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  • La Lega lasci perdere il razzismo

    Pubblicato il 17 gennaio 2014 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    Mi aspetto che la Lega Nord si concentri su proposte concrete perché tirare fuori argomenti razzisti è un segno di inciviltà e di mancanza di idee. Gli argomenti non mancano: lavoro, crisi economica, fisco… L’ossessione per il Ministro Kyenge è fuori dalla storia e non aiuterà in alcun modo le tante imprese in crisi della “Padania”. Propongo l’intervento di mia figlia Mariangela sul tema.

    Salvini a corto di idee rispolvera il razzismo

    Gli attacchi razzisti alla ministra Kyenge, la minacciosa pubblicazione della sua agenda e i riferimenti alla “negritudine” sono lo specchio di una Lega Nord che cerca in maniera grossolana di nascondere le proprie difficoltà, tutte politiche, dietro a polemiche sterili se non pericolose.
    La Lega Nord ha fallito sia come movimento di protesta che come come partito di governo. Non serve elencare gli scandali che hanno fatto calare ai minimi storici la fiducia nel movimento, da Belsito, a Trota a Rosi Mauro, solo per citare i più folkloristici.
    Reagire facendo leva sugli istinti più beceri, gridare alla pancia, sollevare mostri mai del tutto sopiti come il razzismo e la xenofobia è un esercizio pericoloso che condanno fermamente.
    I problemi del Paese rimangono sul tavolo e dopo vent’anni che il leghisti si aggirano nei palazzi del potere passi avanti non ne abbiamo visti.
    Mariangela Fogliardi

  • La malalega che spara a salve

    Pubblicato il 9 marzo 2012 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    La Lega Nord ci ha ormai abituato a repentini cambi di prospettiva con la vecchia tattica di spararla sempre più grossa. Il gioco ora mostra la corda e le perplessità della base leghista verso una politica fatta solo di provocazioni e annunci stanno emergendo.

    Il Carroccio degli albori agitava il cappio del giustizialismo, si mostrava duro e puro, intransigente. Nel 1998 Bossi definiva Silvio Berlusconi “uomo di cosa nostra”, appellativo curioso per colui che verrà ricordato come l’alleato storico della Lega.

    In questi giorni, dopo la decisione del Tribunale di Palermo di autorizzare la sorveglianza speciale di Salvatore Riina, terzogenito del boss Toto’ Riina, nella citta’ di Padova, la Lega Nord ha deciso di tornare alla carica per impedire l’insediamento al nord di mafiosi.

    Nessuno ha simpatie per la famiglia Riina, sia chiaro, ma l’ennesima uscita solleva forti perplessità. Solo pochi mesi fa la Lega, alleata di ferro del “mafioso” Berlusconi, votava a favore di Saverio Romano, ex ministro dell’Agricoltura, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, salvato da una mozione di sfiducia alla Camera anche grazie ai voti leghisti.
    E come dimenticare che la Camera bocciò la richiesta di arresto per Nicola Cosentino, accusato di essere il referente nazionale della Camorra. Nonostante i maroniani avessero tentato di autorizzarne l’arresto, vinse la linea di Bossi…

    E, tornando un po’indietro nel tempo, non possiamo dimenticare la solidarietà espressa da Bossi a Marcello Dell’Utri (“appoggio esterno non dimostra nulla” disse il Senatur).

    Purtroppo per la Lega il tentativo di sollevare un polverone su Riina, oltre a essere discutibile per l’appoggio  concesso ai personaggi sopra menzionati, è stato vanificato dall’esplosione del caso Boni alla Regione Lombardia.

    Le responsabilità penali le stabilirà la magistratura, ma il problema politico c’è tutto, ed è un macigno. Prima di interessarsi a dove trascorrerà la propria pena Riina, forse i leghisti dovrebbero interrogarsi sull’atteggiamento ambiguo di questi anni e sul sistema lombardo che sta emergendo. Sembra che questi esponenti leghisti abbiano imparato alcune pratiche ambigue con una certa disinvoltura senza attendere che giungessero in Padania i “cattivi esempi” del meridione.

    Non penso che sollevando polveroni su polveroni (si vedano le recenti minacce di Bossi a Monti) ne usciranno. Il loro gioco ha stufato tutti, a cominciare dai cittadini del nord che lottano con serietà e rigore per portare il paese fuori dalla crisi.

    Il tempo delle chiacchiere è finito.

  • Bandiera leghista in Comune

    Pubblicato il 26 febbraio 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook
    Oggi la stampa riprende il caso della bandiera leghista nell’ufficio del Sindaco di San Pietro in Cariano. Ne ho chiesto la rimozione.
    L’Arena
    SAN PIETRO IN CARIANO. A distanza di sette mesi dalla visita al Prefetto di Verona, il deputato è tornato all’attacco
    Bandiera leghista in Comune
    Il caso finisce in Parlamento
    L’onorevole Giampaolo Fogliardi (Pd) presenta un’interrogazione al ministro dell’Interno Maroni «Non è una questione formale ma di etica politica»
    Lo stendardo di Maestrelli sventola in Parlamento. L’onorevole Giampaolo Fogliardi del Partito Democratico ha presentato ieri al ministro dell’Interno Roberto Maroni un’interrogazione con risposta scritta in merito alla bandiera col simbolo del Sole delle Alpi, collocata dopo l’insediamento dal sindaco di San Pietro in Cariano Gabriele Maestrelli nel suo nuovo ufficio in municipio, di fianco al gonfalone del Comune e al tricolore. La cosa era già stata oggetto di discussione in Consiglio comunale il 14 giugno 2010 a seguito della mozione presentata dalla consigliera del Pd Elisa Cavazza.
    «La bandiera Padania Lega Nord non ha alcun valore istituzionale», aveva sostenuto allora la consigliera, «lo stesso dipartimento degli affari interni e territoriali del Ministero dell’interno si è espresso ufficialmente sottolineando che il sindaco rappresenta tutti i cittadini e non solo gli elettori appartenenti alla sua stessa compagine politica. Non esiste poi un precedente simile nel nostro Comune nei 64 anni dalla nascita della Repubblica italiana, nel corso dei quali è sempre stata prassi consolidata non esporre bandiere simbolo di partito nelle sedi istituzionali». Il 12 luglio successivo, lo stesso Fogliardi, con i consiglieri Cavazza e Battistella ed il coordinatore del locale circolo del Pd Giancarlo Paiola, avevano fatto visita al Prefetto di Verona per presentare la loro contrarietà all’esposizione del simbolo leghista nella sala del sindaco. «Non è solo una questione formale», dice Fogliardi, «ma anche di etica politica poiché il municipio é un luogo pubblico ed il sindaco, nella sua veste istituzionale, dovrebbe rappresentare l’intera cittadinanza».
    A sette mesi di distanza, insomma, il deputato torna sull’argomento portando il caso in Parlamento perchè «la bandiera del Sole delle Alpi», sottolinea, «risulta ancora esposta nell’ufficio del primo cittadino carianese». Di fronte all’interrogazione parlamentare il sindaco Maestrelli non si discosta da quanto ha sostenuto in Consiglio comunale: «Con tutto quello che sta accadendo oggi, tra chi non trova lavoro ed immigrati che non sappiamo più dove ospitare, l’onorevole Fogliardi non ha nient’altro a cui pensare?», premette il primo cittadino replicando, «mi pare che lo stesso prefetto, a suo tempo, abbia dato una risposta molto chiara al deputato. Una risposta che praticamente ricalca quanto esposto dall’amministrazione in Consiglio comunale. Il Sole delle Alpi nell’ufficio del sindaco ci può stare, l’importante è che non vada a sovrapporsi alle bandiere d’Europa, Italia e Regione che devono essere in evidenza. Tutto questo è stato scritto dallo stesso prefetto in una lettera di risposta a Fogliardi e inviata per conoscenza al Comune di San Pietro in Cariano.
    Diverso, invece, sarebbe se il vessillo sventolasse all’esterno del municipio, dove rappresenterebbe un’infrazione. Ma nell’ufficio del sindaco non c’è regolamento che ne vieti l’esposizione».
    Il Corriere di Verona
    «Via il sole delle Alpi» Il sindaco: resta dov’è SAN PIETRO IN CARIANO — Imbarazzato? Macché. Certo, non si aspettava, il sindaco di San Pietro in Cariano, che la querelle arrivasse fino a Roma. Ma tant’è: lui, Gabriele Maestrelli, 60 anni, leghista, eletto nel giugno del 2009, la bandiera del Sole delle Alpi non ha alcuna intenzione di rimuoverla dal suo ufficio.
  • Sindaco di San Pietro In Cariano tolga la bandiera leghista dall’ufficio in municipio

    Pubblicato il 25 febbraio 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook
    Ho portato in parlamento il caso della bandiera raffigurante il “Sole delle Alpi” esposta nell’ufficio del primo cittadino di San Pietro in Cariano.
    Non è solo una questione formale, ma anche di etica politica, poiché il municipio é un luogo pubblico ed il sindaco, nella sua veste istituzionale, dovrebbe rappresentare l’intera cittadinanza e quindi evitare di esporre espliciti simboli di appartenenza partitica nelle sedi istituzionali.
    Il caso venne aperto dalla consigliera Elisa Cavazza che nel giugno dello scorso anno presentò una mozione, sottoscritta da tutti i consiglieri di minoranza, per far togliere la bandiera in questione dal momento che il sindaco dovrebbe rappresentare tutti i cittadini e non solo coloro che lo hanno votato.
    Mi sono anche recato in luglio dal Prefetto di Verona insieme ai Consiglieri Elisa Cavazza e Carlo Battistella ed al Coordinatore del Circolo Pd di San Pietro Giancarlo Paiola per segnalare il fatto, ma la bandiera leghista è ancora nell’ufficio del primo cittadino, a fianco del tricolore e del gonfalone comunale.
    Per questo ho presentato una interrogazione al Ministro dell’Interno.

    Interrogazione bandiera S.Pietro in Cariano

  • Crisi sanità veneta: rimpallo di responsabilità tra Lega e Galan spettacolo triste

    Pubblicato il 29 settembre 2010 giampaolo 2 commenti Condividi su Facebook
    oggi L’Arena riporta il mio intervento sulla crisi della sanità veneta.
    […]Giampaolo Fogliardi, deputato del Pd, ha le idee chiare: «Rimpallo di responsabilità tra Lega e Galan, uno spettacolo triste». «Occorre fare massima chiarezza sui conti della sanità veneta e sul rimpallo delle responsabilità tra la Lega e Galan non aiuta. È incredibile che si scopra solo ora la polvere nascosta sotto il tappeto e che l’assessore alla sanità Coletto, il quarto leghista di fila a ricoprire l’incarico, caschi dalle nuvole e prenda tempo per “verificare lo stato dei conti”. Ma dov’erano gli amministratori del centrodestra negli ultimi vent’anni?», si chiede Fogliardi. «Mi auguro che numeri certi arrivino presto e che la sanità non diventi l’ennesimo terreno di scontro della lotta intestina tra Pdl e Lega che sta sfasciando l’alleanza di centro-destra. Gli unici a rimetterci sono i cittadini veneti».

    Leggi il comunicato stampa integrale

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  • La crisi del centrodestra veronese

    Pubblicato il 28 settembre 2010 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    E’ sempre più profonda a Verona la spaccatura tra lega e pdl.  Giorgetti (Pdl) parla di “Strapotere leghista a Verona”

    Ho risposto oggi alle domande del  Corriere di Verona:

    […]«Qui si torna indietro di trent’anni: stanno facendo razzia di posti, e si arretra anche come mentalità » tuona il parlamentare del Pd, Giampaolo Fogliardi. E se sul Corriere di Verona di sabato la senatrice del Pdl Cinzia Bonfrisco aveva accusato Paolo Biasi di essersi « preoccupato solo di mantenere il suo ruolo, anche a costo di assoggettare il consiglio generale della Fondazione a Lega e Pd » , Fogliardi chiarisce che « non è stato fatto nessun patto. Noi abbiamo dato dei nominativi tra i quali ne è emerso uno di prestigio, quello di Wilmo Ferrari. E’ invece la filosofia dell’intervento leghista nelle banche che non mi trova assolutamente d’accordo. Da un lato invoca l’autonomia, dall’altro attacca i grandi gruppi. Non si può pensare che la più importante banca italiana ( e una delle più importanti in Europa) possa essere gestita come la vecchia Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza e Belluno, trent’anni fa. Ma i questo periodo la Lega è contraddittoria in tutto quello che fa, a partire dal f e der al ismo. Io sto facendo le audizioni in commissione Finanze. E tutti i tecnici, ( dall’Istat all’Anci al Garante per la Privacy) ci spiegano che è inattuabile la p rospe ttiva che loro vorrebbero portare avanti »[…]

    Leggi L’articolo integrale

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  • Unicredit, vecchia politica torna nelle banche?

    Pubblicato il 23 settembre 2010 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Sono intervenuto sulla situazione di Unicredit. La mia nota ripresa dalle agenzie e dal quotidiano L’Arena:

    (ANSA) – ROMA, 22 SET –

    ”Le dimissioni di Profumo rischiano di gettare una grande banca nella confusione. I mercati sono gia’ in fibrillazione, il titolo perde in borsa e lo stesso Bossi, dopo aver creato il caos, paventa ora il rischio tedesco. La Lega ha gia’ fatto abbastanza danni cercando di mettere radici nella finanza”. Lo ha dichiarato Giampaolo Fogliardi, componente Pd della commissione Finanze della Camera.

    ”Alla lunga si indebolira’ il gruppo bancario, una delle poche multinazionali italiane. Un prezzo – prosegue Fogliardi – troppo caro per la solita operazione di propaganda leghista.”

    ”Nell’economia globalizzata, se i mercati perdono la fiducia nella gestione della societa’, temendo che agisca secondo logiche ‘altre’, si corrono grossi rischi”.

    ”La logica delle vecchie casse di risparmio non si puo’ conciliare con le strategie di un grande gruppo bancario internazionale. Se la politica pensava di continuare ad operare alla vecchia maniera localistica, dovra’ ricredersi di fronte ad una realta’ che deve confrontarsi con l’evoluzione dei mercati globali.”

    ”Non discuto che il cda di Unicredit faccia le proprie scelte, ma – conclude Fogliardi – preoccupa che ci possa essere una influenza esterna, desiderosa di riportare le lancette dell’orologio indietro di trent’anni.”

  • Gheddafi, uno “splendido” dittatore

    Pubblicato il 1 settembre 2010 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    Un mio intervento sulla visita del rais in Italia, ripreso anche da L’Arena.

    Mentre Gheddafi  scorazza per Roma con ottanta Mercedes, trenta purosangue berbereri, un plotone di amazzoni, un primo ministro italiano sorridente al suo fianco e impartisce, tra un cappuccino a Piazza Navona ed un’ aranciata a Campo de Fiori, lezioni di Corano, mi chiedo se i leghisti abbiano perso lo smalto dei giorni migliori.
    Un tempo avrebbero fatto fuoco e fiamme per molto meno.
    Che fine ha fatto il Calderoli che solo qualche anno fa era pronto a  «mettere da subito a disposizione del comitato contro la moschea il mio maiale per una passeggiata sul terreno dove si vorrebbe costruire la moschea»?
    E come stanno gli amici del “White Christmas”, di Coccaglio, nel bresciano, promotori delle ronde natalizie per espellere dal comune tutti gli stranieri irregolari entro Natale, setacciando, con fiuto padano, tutto il paese casa per casa?
    E ci chiediamo anche chi stia spolverando gli scaffali negli uffici della Provincia di Trento, dopo che l’8 gennaio il capo del Carroccio locale scrisse al Presidente dell’Ente: «Nei nostri uffici non devono entrare donne delle pulizie di fede islamica. [… ] Negli uffici leghisti, solo lavoratori della nostra fede e della nostra terra». Una desiderio di pulizia etnica in tutti i sensi, verrebbe da dire.
    Improvvisamente l’atteggiamento “fucili sempre caldi”, ispirato dal leader Bossi, sembra essere giunto a più miti consigli.
    Alfiere della realpolitik leghista è il nostro primo cittadino Tosi, secondo il quale il dittatore libico, novello profeta dell’islam all’ombra del cupolone, sarebbe: «un animale politico eccezionale. Ha i soldi, ha il petrolio e fa splendidamente l’interesse della sua nazione».
    Come al solito due pesi e due misure: arroganti con i deboli e zerbini con gli “splendidi” potenti.
    Nel frattempo, nonostante il diktat primaverile di Bossi «prendiamoci le banche del nord», i libici sono i primi azionisti di Unicredit, la maggiore banca italiana.
    Gli interessi economici sono ovviamente alla base dei rapporti con la Libia; dopo le esibizioni circensi ed i caroselli, alla cena si sono accomodati tutti i rappresentanti dell’economia, della finanza e del sistema bancario italiani: da Eni a Fiat, da Unicredit a Finmeccanica, da Impregilo a Fonsai…Nessuno vuole farsi sfuggire l’opportunità di nuove commesse.
    Ma la realpolitik dovrebbe considerare anche il danno alla credibilità ed all’immagine internazionale del nostro Paese. Prestandoci ad una carnevalata simile, abbiamo superato i limiti della decenza, rendendoci ridicoli agli occhi della comunità internazionale.
    Gheddafi, servito e riverito dal nostro governo, dal palcoscenico romano ha pure lanciato quello che è difficile non definire un ricatto all’intero continente europeo: “o pagate o apro le frontiere all’immigrazione”, ha fatto intendere.
    Inoltre, l’atteggiamento disinvolto e colorito di Berlusconi nei confronti dei suoi “amici” Gheddafi, Putin e Lukachencho, rischia di appannare il profilo della nostra politica estera nello scacchiere atlantico. La dignità del nostro paese e la sua credibilità internazionale non hanno un valore?
    Non infulenzano le scelte, anche economiche dei nostri partner storici?

    Le pagliacciate del Colonnello non hanno solo ricoperto di ridicolo l’Italia, ma hanno creato disagio anche per molti musulmani. Chiunque viva la propria fede con serietà e serenità non può che rimanere basito di fronte alle 500 hostes pagate per fingere interesse nei confronti del colonnello-teologo.
    E’ strano che di fronte a questa patetica sfilata di ragazze con il Corano i mano e la collanina del Rais al collo le paladine della libertà delle donne come il ministro Carfagna o la battagliera Santanchè non abbiano trovato nulla da ridire…

    Ma il pensiero più tragico, quando calerà il sipario, deve andare alla sorte dei migranti provenienti dalla Libia e respinti alle nostre frontiere. In che condizioni sono trattenuti? Dove? Vengono rispettati i diritti umani?
    Facciamo finta di non vedere come Gheddafi usi il dramma dell’ immigrazione per ricattarci.
    Su questo dal nostro Governo un silenzio tombale. Ma non parliamo di numeri, parliamo di persone, parliamo di migliaia di uomini, donne e bambini.

    on. Giampaolo Fogliardi

  • Basta con la carnevalata delle strisce pedonali colorate

    Pubblicato il 22 luglio 2010 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    «Basta con questa carnevalata delle strisce pedonali colorate», dichiara il deputato veronese Pd Gimpaolo Fogliardi.

    «Presenterò una interrogazione al Ministro dei Trasporti perchè venga definito il regolamento, dato che sta diventando una farsa nella nostra provincia. Con tutti i problemi che dovrebbero affrontare i nostri amministratori non si capisce perchè perdano tempo con queste trovate»

    «Del federalismo fiscale si capisce ben poco – ironizza il deputato –  forse è per questo che nel centro destra ci propinano questa carnevalata del “federalismo pedonale”? In ogni comune strisce pedonali del colore che si vuole a seconda dei gusti del sindaco?»

  • I celtici complementi d’arredo del sindaco di San Pietro in Cariano

    Pubblicato il 25 giugno 2010 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    Nell’ufficio del sindaco di S. Pietro in Cariano, tra le vigne (ed il cemento) della ridente Valpolicella,  insieme alle bandiere dell’Italia e della Regione Veneto, da qualche tempo brilla anche il drappo del “sole celtico”.
    Ci hanno spiegato che non è la bandiera della Lega Nord, casomai lo avessimo pensato, ma un simbolo che rappresenta le nostre tradizioni ed anche un “complemento di arredo”. Lascio perdere ogni commento.

    Lunedì 14 giugno, in Consiglio Comunale, è stata discussa una mozione, presentata dalla nostra Elisa Cavazza, e sottoscritta da tutti i consiglieri di minoranza, per far togliere quella bandiera, visto che il sindaco dovrebbe rappresentare tutti i cittadini e non solo quelli che l’hanno votato. Per lo meno così si usa in Italia.

    La maggioranza PDL-Lega ha votato compatta contro, con motivazioni veramente ridicole, sostenuti dal parere tecnico del Segretario il quale dice che la norma che regola l’esposizione delle bandiere si riferisce solo all’esterno degli uffici istituzionali e non all’interno e che eventualmente serve un apposito regolamento comunale, ora mancante.

    Insieme al coordinatore del circolo, Giancarlo Paiola, ad Elisa e ad altri amici del circolo, andremo a parlare con il Prefetto di Verona lunedì 28 giugno riguardo la nostra diversa sensibilità sui “complementi di arredo” che dovrebbero o meno essere presenti nell’ufficio di un primo cittadino (italiano).

    Scarica la mozione