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  • Renzi non dimentichi i lavoratori autonomi

    Pubblicato il 14 marzo 2014 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Le misure introdotte da Matteo Renzi vanno nella giusta direzione; anche a livello comunicativo trasmettono l’idea che non c’è tempo da perdere e che “tirare a campare” non è una ipotesi praticabile in questo momento.

    Ci auguriamo che agli annunci roboanti seguano riforme vere, che alcuni partiti di maggioranza non tirino troppo la corda, che l’Europa dia fiducia al Governo e che le mille corporazioni italiane non frenino, come di consueto, ogni riforma nel classico gioco dei veti incrociati.

    La riduzione della pressione fiscale è un tema cardine per rilanciare i consumi e il premier ha fatto bene a dare una iniezione di fiducia a tutti i redditi medio-bassi: sono coloro che hanno vissuto la crisi sulla propria pelle.
    Ho apprezzato anche lo spostamento del carico fiscale dal reddito da lavoro alle rendite finanziarie, anche se dobbiamo essere realisti e sapere che i mercati finanziari sono difficili da imbrigliare; Renzi comunque ha lanciato un messaggio importante.

    Mancano tristemente all’appello tutti i lavoratori autonomi che rappresentano la spina dorsale della nostra economia, soprattutto nel nostro territorio. Artigiani, commercianti, partite IVA non sono immuni alla crisi, anzi, sono stati i primi a subire questa situazione. Parlo di tante persone che per necessità, imposizione o per scelta hanno colto la sfida dell’autoimpiego e non godono di tfr, ferie, permessi o indennità di malattia.
    Lungi da me sollevare contrapposizioni tra i lavoratori: mi auguro solo che lo spirito delle riforme vada nell’interesse dei lavoratori tutti consentendo un po’ di respiro anche a chi lavora in proprio perché se messo nelle giuste condizioni può contribuire in maniera determinante alla crescita della ricchezza del paese.

    Lo stesso spirito dovrà accompagnare la riforma del mercato del lavoro, cercando sempre di più di creare una situazione bilanciata tra i tanti tipi di lavoratori. Come ha ricordato il senatore Pietro Ichino:

    Positiva è, in particolare, la parte del disegno di legge-delega sul nuovo Codice del lavoro riferita agli ammortizzatori sociali, che tende a portare a compimento la riforma avviata dalla legge Fornero del 2012, con la riconduzione della Cassa integrazione alla sua funzione originaria e l’ampliamento e rafforzamento del sostegno del reddito ai disoccupati, coniugato con misure efficaci per il loro reinserimento nel tessuto produttivo e condizionato alla loro disponibilità effettiva.

    Spero quindi che il governo prosegua sulla strada delle riforme con lo slancio che ha in questo momento tenendo a mente tutti i lavoratori per uno sviluppo generale e armonico del tessuto economico. L’Italia ha le potenzialità per tornare a crescere, la politica crei finalmente il terreno adatto.

  • Le Pmi tradite

    Pubblicato il 29 gennaio 2013 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Ho letto sulla stampa il grido di dolore delle piccole imprese: nel giorno di mobilitazione nazionale di Rete Imprese ( a Verona ospitata nella sede di Confcommercio) solo pochi candidati alle prossime elezioni hanno partecipato all’incontro con gli esponenti delle categorie. Un grave errore.

    Il Presidente Arena ha commentato: “alla politica non chiediamo favori o privilegi, ma di poter lavorare. La politica deve tornare al territorio”. Capisco perfettamente il punto di vista delle piccole imprese, sia come professionista, sia per il lavoro che ho svolto in questi anni in Commissione Finanze.

    Quante volte ho lottato contro l’eccessiva burocratizzazione, le scadenze insensate, la mole di documenti poco utili richiesti a chi deve lavorare. La politica deve mettersi in testa che le Pmi sono la spina dorsale del nostro sistema produttivo, sono creatici di ricchezza. Dovrebbero essere in cima ai pensieri dei futuri rappresentanti del nostro territorio.

    Leggi l’articolo del Corriere di Verona

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  • Accesso al credito per PMI, Governo intervenga

    Pubblicato il 21 giugno 2012 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Nella dichiarazione di voto sulla mozione a favore delle PMI, a nome del gruppo Pd ho auspicato che questo settore trainante e fondamentale venga adeguatamente sostenuto dal Governo viste anche le sollecitazioni di Draghi e Visco.

    Molte PMI che potrebbero proseguire la loro attività in maniera normale sono oggi seriamente messe in difficoltà dai tagli delle linee di fido e dalla mancanza di finanziamenti e mutui (non concessi anche quando questi sarebbero ampiamente garantiti), nonché dai ritardi dei pagamenti della macchina pubblica.

    Mi auguro che sul piano interno il governo assuma tutte le iniziative necessarie affinché la liquidità ottenuta dalle banche italiane si traduca in un sostegno all’economia reale e in accesso al credito per le imprese e le famiglie.

    Chiediamo che in sede europea:

    a) le nuove regole siano coerenti con l’attuale fase ciclica dell’economia europea e italiana

    b) siano introdotti nelle normativa europea di recepimento dell’accordo di “Basilea 3” accorgimenti regolamentari che incentivino, riducendone il costo, i prestiti in favore delle PMI

    c) si provveda a chiarire che, nei casi in cui un finanziamento è supportato dalla garanzia di un consorzio di garanzia collettiva fidi, il criterio di assorbimento patrimoniale richiesto ai confidi non possa risultare superiore al risparmio di capitale ottenuto dalla banca in conseguenza dell’intervento del confidi stesso

     

    Testo integrale

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  • Diamo credito all’economia reale

    Pubblicato il 31 maggio 2012 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Sto attendendo di discutere in aula questa mozione. Il sostegno alle piccole e medie imprese è fondamentale per uscire dalla crisi, come la loro possibilità di accedere al credito.

    La crisi finanziaria che ha preso avvio nel 2007 sta generando impatti rilevanti sia sui mercati finanziari sia sull’economia reale: in particolare, l’Italia, oltre a subire pressioni sul mercato del debito sovrano, presenta un tasso di crescita potenziale troppo contenuto ed è entrata in una fase recessiva;

    le cause di questa fase di forte instabilità sono riconducibili sia ad aspetti relativi all’economia reale sia a profili relativi all’economia finanziaria, a cui le autorità monetarie, di vigilanza e politiche hanno cercato di far fronte, nel corso dell’ultimo triennio, con un ampio spettro di normative;

    in particolare, la normativa europea di recepimento dell’accordo di «Basilea 3» prevede un generalizzato inasprimento dei requisiti patrimoniali per le banche, che se, per un verso, è necessario per ripristinare la fiducia nella solvibilità delle banche, rischia, tuttavia, di tradursi in maggiori costi e difficoltà di accesso al credito per il sistema produttivo, in particolare per le piccole e medie imprese;

    sebbene la piena applicazione dei nuovi requisiti entrerà a regime solo nel 2019, l’annuncio delle nuove regole ha generato pressioni da parte degli investitori e delle controparti affinché le banche si adeguino prima dei tempi previsti, accumulando riserve di capitale e di liquidità nonostante l’attuale difficile situazione di mercato e del sistema produttivo;

    il 9 dicembre 2011 l’Autorità bancaria europea (Eba) ha adottato una raccomandazione che prevede la creazione, in via eccezionale e temporanea, entro la fine di giugno 2012, di una riserva supplementare di fondi propri da parte delle banche;

    l’8 dicembre 2011, la Banca centrale europea ha lanciato due rifinanziamenti straordinari (ltro, long term refinancing operation) della durata di 36 mesi a favore delle banche, allo scopo di garantire l’accesso alle liquidità agli istituti di credito: le due aste, che si sono tenute il 21 dicembre 2011 e il 29 febbraio 2012, hanno assegnato alle banche, rispettivamente, 489,19 miliardi di euro e 529,53 miliardi di euro a tasso fisso, con l’opzione di ripagare, in tutto o in parte, l’ammontare dopo un anno e successivamente secondo scadenze prefissate; secondo una nota diffusa dalla Banca d’Italia, le banche italiane hanno partecipato alla seconda operazione ltro per una quota pari a 139 miliardi di euro lordi, pari a circa 80 miliardi di euro al netto del riassorbimento di operazioni di scadenza più breve;
    è stato il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ad invitare gli istituti di credito ad approfittare dell’offerta, senza alcun timore di suscitare sospetto, per evitare il credit crunch in atto e riparare i bilanci e i mercati, abbreviando i tempi della ripresa;

    anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel suo intervento al 18o congresso Assiom Forex del 18 febbraio 2012, ha affermato che: «a distanza di pochi anni le imprese si trovano nuovamente a fronteggiare un inasprimento delle condizioni creditizie; anche in questa occasione sarà essenziale la capacità delle banche di valutare attentamente il merito di credito, senza far mancare il sostegno finanziario ai clienti solvibili e meritevoli. Un adeguato e stabile volume di finanziamenti è essenziale per l’attività delle stesse banche»;
    l’analisi annuale per la crescita 2012, presentata dalla Commissione europea il 23 novembre 2011 (COM(2011)815 def.), prevede espressamente, nell’ambito dell’obiettivo «ripristinare la normale erogazione di prestiti all’economia», l’esigenza di «garantire che le banche rafforzino i propri coefficienti patrimoniali consolidando le proprie posizioni patrimoniali e non limitando indebitamente l’erogazione di prestiti all’economia reale» e di «rivedere le norme prudenziali per evitare che penalizzino indebitamente l’erogazione di prestiti alle piccole e medie imprese»,
    impegna il Governo:
    ad assumere, per quanto di competenza, tutte le iniziative necessarie affinché la liquidità ottenuta dalle banche italiane nelle operazioni long term refinancing operation si traduca effettivamente in un sostegno all’economia reale e all’accesso al credito delle imprese e delle famiglie;
    ad adoperarsi in sede europea affinché:

    a) le nuove regole siano coerenti con l’attuale fase ciclica dell’economia europea e italiana, facendo sì che le nuove regole sui requisiti di capitale siano un fattore di stabilizzazione dei mercati di lungo periodo e non un freno per le banche nel sostegno alle imprese e alle famiglie, evitando che le proposte, le loro modalità di attuazione ed i relativi tempi determinino indesiderati effetti prociclici;

    b) siano introdotti nella normativa europea di recepimento dell’accordo di «Basilea 3» accorgimenti regolamentari che incentivino, riducendone il costo, i prestiti in favore delle piccole e medie imprese, in particolare prevedendo misure che, di fatto, sterilizzino gli incrementi di capitale, a fronte dei prestiti erogati alle piccole e medie imprese, che si determinerebbero nel caso di applicazione indifferenziata delle nuove regole sul capitale;

    c) si provveda a chiarire che, nei casi in cui un finanziamento è supportato dalla garanzia di un consorzio di garanzia collettiva fidi, il criterio di assorbimento patrimoniale relativo all’accantonamento richiesto al confidi non possa risultare superiore al risparmio di capitale ottenuto dalla banca in conseguenza dell’intervento del confidi stesso;
    a proseguire nell’impegno, già assunto in sede di approvazione alla Camera dei deputati della risoluzione n. 6-00097, sottoscritta da esponenti di tutti i gruppi parlamentari, a far sì che l’attuazione delle misure che dovrebbero essere adottate dalle banche europee per colmare il deficit di capitale eventualmente emerso a seguito dell’esercizio dell’Autorità bancaria europea sia dilazionata nel tempo, in maniera da ridurne gli effetti prociclici e metterle in fase con la congiuntura economica.

    (1-00910) «Fluvi, Causi, Albini, Carella, D’Antoni, Fogliardi, Graziano, Marchignoli, Piccolo, Pizzetti, Sposetti, Strizzolo, Vaccaro, Verini, Vico».

  • Fisco, troppa burocrazia per le Pmi

    Pubblicato il 20 aprile 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Questa mattina sono intervenuto in Commissione Finanze durante l’audizione con Tremonti per sollecitare il problema dell’eccessiva burocratizzazione che grava sulle Pmi.
    Mi fa piacere che il Ministro Tremonti finalmente abbia recepito le nostre istanze e si sia dichiarato disponibile a valutare le nostre proposte.

    Troppa burocrazia grava sulle piccole imprese. Vogliamo un rapporto chiaro tra fisco e imprenditori, ma senza accanimenti. Le Pmi sono frenate da una serie di controlli poco coordinati che si traducono in un dispendio di energie

    Serve invece una stretta sui laboratori tessili clandestini, spesso gestiti da cittadini cinesi, dietro ai quali si nascondono evasione e a volte criminalità. Chi si nasconde e agisce al di fuori delle regole pratica concorrenza sleale nei confronti degli imprenditori onesti, che invece vengono tartassati.

    La questione è stata ripresa sia dal Sole 24 ore che da Repubblica.

  • Piccole e medie imprese, la Camera approva lo Statuto

    Pubblicato il 15 marzo 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook
    Abbiamo approvato all’unanimità, 520 voti su altrettanti votanti, lo Statuto delle imprese. Il testo passa ora al Senato.
    Un voto bipartisan che rappresenta un passo avanti per il rilancio del nostro sistema produttivo.
    C’è la volontà di creare un quadro legislativo favorevole allo sviluppo delle piccole e medie imprese e l’impegno trasversale è stato un buon segnale. La crescita delle pmi deve infatti essere impegno concreto di tutti.
    Tra le novità troviamo l’istituzione presso il ministero dello Sviluppo economico del Garante per queste imprese, “mister Pmi”.
    Sono previste anche misure per la competitività delle Pmi,con l’aumento al 60% (prima 50%) della riserva incentivi automatici da attribuire alle Pmi.
    Introdotta anche una nuova disciplina per gli appalti pubblici per favorirne l’accesso alle Pmi: divisione in lotti, possibilità di subappalto e agevolazioni per aggregazioni fra piccole imprese.
    E’stata istituita infine una Commissione parlamentare per la tutela delle Pmi e verifica delll’attuazione degli accordi e della legislazione sulle imprese di piccole dimensioni.
    Il Sole 24 ore ne parla della riforma in questo interessante articolo
  • PMI, Pubblica Amministrazione sia più rapida nei pagamenti

    Pubblicato il 28 ottobre 2010 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook
    «Molte imprese italiane, in particolare piccole medie, versano in una situazione di grave crisi e rischiano il fallimento anche a causa del ritardo nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni», a dichiararlo l’on. Giampaolo Fogliardi, segretario della Commisisone Finanze, che ha presentato una interrogazione, assieme alla collega Mastromauro, per sollecitare i ministri della funzione pubblica e dell’economia ad intervenire.
    «I ritardi italiani hanno una triste media di 200 giorni e per questo il 21 ottobre scorso è stata approvata la direttiva europea sui ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione a favore delle imprese private – spiega Fogliardi -. Il limite è di 30 giorni, estendibili a 60 nel caso degli enti pubblici del settore sanitario. Il mancato rispetto di questi impegni farà scattare una penale di almeno l’8% relativa agli interessi, cui verrebbe aggiunta una somma per coprire i costi di recupero del credito sempre a carico del debitore troppo lento».
    Nell’interrogazione i deputati chiedono ai Ministri competenti «quali iniziative intendano assumere per risolvere il problema del forte ritardo dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni  ed evitare la bancarotta di migliaia di piccole e medie imprese, già colpite dalla recessione economica».
  • Più impegno delle banche per le PMI

    Pubblicato il 16 febbraio 2010 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Le banche devono impegnarsi maggiormente a favore delle piccole e medie imprese che sono l’asse portante dell’economia del Paese. La strada verso la ripresa è ancora lunga e se le piccole aziende hanno tamponato le perdite nel 2009 ora molte sono agli sgoccioli. Lo ho detto oggi in Commissione finanze durante l’Audizione del Presidente dell’Abi, Corrado Faissola.

  • Moratoria debiti bancari, Fogliardi (PD): «Difficoltà per PMI, Faissola riferisca in Commissione Finanze»

    Pubblicato il 24 settembre 2009 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    «L’accesso alla moratoria sul debito per le PMI è ostacolato dall’atteggiamento delle banche», questo il succo del duro intervento di oggi del deputato del Pd Giampaolo Fogliardi in Commissione Finanze.
    «Il presidente dell’ABI Faissola, insieme ai rappresentanti delle categorie economiche, venga in Commissione Finanze per approfondire lo stato di attuazione di questa moratoria, inclusa nelle recenti misure anticrisi, che sembra favorire solo gli istituti di credito».
    «Le piccole e medie imprese – conclude il deputato – hanno bisogno di un periodo di respiro, non di paletti e percorsi a ostacoli creati ad arte dalle banche».

  • Crisi finanziaria, On. Fogliardi: «Anche a Verona banche strangolano PMI»

    Pubblicato il 18 maggio 2009 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

     

    Crisi finanziaria, On. Fogliardi: «Anche a Verona banche strangolano PMI»
     
    on. Fogliardi deciso a mobilitare la Commissione Finanze della Camera
     

    «La stretta sul credito sta soffocando i primi timidi segnali di ripresa delle piccole e medie imprese» afferma l’on. Giampaolo Fogliardi, Segretario della Commissione Finanze della Camera.
    «Il Governo è intervenuto massicciamente in favore degli istituti di credito in questo periodo di crisi – sottolinea il deputato – mentre questi non stanno assolutamente facendo abbastanza per le piccole imprese: stanno chiudendo le linee di affidamento, ordinano il rientro dei fidi concessi, ritirano linee quali anticipi fatture o castelletti. Con questo atteggiamento condannano a morte il tessuto produttivo del Paese, che è rappresentato dalle PMI».
     
    Il deputato denuncia come si sia avuto un occhio di riguardo nei confronti della grande industria, trascurando le PMI: «La crisi in pratica viene scaricata sulle spalle degli artigiani, delle imprese famigliari, delle piccole aziende. Nelle varie assemblee annuali di questi giorni dei soci delle banche si è sentito ripetere il ritornello del “tornare a fare banca sul territorio”, ma alle parole non seguono fatti concreti».
     
    Anche nella nostra città la situazione è allarmante: «Sto raccogliendo il grido di dolore di tante realtà veronesi che vedono la luce in fondo al tunnel della crisi ma non possono compiere passi avanti per l’atteggiamento degli istituti di credito. I tempi di erogazione del credito, mi dicono, sono mediamente raddoppiati e le banche richiedono sempre più garanzie. I settori più colpiti sono l’immobiliare, l’edilizia e l’abbigliamento. Tra la fine del 2008 e l’inizio di quest’anno nel veronese abbiamo assistito ad un calo degli ordini interni dell’8,6% a cause della crisi del mercato nazionale (fonte confindustria). Di fronte a questa realtà non possiamo lasciare sole le PMI»
    «Ho raccolto dati allarmanti sull’accesso al credito da parte di associazioni di categoria della nostra città – prosegue Fogliardi – come l’aumento del 50% delle imprese ce si rivolgono ai confidi (consorzio di garanzia collettiva dei fidi che svolgono attività di prestazione di garanzie per agevolare le imprese nell’accesso ai finanziamenti) o l’aumento del 300% delle revoche delle linee di credito, che spesso sono l’anticamera dell’insolvenza»
    «La situazione nazionale purtroppo non è migliore: Il Pil italiano è calato nel primo trimestre del 5,9%. E’ il dato peggiore dal 1980 e, ciononostante, il premier continua ad affermare che la migliore cure è l’ottimismo», attacca il deputato del Pd.
    Dopo l’analisi della situazione, Fogliardi esprime il desiderio di portare sui banchi della Commissione Finanze della Camera (di cui è segretario) il problema: «Riunirò a breve a Verona il gruppo del Partito democratico in Commissione Finanze per incontrare le categorie economiche della città. Faremo da cassa di risonanza in sede parlamentare delle difficoltà delle piccole e medie aziende. Il nocciolo del problema sta nelle banche: negli ultimi anni molti hanno abbandonato il “fare banca” attratti dalle sirene della finanza più avventurosa. Crollate le azioni hanno visto diminuire il loro patrimonio e dovendo mantenere un certo rapporto tra patrimonio di garanzia e impegni hanno di conseguenza scaricato sulla clientela la crisi. Ma così crolla la spina dorsale della nostra economia. Anche se il punto più basso della crisi è stato toccato, gli effetti peggiori di quest’ultima sull’economia reale devono ancora arrivare»