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  • Lega al capolinea, Tosi lo sa

    Pubblicato il 29 gennaio 2013 giampaolo 2 commenti Condividi su Facebook

    Anche Tosi sa che la Lega ha fallito e il Carroccio è sul viale del tramonto. E c’è inquietudine pure nel Pd. Lo ho ribadito oggi a L’Arena:
    Tosi ha aperto la riflessione su una prospettiva futura che non è più il leghismo, ma la Regione del Nord, per cui pensa a una Csu bavarese. Il fatto poi che un deputato Pd come Dal Moro dica di dialogare con lui è la prova che nel Pd, per una certa cultura popolare, ispirata alla Dottrina sociale della Chiesa, non c’è posto

    Leggi l’articolo dal sito de L’Arena

  • Scandalo Lega? Programma di Bertucco è la risposta per Verona

    Pubblicato il 5 aprile 2012 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Una bufera si è abbattuta all’improvviso sul prato verde di Pontida. Fulmini a ciel sereno per un movimento che ha fatto dell’integrità una bandiera. Un movimento che ha tratto linfa dal terremoto tangentopoli, agitando il cappio in aula e brandendo i forconi nei raduni concitati.

    La Lega è il partito più vecchio del nostro panorama politico; le avvisaglie di una gestione poco limpida erano comparse già qualche anno fa (la tangente Enimont, la questione della CrediEuroNord, salvata da Fazio e Fiorani),ma ora le contraddizioni sono esplose.

    Ben tre procure (Milano, Napoli e Reggio Calabria) stanno indagando sui movimenti effettuati in questi anni dal tesoriere Belsito. Tra le ipotesi di reato ci sono l’appropriazione indebita per milioni di euro, la truffa ai danni dello Stato e il riciclaggio di denaro.

    Non è nostro compito sostituirci alla magistratura, verso la quale riponiamo la consueta fiducia, né cedere a tentazioni forcaiole, agitando il cappio a nostra volta.

    E’ l’ennesima vicenda preoccupante che allunga ombre inquietanti sull’intero sistema politico; un sistema che si è basato nell’ultimo ventennio su troppi partiti “padonali”, “leaderistici”, immobili e scarsamente trasparenti.
    La democrazia interna, la partecipazione attiva dei cittadini non sono un sofismo, un vezzo, uno slogan. Alla lunga, un organismo incentrato su fedeltà e cieca obbedienza all’oligarchia interna rischia di incancrenirsi. La Lega è il solo ultimo triste esempio.

    Per questo si devono stringere i regolamenti attorno alla gestione del denaro e alla presentazione dei bilanci dei partiti. Il Pd ha sempre reso pubblici i bilanci, certificati da una società esterna. Non è un vanto, è un passo nella giusta direzione, uno spunto alla ricerca di un sistema equilibrato e limpido di gestione dei partiti e della politica.

    Alla luce del travaglio leghista, la nostra proposta per Verona, nata dalle primarie, dal confronto, dall’apertura alla società civile, risulta ancora più significativa.
    Qualche giorno prima che il tesoriere leghista Belsito diventasse protagonista delle cronache giudiziarie, Bertucco presentava il proprio programma esordendo così: “Vogliamo un Municipio dove il totale disinteresse personale dei suoi amministratori sia la regola inderogabile e dove il fare politica ritorni ad essere una delle più alte e nobili attività umane”.

    Il programma di Bertucco è la migliore risposta a questa fase di incertezza.

    Non perdiamo tempo ad agitare il cappio; parliamo di innovazione, progresso scientifico, nuove tecnologie, sviluppo per Verona in armonia con i centri culturali, con l’Università, con le aziende.
    Parliamo dei cittadini, dei servizi alla persona, dell’ambiente. Ricordiamoci che la vera classifica che guida il nostro attuale sindaco è quella dell’inquinamento: Verona è la terza città più inquinata d’Italia!
    Le carenze nella mobilità sono enormi e occorre innovare profondamente tutti i servizi affinché la città assuma finalmente un profilo dinamico.

    Non ci interessa il Cerchio magico, non ci interessa il Trota, non ci interessano Maroni e i suoi colonnelli e soprattutto non ci interessa la futura carriera nazionale dell’attuale sindaco.

    Ci interessa soltanto Verona e siamo qui per dimostrarlo insieme a Michele Bertucco.

  • Cosentino, Lega si vergogni!

    Pubblicato il 13 gennaio 2012 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    La Lega si vergogni! Per la seconda volta in pochi mesi, grazie ai voti dei padani, l’Aula ha negato l’arresto del deputato del Pdl, accusato dalle procure campane di collusioni con il crimine organizzato. E’uno schiaffo alla magistratura impegnata tutti i giorni a combattere la Camorra. Questa volta i leghisti non hanno nemmeno la giustificazione di essere vincolati dall’alleanza con il Pdl. Sono spaccati e di fatto ancora subalterni al volere di Berlusconi, per quanto al nord si sbraccino per apparire slegati dai poteri forti.

    Mi stupisce anche il comportamento dei radicali, anch’essi impegnati nel salvataggio di Cosentino. Lo ribadisco:ospitarli nelle nostre liste fu un errore, speriamo che ora le nostre strade si dividano una volta per tutte.

    E’stata una pagina buia: il parlamento deve prendere chiaramente le distanze da personaggi come Cosentino, altrimenti apparirà sempre di più un circolo chiuso e distante dai cittadini. Ora i leghisti non si azzardino più a parlare di sicurezza, rigore e lotta alla criminalità, la maschera è caduta.

  • Saverio Romano e il disagio della Lega

    Pubblicato il 29 settembre 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Sul caso Romano il clima si è fatto caldissimo, quasi da stadio: le giustificazioni della maggioranza sono state a dir poco vergognose e la Lega si è trovata in evidente disagio di fronte ad un voto che ha contraddetto tutti gli ideali che hanno animato il Carroccio negli anni.

    Fini ha minacciato più volte di sospendere la seduta per il clima appesantito da grida e minacce, in particolare tra i leghisti e i colleghi di Idv e Fli. Ma i caos è servito a coprire un profondo senso di sbandamento: la Lega è prigioniera del declino del proprio capo, a sua volta prigioniero del presidente del consiglio.
    Ricordiamoci inoltre che Romano è diventato ministro solo per la stampella offerta dall’improbabile gruppo dei “responsabili” al Governo in agonia.

    “La Lega si è allontanata dal suo spirito originario e oggi si schiera con un inquisito per mafia”, ha dichiarato nel suo bell’intervento l’on. Soro.

    L’aspetto più inqualificabile della vicenda sono state proprio le parole pesanti e irresponsabili rivolte dal Ministro dell’Agricoltura verso la magistratura di Palermo. Un segnale inequivocabile della deriva di questa maggioranza, del governo e di larga parte del Parlamento.

    Ricordiamoci che Romano è un esponente di Governo, anche se questo esecutivo ci ha abituati al peggio: ormai si è smarrito qualsiasi senso dell’etica pubblica.

    Non mi stupiscono quindi i commenti on-line dei militanti leghisti indignati. “Avere un ministro coinvolto in associazione mafiosa è una vera e propria bestemmia”, hanno scritto; come dargli torto?

  • L’ultimo milanese leghista

    Pubblicato il 22 settembre 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Ma oggi alla Camera c’era lo stesso Bossi che da Venezia tuonava: “secessione!”?

    Lo stesso Bossi che voleva incarnare tutta la rabbia del nord e spronare l’inconcludente “Roma ladrona” con l’ultimo avviso ai naviganti?

    Ormai non ci credono più nemmeno i suoi. Basta leggere le dichiarazioni contrastanti dei leghisti veronesi (Tosi versus Montagnoli), che riportano sotto il balcone di Giulietta lo scontro tra gli ortodossi del “Cerchio magico” e gli eretici “Maroniti”. Sembra un romanzo fantasy più che un partito di Governo.

    Bossi, come Berlusconi, è un leader al tramonto, ha perso la bussola e procede a tentoni. Oggi abbiamo avuto la conferma che il delirio di Venezia, puntualmente contrastato da Napolitano, rappresentava il grido disperato di un vecchio cerchiobottista che a forza di voler essere sia di lotta che di di governo non riesce né a lottare, né a governare.

    Oggi la Camera ha respinto la richiesta di arresto per Milanese con 312 voti favorevoli e 305 contrari. Si contano “solo” 7 franchi tiratori nel centrodestra e l’assenza, significativa, di Tremonti nel giorno più buio per il suo (ex) braccio destro.

    La Lega è stata fondamentale per salvare Milanese.

    Ormai, persa qualsiasi bussola, si tiene in vita nella speranza di gestire più a lungo il potere, non sapendo cosa farne. Dov’è il federalismo? Gli enti locali sono stati massacrati! Che politica economica vogliono proporre? L’ennesima manovra correttiva? Come è possibile andare avanti “giorno per giorno” – come dichiarato oggi dal Senatur – mentre il Paese è a un passo dalla bancarotta? Vogliono il potere per il potere, ma stanno perdendo per strada il Paese, “Padania” compresa. Sono la stampella di un Berlusconi agonizzante.

    Dove sono finiti il vigore, il tanto decantato “celodurismo”, l’integrità spacciata per anni come antidoto all’immoralità della capitale? La Lega ha definitivamento venduto la propria dignità al premier.

    Non tornino al nord a ripetere il solito mantra, non ci crede più nessuno.

    Se davvero hanno a cuore gli interessi della “Padania” – non pretendiamo dell’Italia intera – stacchino la spina a questo Governo che ha portato solo tasse, bunga bunga e recessione, senza nessun piano di sviluppo.

    Il Nord è stufo della Lega; temo che l’unico “milanese” contento di questo Governo fosse seduto oggi tra i banchi del centrodestra.

  • Sindaco di San Pietro In Cariano tolga la bandiera leghista dall’ufficio in municipio

    Pubblicato il 25 febbraio 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook
    Ho portato in parlamento il caso della bandiera raffigurante il “Sole delle Alpi” esposta nell’ufficio del primo cittadino di San Pietro in Cariano.
    Non è solo una questione formale, ma anche di etica politica, poiché il municipio é un luogo pubblico ed il sindaco, nella sua veste istituzionale, dovrebbe rappresentare l’intera cittadinanza e quindi evitare di esporre espliciti simboli di appartenenza partitica nelle sedi istituzionali.
    Il caso venne aperto dalla consigliera Elisa Cavazza che nel giugno dello scorso anno presentò una mozione, sottoscritta da tutti i consiglieri di minoranza, per far togliere la bandiera in questione dal momento che il sindaco dovrebbe rappresentare tutti i cittadini e non solo coloro che lo hanno votato.
    Mi sono anche recato in luglio dal Prefetto di Verona insieme ai Consiglieri Elisa Cavazza e Carlo Battistella ed al Coordinatore del Circolo Pd di San Pietro Giancarlo Paiola per segnalare il fatto, ma la bandiera leghista è ancora nell’ufficio del primo cittadino, a fianco del tricolore e del gonfalone comunale.
    Per questo ho presentato una interrogazione al Ministro dell’Interno.

    Interrogazione bandiera S.Pietro in Cariano

  • Crisi sanità veneta: rimpallo di responsabilità tra Lega e Galan spettacolo triste

    Pubblicato il 29 settembre 2010 giampaolo 2 commenti Condividi su Facebook
    oggi L’Arena riporta il mio intervento sulla crisi della sanità veneta.
    […]Giampaolo Fogliardi, deputato del Pd, ha le idee chiare: «Rimpallo di responsabilità tra Lega e Galan, uno spettacolo triste». «Occorre fare massima chiarezza sui conti della sanità veneta e sul rimpallo delle responsabilità tra la Lega e Galan non aiuta. È incredibile che si scopra solo ora la polvere nascosta sotto il tappeto e che l’assessore alla sanità Coletto, il quarto leghista di fila a ricoprire l’incarico, caschi dalle nuvole e prenda tempo per “verificare lo stato dei conti”. Ma dov’erano gli amministratori del centrodestra negli ultimi vent’anni?», si chiede Fogliardi. «Mi auguro che numeri certi arrivino presto e che la sanità non diventi l’ennesimo terreno di scontro della lotta intestina tra Pdl e Lega che sta sfasciando l’alleanza di centro-destra. Gli unici a rimetterci sono i cittadini veneti».

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  • La crisi del centrodestra veronese

    Pubblicato il 28 settembre 2010 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    E’ sempre più profonda a Verona la spaccatura tra lega e pdl.  Giorgetti (Pdl) parla di “Strapotere leghista a Verona”

    Ho risposto oggi alle domande del  Corriere di Verona:

    […]«Qui si torna indietro di trent’anni: stanno facendo razzia di posti, e si arretra anche come mentalità » tuona il parlamentare del Pd, Giampaolo Fogliardi. E se sul Corriere di Verona di sabato la senatrice del Pdl Cinzia Bonfrisco aveva accusato Paolo Biasi di essersi « preoccupato solo di mantenere il suo ruolo, anche a costo di assoggettare il consiglio generale della Fondazione a Lega e Pd » , Fogliardi chiarisce che « non è stato fatto nessun patto. Noi abbiamo dato dei nominativi tra i quali ne è emerso uno di prestigio, quello di Wilmo Ferrari. E’ invece la filosofia dell’intervento leghista nelle banche che non mi trova assolutamente d’accordo. Da un lato invoca l’autonomia, dall’altro attacca i grandi gruppi. Non si può pensare che la più importante banca italiana ( e una delle più importanti in Europa) possa essere gestita come la vecchia Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza e Belluno, trent’anni fa. Ma i questo periodo la Lega è contraddittoria in tutto quello che fa, a partire dal f e der al ismo. Io sto facendo le audizioni in commissione Finanze. E tutti i tecnici, ( dall’Istat all’Anci al Garante per la Privacy) ci spiegano che è inattuabile la p rospe ttiva che loro vorrebbero portare avanti »[…]

    Leggi L’articolo integrale

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  • Bossi e le sue porcate

    Pubblicato il 27 settembre 2010 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook
    Bossi adopera una tattica vecchia: alzare i toni con sparate demenziali per nascondere i fallimenti della politica leghista. Dalle ronde al federalismo fiscale hanno consegnato al nord una serie di scatole vuote condite da dichiarazioni e chiacchiere. Ma il gioco ormai ha stufato. Gli italiani, anche quelli del nord, se ne stanno accorgendo
    La vera porcata, per rimanere affini alla poetica del Ministro Bossi, è la legge elettorale preparata dal leghista Calderoli che ha tolto ai cittadini il diritto di esprimersi ed ha consegnato il Paese all’instabilità.
    Peccato che i leghisti fossero tutti presenti a Roma al momento di respingere la richiesta della magistratura di utilizzare le intercettazioni per indagare su Nicola Cosentino, il deputato del Pdl  accusato di collusione con la camorra. Perché Bossi non racconta questo nelle feste padane invece di offendere i cittadini romani?
  • Gheddafi, uno “splendido” dittatore

    Pubblicato il 1 settembre 2010 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    Un mio intervento sulla visita del rais in Italia, ripreso anche da L’Arena.

    Mentre Gheddafi  scorazza per Roma con ottanta Mercedes, trenta purosangue berbereri, un plotone di amazzoni, un primo ministro italiano sorridente al suo fianco e impartisce, tra un cappuccino a Piazza Navona ed un’ aranciata a Campo de Fiori, lezioni di Corano, mi chiedo se i leghisti abbiano perso lo smalto dei giorni migliori.
    Un tempo avrebbero fatto fuoco e fiamme per molto meno.
    Che fine ha fatto il Calderoli che solo qualche anno fa era pronto a  «mettere da subito a disposizione del comitato contro la moschea il mio maiale per una passeggiata sul terreno dove si vorrebbe costruire la moschea»?
    E come stanno gli amici del “White Christmas”, di Coccaglio, nel bresciano, promotori delle ronde natalizie per espellere dal comune tutti gli stranieri irregolari entro Natale, setacciando, con fiuto padano, tutto il paese casa per casa?
    E ci chiediamo anche chi stia spolverando gli scaffali negli uffici della Provincia di Trento, dopo che l’8 gennaio il capo del Carroccio locale scrisse al Presidente dell’Ente: «Nei nostri uffici non devono entrare donne delle pulizie di fede islamica. [… ] Negli uffici leghisti, solo lavoratori della nostra fede e della nostra terra». Una desiderio di pulizia etnica in tutti i sensi, verrebbe da dire.
    Improvvisamente l’atteggiamento “fucili sempre caldi”, ispirato dal leader Bossi, sembra essere giunto a più miti consigli.
    Alfiere della realpolitik leghista è il nostro primo cittadino Tosi, secondo il quale il dittatore libico, novello profeta dell’islam all’ombra del cupolone, sarebbe: «un animale politico eccezionale. Ha i soldi, ha il petrolio e fa splendidamente l’interesse della sua nazione».
    Come al solito due pesi e due misure: arroganti con i deboli e zerbini con gli “splendidi” potenti.
    Nel frattempo, nonostante il diktat primaverile di Bossi «prendiamoci le banche del nord», i libici sono i primi azionisti di Unicredit, la maggiore banca italiana.
    Gli interessi economici sono ovviamente alla base dei rapporti con la Libia; dopo le esibizioni circensi ed i caroselli, alla cena si sono accomodati tutti i rappresentanti dell’economia, della finanza e del sistema bancario italiani: da Eni a Fiat, da Unicredit a Finmeccanica, da Impregilo a Fonsai…Nessuno vuole farsi sfuggire l’opportunità di nuove commesse.
    Ma la realpolitik dovrebbe considerare anche il danno alla credibilità ed all’immagine internazionale del nostro Paese. Prestandoci ad una carnevalata simile, abbiamo superato i limiti della decenza, rendendoci ridicoli agli occhi della comunità internazionale.
    Gheddafi, servito e riverito dal nostro governo, dal palcoscenico romano ha pure lanciato quello che è difficile non definire un ricatto all’intero continente europeo: “o pagate o apro le frontiere all’immigrazione”, ha fatto intendere.
    Inoltre, l’atteggiamento disinvolto e colorito di Berlusconi nei confronti dei suoi “amici” Gheddafi, Putin e Lukachencho, rischia di appannare il profilo della nostra politica estera nello scacchiere atlantico. La dignità del nostro paese e la sua credibilità internazionale non hanno un valore?
    Non infulenzano le scelte, anche economiche dei nostri partner storici?

    Le pagliacciate del Colonnello non hanno solo ricoperto di ridicolo l’Italia, ma hanno creato disagio anche per molti musulmani. Chiunque viva la propria fede con serietà e serenità non può che rimanere basito di fronte alle 500 hostes pagate per fingere interesse nei confronti del colonnello-teologo.
    E’ strano che di fronte a questa patetica sfilata di ragazze con il Corano i mano e la collanina del Rais al collo le paladine della libertà delle donne come il ministro Carfagna o la battagliera Santanchè non abbiano trovato nulla da ridire…

    Ma il pensiero più tragico, quando calerà il sipario, deve andare alla sorte dei migranti provenienti dalla Libia e respinti alle nostre frontiere. In che condizioni sono trattenuti? Dove? Vengono rispettati i diritti umani?
    Facciamo finta di non vedere come Gheddafi usi il dramma dell’ immigrazione per ricattarci.
    Su questo dal nostro Governo un silenzio tombale. Ma non parliamo di numeri, parliamo di persone, parliamo di migliaia di uomini, donne e bambini.

    on. Giampaolo Fogliardi