. In parallelo, questo universo è composto anche da lavoratori a bassa qualificazione. Per molti è il tentativo di porre un argine alla disoccupazione. Ma poi, con la crisi, il lavoro non c’è comunque. Così si finisce per accettare qualsiasi cosa, pure in nero».

    Che cosa accomuna queste figure agli antipodi, i knowledge worker e i lavoratori che perdono il posto fisso?

    «Dal punto di vista individuale niente: quello delle partite Iva è un mondo di atomi. In concreto, il comune denominatore è la mancanza di tutele, il fatto di ritrovarsi al di fuori del welfare, con redditi che vanno e vengono e spesso indecenti, con aspettative di pensione bassissime».

    La riforma Fornero non doveva essere un passo avanti proprio in direzione delle tutele?

    «Inutile cercare di incasellare le partite Iva da una parte o dall’altra: o dentro il lavoro dipendente o dentro il lavoro autonomo. La vera riforma dovrebbe essere quella del welfare e degli ammortizzatori sociali: dare a questi lavoratori l’indennità di disoccupazione, o Aspi che dir si voglia, creare forme previdenziali ad hoc. Certo, ci vorrebbero le risorse…» (s.m.)

  • Lavoro, superare il dualismo protetti – non protetti

    Pubblicato il 3 maggio 2013 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    I senatori di Scelta Civica hanno presentato un disegno di legge (primi firmatari Pietro Ichino, Andrea Olivero, Mario Mauro, Gianluca Susta) per la sperimentazione di misure volte a promuovere l’aumento dell’occupazione e il superamento del dualismo tra lavoratori protetti e non protetti nel tessuto produttivo.

    Il progetto pone a disposizione delle imprese e dei lavoratori la possibilità di sperimentare – in funzione della regolarizzazione delle collaborazioni continuative autonome in posizioni di sostanziale dipendenza, non più consentite dalla legge Fornero – un rapporto di lavoro a tempo indeterminato meno costoso e meno rigido, a parità di retribuzione e sicurezza del lavoratore. Un disegno di legge identico sarà presentato alla Camera dei deputati, prima firmataria Tinagli.

    Leggi la proposta

  • La dignità del lavoro

    Pubblicato il 3 maggio 2013 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Il Papa è intervenuto in questo primo maggio ricordando il valore della solidarietà, specialmente in questi tempi di crisi. “Penso a quanti sono disoccupati, spesso a causa di una mentalità egoista che cerca il profitto ad ogni costo” ha scritto. Mi ha colpito anche il richiamo alla figura di Giuseppe: nel Vangelo proposto dalla liturgia Gesù viene chiamato il “figlio del falegname”. Giuseppe era un lavoratore e Gesù ha imparato a lavorare con lui. Nella prima lettura si legge che Dio lavora per creare il mondo. Questa “icona di Dio lavoratore – ha affermato Papa Francesco – ci dice che il lavoro è qualcosa di più che guadagnarsi il pane”. Il valore del lavoro è nella dignità e per questo tante, troppe persone ora soffrono della mancanza di un impiego. “La dignità – ha sottolineato il Papa – non ce la dà il potere, il denaro, la cultura. La dignità ce la dà il lavoro!” e il lavoro deve essere degno, perchè oggi tanti “sistemi sociali, politici ed economici hanno fatto una scelta che significa sfruttare la persona”. La disoccupazione quindi non è solo una ferita economica per le persone che non trovano un lavoro, è anche una ferita alla dignità della persona.

  • Tosoni: «Stato traditore ho crediti per 25 milioni»

    Pubblicato il 5 aprile 2013 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    Oggi ho letto sul Corriere di Verona questa intervista a uno dei tanti imprenditori esasperati per le inefficienze dello Stato. È allucinante che si taglino le gambe alle realtà produttive del Pase e che a Roma i partiti siano bloccati da 40 giorni senza riuscire a formare un governo. Il lavoro è la priorità! Se nessuno investe più in Italia la situazione da drammatica diventerà tragica.

    L’imprenditore: «Ma più qui, sposto tutto all’estero»

    VERONA — L’invettiva è alla francese. O, se volete, da italiano furibondo: «Stato di m…». Bruno Tosoni, uno degli imprenditori più importanti a Verona, uno che sa usare i congiuntivi e non ha mai flirtato con il ribellismo nordestino a un tanto al chilo, è fuori di sé. E spara una raffica di aggettivi: «Vergognoso» è il rinvio sul decreto dei pagamenti della pubblica amministrazione, «ipocrita» è l’intenzione del governo di separare debiti dello Stato centrale da quelli degli enti locali, «intempestiva» è comunque qualsiasi decisione perché la casa già brucia. Lui, a capo di un gruppo delle costruzioni e dei rivestimenti architettonici che lo scorso anno ha fatturato 185 milioni di euro, la decisione l’ha già presa: «Mai più Italia. Chiudo i cantieri residui e sposto tutto il mio business all’estero».

    Tosoni, lei è interessato direttamente dal problema dei pagamenti. 

    «Vuole un esempio? La famosa nuvola di Fuksas a Roma, progetto per il quale abbiamo realizzato le facciate di vetro e le strutture di acciaio. Un’opera da 250 milioni complessivi. E sa cosa sta succedendo? La società Eur spa, di intera proprietà del Tesoro, non paga. Non paga a oltre duecento giorni dalla scadenza della fattura».

    Quanto avanza la sua azienda?

    «Circa venticinque milioni. Il mio gruppo non corre alcun rischio, ha le spalle sufficientemente larghe, ma è chiaro che queste situazioni si riflettono sulla filiera dei fornitori».

    E si crea un circolo vizioso. 

    «Dopo i duecento giorni, la banca che ha effettuato l’anticipo delle fatture, per effetto delle regole imposte da Basilea 3, addebita l’importo non incassato all’azienda cliente, cioé quella che è creditrice della pubblica amministrazione. Il risultato è che si crea una criticità di bilancio e, a cascata, un peggioramento del rating societario».

    Quindi, maggiori difficoltà nel reperimento di risorse finanziarie.

    «E magari fosse finita qui. Questo sistema Paese ci fa danni anche quando vogliamo lavorare all’estero. Altro esempio. Gara per la metropolitana di Londra, valore di circa 30 milioni di euro, un lavoro che ci interessa. Peccato che il committente pretenda un complesso di garanzie bancarie di rating A. Non ce l’ha, come sappiamo, neanche lo Stato italiano. Figuriamoci poi il nostro scassatissimo sistema bancario, che tra l’altro all’estero si riduce a due soli soggetti. Va a finire, quindi, che il francese si presenta con Bnp, il tedesco con la Deutsche Bank, e noi dobbiamo rinunciare alla gara perché nessuno può fornirci garanzie a quel livello di rating. Vogliamo parlare poi di cosa succede con le tasse? Noi vendiamo all’estero in esenzione di Iva, compriamo in Italia pagando l’Iva e di conseguenza si genera un credito verso lo Stato. Credito che ci viene liquidato a distanza di tre anni, mentre una delle nostre aziende in Francia compensa tranquillamente, e mensilmente, crediti e debiti con l’amministrazione finanziaria dello Stato».

    Finora l’allarme è sembrato riguardare soprattutto i Piccoli.

    «Riguarda tutti. Meno male che ci sono gli imprenditori, meno male che ci sono grandi manager in grado, nonostante tutto, di continuare la sfida. In questi anni ci hanno detto: internazionalizzatevi. Ma come? Se la Sace, l’unico soggetto di cui disponiamo in Italia per l’assicurazione dei crediti commerciali all’estero, finisce per assumere gli stessi comportamenti del sistema bancario chiedendo garanzie stringenti che magari l’azienda non è in grado di fornire proprio perché bloccata dai crediti che vanta dallo Stato, come si fa a lavorare nei mercati esteri?»

    Lei comunque si è spostato di parecchio oltreconfine.

    «Il gruppo ha un portafoglio ordini di 650 milioni e fortunatamente l’80% di questi proviene da commesse internazionali. Ma a questo punto il mio obiettivo è raggiungere il 100%. Non si può più lavorare con questo Stato traditore. Non si può più lavorare in Italia».

    Qualcosa però dovrebbe succedere adesso.

    «Adesso? Il governo Monti avrebbe dovuto pensarci il giorno dopo il suo insediamento ad affrontare la questione dei debiti della pubblica amministrazione. E invece siamo ancora qui, con i politici che perdono ancora tempo. Qui non paga nessuno, lo capisce? Non pagano le Regioni, le Usl, le partecipate degli enti locali. Non pagano neanche le Ferrovie dello Stato. Altro che settanta giorni, come dice l’ad Moretti. Sono settanta in aggiunta alle centinaia di ritardo che il suo gruppo accumula per pagare i suoi fornitori».

    Claudio Trabona

  • Laureati veronesi agli angoli delle strade?

    Pubblicato il 29 giugno 2012 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    Sembra un secolo fa, un’altra era geologica. Ricordate l’”allarme” criminalità a Verona? Pagine e pagine di polemiche sul campo rom di Boscomantico, sui venditori ambulanti, su qualsiasi presenza inquietasse il “decoro” cittadino. Ronde sì o ronde no era il tema del giorno.

    La questione sicurezza è scomparsa dalla campagna elettorale delle ultime amministrative. Dileguatasi come un vù cumprà alla vista dei vigili urbani.

    Le risposte sono due: o Verona è diventata una sorta di paradiso, o il tema era stato sollevato in maniera iperbolica a fini strumentali (diffondo paura – garantisco sicurezza – raccolgo consenso).

    Macabra ironia della sorte: tra un po’ alla carità potrebbe finirci quella che era la classe media veronese.

    Confindustria, con enfasi drammatica, annuncia che gli effetti della crisi sono peggio che una guerra. L’istat, con meno retorica, ci informa che la disoccupazione giovanile nella nostra città supera il 20% (nel 2006 era la metà). Gli italiani non spendono. Ad aprile -6,8% le vendite su base annua. L’ istituto di statistica non aveva registrato un ribasso così forte dal 2001. Il settore alimentare ha segnato un -6,1%, altro record negativo che ci porta indietro di oltre 11 anni. La crisi si sente di più per i piccoli negozi: -8,6%. La grande distribuzione perde il 4,3% e registriamo un -3% per i discount alimentari. Per la prima volta gli italiani risparmiano anche su prodotti base come i farmaci, che ad aprile hanno segnato un -9,2% annuo delle vendite. Pesanti contrazioni hanno colpito l´abbigliamento, -8,9%, e le calzature -8,6.

    Anche il rapporto sull’economia del Veneto della Banca d’Italia lascia poco spazio a interpretazioni. Il credito alle imprese rimane un tema centrale: da un lato vi è la stretta spesso eccessiva delle banche, ma dall’altro purtroppo emerge che a marzo le sofferenze erano il 10,4% del totale dei prestiti. Un altro segnale di allarme.

    Nella nostra regione le aziende che resistono sono quelle che hanno saputo evolversi per tempo, che hanno una spiccata tendenza all’innovazione e all’internazionalizzazione. Per questo, la nostra situazione è difficile ma non ancora tragica.

    Il Veneto in questi anni doveva fare sistema per le Fiere, doveva creare un colosso delle multiutility, doveva portare il sistema metropolitano ferroviario regionale ovunque e non è stato avviato neppure tra Padova Treviso e Venezia perché devono essere acquistati i treni. Doveva fare sistema con gli aeroporti e con le autostrade e con le università. Doveva fare sistema con le banche. Lo ricorda giustamente il giornalista Renzo Mazzaro nel suo ultimo libro «I padroni del Veneto» (i Robinson, Letture).

    Questo è il dato chiave: il vuoto politico che ha caratterizzato negli ultimi 20 anni l’azione del forza-leghismo (come lo definirebbe Ilvo Diamanti).

    Giulietta nel frattempo prosegue nella sua liaison con Flavio Tosi, ma sarà presto costretta a smentire il verso Shakespereano “Non c’è mondo per me aldilà delle mura di Verona”. La crisi è poco poetica: ci impone apertura, innovazione, progettazione.

    Quanto sarebbero utili ora un Polo finanziario sviluppato, una tramvia, un aeroporto con i conti in ordine? Invece per anni il sindaco ha dirottato il dibattito pubblico su ronde, vù cumprà, faide intestine al centrodestra e questioni di piccolo cabotaggio, con il risultato che tra qualche anno troveremo i laureati dell’università di Verona con le borse tarocche agli angoli delle strade. Ma Flavio, fedifrago, quel giorno sarà già a Venezia (o a Roma…)

  • Se salta l’Europa salta tutto

    Pubblicato il 28 giugno 2012 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    In queste ore c’è in ballo il destino dell’Europa e della sua moneta. Non dobbiamo dare nulla per scontato e non possiamo nemmeno calcolare che danno sarebbe il disfacimento del progetto comune europeo.

    Per questo il Partito democratico continuerà a sostenere Mario Monti, qualunque sia l’esito del Consiglio europeo. Abbiamo bisogno di stabilità e stiamo guardando alle fondamenta della politica comunitaria, non alle beghe di bottega dei singoli partiti.

    Bisogna fare qualcosa di significativo per abbassare i tassi dei debiti dei Paesi che sono in regola per dare spazio agli investimenti, creare lavoro e contrastare la recessione.
    Vogliamo che Monti possa sedersi al tavolo europeo per risolvere le questioni chiave del continente e riuscire nella delicatissima missione che lo attende, considerando anche la posizione della Germania e la nuova strategia francese.

    Con l’approvazione alla Camera del disegno di legge sul mercato del lavoro, la maggioranza che sostiene il governo ha dimostrato coerenza e senso di responsabilità.

    Rimangono ancora dei problemi da risolvere, verso i quali si stanno facendo dei passi in vanti, soprattutto penso ai lavoratori che sono rimasti senza stipendio e senza pensione a seguito della riforma della previdenza.

    Preferisco non adentrarmi nella polemica sul ministro Fornero, sulla traduzione della sua dichiarazione, sulla frase apparsa sul cartaceo o su quella effettivamente pronunciata integralmente e apparsa nelle trascrizioni.
    Noi sappiamo che il lavoro è un diritto. Ma come tutte le persone serie e oneste sappiamo che i diritti non sono senza senza fatiche e sacrifici.

    ”Il voto di oggi manda un forte segnale sulla determinazione dell’Italia di affrontare i seri problemi strutturali che hanno a lungo impedito al paese di esprimere il suo pieno potenziale – ha dichiarato Jose’ Manuel Barroso – . In particolare, la riforma dovrebbe ridurre la pronunciata segmentazione del mercato del lavoro in Italia, come chiesto anche nelle nostre raccomandazioni, e aprire la strada ad una maggiore e migliore occupazione in Italia. Non vedo l’ora, in occasione del Consiglio europeo di domani, di congratularmi con il primo ministro Mario Monti su questo grande passo in avanti”.

    Ci auguriamo che la dichiarazione del presidente della Commissione europea sia di buon auspicio per uscire quanto prima da questa situazione di emergenza. Il nostro futuro è in Europa.