Solo un altro blog targato WordPress
Icona RSS facebook
  • Un capo solo al comando?

    Pubblicato il 18 ottobre 2014 giampaolo 3 commenti Condividi su Facebook

    Renzi e Berlusconi

    Sono passati sette anni dalla nascita del Partito democratico; contribuii a fondarlo nell’ormai lontano 2007, quando da segretario della Margherita portai avanti anche nella nostra città quel progetto che sarebbe dovuto diventare la casa dei riformisti, la casa di un centrosinistra moderno e post-ideologico. Pensavo che il cattolicesimo democratico avrebbe trovato il suo spazio, si sarebbe contaminato e sarebbe cresciuto all’interno di quel progetto. Allora quella scelta rappresentava il futuro, il desiderio di mollare gli ormeggi e di rinnovare la politica italiana.
    Dopo alcuni anni decisi di proseguire per altre strade, ma non è questo il tema del mio intervento. Ora mi chiedo se quel progetto abbia effettivamente rinnovato la politica italiana; dopotutto stiamo parlando del partito del Presidente del consiglio.
    A che punto siamo?

    Dopo un grande risultato del Pd alle europee ho letto della forte polemica interna per il crollo verticale del tesseramento. Si è imposto un modello di partito molto “liquido”, probabilmente segno dei nostri tempi; un modello che crea una frattura rispetto alla tradizione di partecipazione e confronto tipica dei partiti che coinfluirono in quel progetto nel 2007. Ora c’è un leader solo al comando, forse le primarie-plebiscito sono diventate l’unico momento di condivisione di un percorso comune?
    Non facendo più parte di quel partito non posso saperlo, certo che un crollo così repentino degli iscritti è indice di trasformazioni profonde.

    Renzi in questo momento è forte, ma non penso che l’Italia possa dire altrettanto. Temo che ci sia un leader sveglio, intraprendente, astuto ma sostanzialmente solo al comando, sostenuto a malavoglia da un gruppo parlamentare per certi versi ostile. Un leader che non ha veri competitori, né interni né esterni al partito e che si regge su un equilibrio dato dalla mancanza di alternative.
    Lo stesso Belrlusconi, mai così tenero verso un leader a lui opposto, rimane quasi in disparte. Non conosciamo gli impegni sottoscritti nel Patto del Nazareno, ma sono certo che ci sia un disegno, un’architettura che comprenderemo poco a poco.

    In questo scenario non si è realizzato un grande obiettivo che ci eravamo prefissati nel 2007: giungere alla democrazia dell’alternanza, a risultati chiari, a grandi poli che si scontrano ma che il giorno dopo delle elezioni possono governare. Invece la stabilità nel nostro caso è data da un blocco, dai veti incrociati, da un parlamento che va avanti a colpi di fiducia, da un centrodestra bloccato dalla figura del Cavaliere che non vuole farsi da parte e che negli anni ha “ucciso nella culla” ogni possibile leader di area.
    E quindi rimane Matteo Renzi, forte, ma solo, attorniato da una squadra giovane ma selezionata appositamente perché nessuno possa mettere in ombra la figura del premier.

    In tutto questo ciò che manca è proprio la politica: c’è una parte del centrosinistra che accetta per mancanza di alternative la leadership dell’ex sindaco di Firenze e una parte del centrodestra che non saprebbe chi contrapporgli e quindi di fatto lo sostiene.

    Nel frattempo molti nodi rimangono scoperti e la crisi economica non è certo passata. Le riforme istituzionali erano in cantiere da anni, ma non sono viste dai cittadini come una priorità.

    Se questo sistema saltasse che alternative avremmo: Renzi contro se stesso? Non lo dico con astio: gran parte del programma liberal-democratico che ha promesso il premier è condivisibile e auspicabile e riprende molte battaglie che ho portato avanti in questi anni (dalla semplificazione del fisco al contratto a tutele crescenti, per fare un esempio). Ne faccio una questione di prospettiva politica; di qualità dello sviluppo del confronto politico nel nostro paese.
    È la mia naturale diffidenza verso gli uomini soli al comando.

    Ho una cultura politica diversa e credo nella continua condivisione e nella partecipazione, allo stesso tempo ho sempre considerato grandi statisti coloro che hanno saputo circondarsi delle migliori figure della loro epoca, mentre ho la sensazione che sia Renzi che Berlusconi, fautori di questo precario equilibrio, non siano leader ben disposti ad avere al proprio fianco chiunque possa metterli anche solo leggermente in ombra.